Con un fucile da sub avrebbe ucciso un ragazzo albanese di 23 anni, Klajdi Bitri, operaio in un cantiere navale considerato dalle autorità un esempio per gli altri stranieri, colpendolo in pieno petto. Poi, come se nulla fosse, insieme alla fidanzata è partito per il mare per una battuta di pesca subacquea. Melloul Fatah, 27 anni, algerino, operaio pure lui ma con una passione per le arti marziali e la pesca subacquea, regolare in Italia nonostante qualche precedente di polizia per reati contro il patrimonio, dopo l’omicidio ha rimesso il fucile da sub e la fiocina in una busta per la spesa che ha subito caricato in auto e si è dileguato. La Opel Zafira nera sulla quale è risalito, però, è subito risultata molto facile da seguire per un segno particolarmente evidente: la vernice del cofano risultava molto scolorita.
Quattro ore dopo i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Osimo l’hanno avvistato. Le coordinate erano state inviate dalla centrale operativa dopo gli accertamenti sulla targa dell’auto, risultata intestata al padre della compagna italiana di Fatah. Il gps del telefono cellulare dell’algerino ha fornito l’esatta posizione: Falconara Marittima, sottopasso di Palombina nuova. I carabinieri gli sono addosso. Uno di questi gli dice «mettiti giù», l’altro lo accusa di aver «ammazzato un ragazzo». Lui non fa in tempo a urlare «che volete?» che si ritrova a terra, a torso nudo, immobilizzato dai militari con un taser. «L’abbiamo preso, l’abbiamo preso», comunicano i carabinieri alla centrale, mentre la fidanzata di Fatah indica la busta con la fiocina, che era proprio accanto a lui, per terra. Tutti i passaggi fondamentali dell’arresto sono finiti impressi su un video girato da un passante che è subito diventato virale sui social. L’interrogatorio con il pubblico ministero della Procura di Ancona, Marco Pucilli, dura pochi minuti. E Fatah rimedia un fermo di indiziato di delitto (che un gip ora dovrà convalidare) con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Nel capo d’imputazione provvisorio la Procura ipotizza che abbia sparato con il fucile da sub mentre era in corso una lite per motivi stradali degenerata a Sirolo, in provincia di Ancona. Un’auto procedeva troppo lenta, chi stava dietro ha azzardato un sorpasso, è volato qualche insulto. Fatah, nella ricostruzione degli inquirenti, sarebbe sceso e avrebbe cominciato a litigare. Bitri si sarebbe trovato a passare e, riconoscendo il conducente dell’altra auto, si sarebbe fermato per tentare di sedare la lite. A quel punto, nell’ennesimo caso di cronaca prodotto dall’immigrazione incontrollata (dove insieme ad esempi di integrazione, come quello di Bitri, fa ingresso nel Paese anche chi, stando alle accuse, è capace di trasformare un fucile da sub in un’arma da killer) sarebbe partito il colpo di fiocina che non ha lasciato scampo a Bitri. Al momento resta estranea alle indagini la fidanzata di Fatah.
Il pm la considera una importante testimone dei due momenti chiave: era con Fatah a bordo della Opel grigia di suo padre durante il diverbio finito in tragedia e, poi, dopo circa quattro ore, nel momento in cui l’algerino è stato immobilizzato dai carabinieri a Falconara Marittima, ha praticamente consegnato l’arma del delitto ai carabinieri. La fiocina, a una prima ispezione, è apparsa pulita e ora verrà sottoposta ad accertamenti scientifici che mireranno a rilevare eventuali tracce di sangue. Il sospetto è che quella sequestrata, ovvero la fiocina con la quale voleva andare a pesca, sia la stessa con la quale è stato assassinato l’albanese. Anche perché Fatah sostiene di non essersi accorto di nulla. Nella sua versione avrebbe preso il fucile da sub per difendersi, perché dopo il diverbio in strada con i passeggeri dell’auto che precedeva la sua, guidata da una donna che aveva a bordo marito e figli, sarebbero scesi in tre da una Mercedes con targa belga, ovvero dalla vettura che lo seguiva. Secondo il suo racconto i tre occupanti della Mercedes erano l’albanese morto, suo fratello e il conducente, un loro amico. I tre lo avrebbero preso a pugni, causandogli ecchimosi alla schiena e alla testa. Nella colluttazione, sempre secondo la sua versione, il ferimento mortale sarebbe stato del tutto accidentale, tanto che né lui né la sua fidanzata se ne sarebbero accorti. Bitri sarebbe rimasto a terra, sotto gli occhi increduli di suo fratello, come hanno confermato anche alcuni testimoni (alcuni dei quali molto giovani) che hanno assistito alla scena. L’autopsia sui resti del ragazzo albanese è fissata per oggi. Mentre mercoledì ci sarà l’interrogatorio di garanzia con il gip.
In Procura intanto hanno disposto anche una perizia balistica sulla fiocina sequestrata. «Il mio assistito è molto provato dalla vicenda», si limita a commentare il difensore di Fatah, l’avvocato Davide Mengarelli, «non si dà pace, non pensava di aver ucciso qualcuno e non è stato mai in fuga». Su quest’ultimo particolare, invece, si sarebbe soffermato il magistrato che l’ha privato della libertà, disponendo per l’indagato la custodia nel carcere di Montacuto ad Ancona.
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