Anche i tecnici nel Qatargate odorano di Partito democratico. Tutto nell’euroscandalo conduce alla galassia dem, persino, come vedremo, il curriculum professionale di Monica Rossana Bellini, la ragioniera recentemente perquisita su richiesta degli inquirenti di Bruxelles. A Opera, periferia Sud di Milano, paesone noto (ironia della sorte) soprattutto per il carcere più grande d’Italia, in pochi conoscono la donna che ha gestito i denari della famiglia dell’ex eurodeputato Pier Antonio Panzeri e le società dei parenti di Francesco Giorgi, l’assistente tuttofare dei parlamentari finiti nell’inchiesta, a partire proprio da Panzeri. Un’indagine per associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio, condotta dal giudice istruttore belga Michel Claise, una di quelle toghe che, al pari di alcuni ex campioni di Mani pulite, ritiene i politici incensurati solo dei colpevoli che non sono ancora stati scoperti. Dunque gli indagati avranno il loro bel da fare per mettersi al riparo dalle accuse.
Nei giorni scorsi i militari della Guardia di finanza hanno fatto visita, come richiesto nell’ordine europeo di indagine arrivato dal Belgio, agli uffici della signora, sospettata di «operazioni di riciclaggio» a favore dei Panzeri e socia-amministratrice della Equality consulting dei Giorgi, una specie di Ong mascherata da Srl.
La donna, però, incensurata, non ha fama di maneggiona, anche se a Opera è praticamente un fantasma. Nel quartiere dove vive con il marito e due figli la conoscono per nome, ma dicono di non sapere molto di più sul suo conto. Anzi non aggiungono nulla. Noi, scavando, abbiamo scoperto che il signor Bellini è un odontotecnico cinquantanovenne nato a Milano, ma di probabili origini pugliesi. È titolare di una ditta individuale specializzata nella fabbricazione di protesi dentarie. Alla Camera di commercio non risulta nient’altro. I suoi redditi oscillano tra i 30 e i 40.000 euro, mentre la moglie, nel 2020, ha dichiarato compensi per 270.000 euro e un imponibile di 203.000. La ricca dichiarazione è stata pubblicata sul sito di una delle società pubbliche per cui lavora. Nel 2021 le sue entrate sono un po’ calate, ma restano di tutto rispetto. Come le proprietà: ha intestate quattro abitazioni. Due al mare a Moneglia (Genova), una in montagna a Bormio (Sondrio) e la villa di otto vani (a metà con il marito) in cui risiede con la famiglia. Sul cancelletto di questa c’è un piccolo Babbo Natale con la scritta «Happy holidays». Ma di felice, in queste feste, per lei e i suoi parenti deve esserci ben poco. Se a casa non ci ha risposto, non è andata meglio in studio, dove, dopo un’iniziale disponibilità a spiegare annunciata da una segretaria, la signora ha scelto il silenzio. E così siamo rimasti ad ammirare la targhetta dorata appesa davanti all’ufficio: «Studio Bellini consulenza amministrativa e tributaria. Bellini rag. Monica commercialista revisore contabile».
Ma questa signora bergamasca, classe 1967, non è una contabile di paese come potrebbe sembrare a una prima analisi. No, qui stiamo parlando di una ragioniera che si muove nel mondo della politica come Lionel Messi nelle aree avversarie, rimanendo, però, strategicamente nell’ombra. Un personaggio che ci riporta alla mente il ragioniere di Cento, Gherardo Gardo, coinvolto da Massimo D’Alema nelle sue imprese vitivinicole e poi persino in una trattativa per vendere armi all’esercito colombiano, perché in certi bei mondi il passo tra far saltare il tappo di uno spumante rosé e una base di guerriglieri delle Farc è assai breve.
Fra i politici e i professionali milanesi, la Bellini è nota come «la Ragioniera» con la maiuscola. Forse per la caratura, certamente per gli incarichi. In carriera ne ha assommati a decine, una cascata.
Partendo dall’hinterland con un diploma da istituto tecnico commerciale in tasca, in 30 anni di professione (lei ne ha 55) ha collezionato un portafoglio clienti istituzionale che farebbe invidia ai prestigiosi studi del centro metropolitano. Descritta come «una signora di personalità e fascino», Bellini ha il quartier generale a Opera ed è da sempre molto vicina agli ambienti politici di sinistra. Al di là dei rapporti venuti alla luce dall’inchiesta Qatargate, il suo orizzonte non è certo comprimibile nella definizione che la vorrebbe commercialista di Panzeri e socia dei Giorgi.
La sua cavalcata nel mondo dei numeri che contano comincia nel 1994 da assessore al Bilancio e finanze nel Comune di Pieve Emanuele, giunta Pds, sino ad arrivare a incarichi strategici nella Milano di Giuliano Pisapia (nominata nel collegio sindacale dei mercati annonari Sogemi e della fondazione Scuole Civiche) e di Giuseppe Sala (è fra i revisori dei conti di Milano Sport, Spa di proprietà del Comune). Ha rivestito lo stesso incarico in Afol Metropolitana, società interamente pubblica partecipata da 72 enti fra i quali il Comune di Milano e Milano metropolitana «per le imprese che hanno bisogno di risorse umane o consulenza, per le istituzioni che devono dare risposte alle persone che amministrano, per i privati che cercano lavoro». Oggi ha incarichi in 13 imprese, 11 da titolare e 2 da rappresentante. Nel 2021 la ragioniera di Opera dichiarava compensi per 270.000 euro.
Bellini siede ai tavoli che contano in una galassia di società che necessitano di ruoli di garanzia nominati dalla politica. È presidente di Assemi, l’azienda sociale Sud Est Milano che si occupa di politiche giovanili e di inclusione sociale, un moloch di bandi, concorsi, servizi, progetti in quell’area vastissima e popolosa che va da Milano fin quasi a Pavia. L’elenco dei Comuni in provincia di Milano che hanno richiesto negli anni i suoi servigi da revisore dei conti è sterminato; più facile dire quelli che non l’hanno inserita in organigramma. Ha lavorato per Varedo, Locate Triulzi, Opera, Rodano, Mediglia, Dresano, Zelo Buon Persico, Arese, Trezzano, Cambiago, Colturano, Buccinasco, Rozzano, Magnago, Peschiera Borromeo, spesso con giunte di centrosinistra.
Ha avuto incarichi anche in Regione Lombardia, chiamata a occupare posti che spettano all’opposizione.
È stata in Anci Lombardia, nel collegio sindacale di Atm (la partecipata dei trasporti milanesi), in quelli ospedalieri del «Guido Salvini» e del «Gaetano Pini», perfino nella Fondazione dell’Abbazia di Morimondo. È tutto nel curriculum che testimonia una bulimia singolare. La Ragioniera fa parte anche di due collegi di revisione dell’Eni: Eni Fuel ed Eni Angola. Una carriera spettacolare, sviluppatasi quasi esclusivamente nel settore pubblico, che la vede protagonista laddove la politica ha un ruolo fondamentale.
Adesso i magistrati di Bruxelles, ma, probabilmente, anche quelli italiani, cercheranno di capire se i conti che curava per la famiglia Panzeri e per la famiglia Giorgi, all’ombra di Ong e simili, siano stati compilati a regola d’arte.
Ha collaborato Giorgia Chiodo
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