Per lo meno, la giustizia ha battuto un colpo, e bisogna senza dubbio esserne felici. La notizia è che la Procura di Milano ha aperto un fascicolo su Wish for a baby, la fiera tenutasi a Milano il 20 e 21 maggio scorsi di cui questo giornale si è largamente occupato. Come forse i lettori ricorderanno, si presentava come un grande evento dedicato alla «fertilità», ma abbiamo ampiamente documentato che, tra le altre cose, la kermesse serviva pure per abboccamenti fra le cliniche che si occupano di maternità surrogata e i potenziali clienti.
A dimostrare che fosse così abbiamo impiegato pochi minuti: chi scrive aveva prenotato un biglietto di ingresso e ha potuto serenamente passeggiare tra gli stand. Meno di dieci minuti mi sono bastati per ottenere indicazioni su come usufruire dei servizi di utero in affitto: non è stata una indagine molto complicata…
Secondo la legge italiana, non soltanto è proibito ricorrere a questa pratica giudicata offensiva e gravemente lesiva dei diritti delle donne, ma è vietato pure pubblicizzarla. E propagandare la surrogazione è esattamente ciò che ha fatto Wish for a baby. Per ora, come ha reso noto ieri l’edizione online di Repubblica, «l’iscrizione è a “modello 45”, quindi per “atti non costituenti notizie di reato”, a seguito di una nota firmata dall’assessore regionale Guido Bertolaso, e inviata agli organizzatori dell’evento e, per conoscenza, in Procura. Il procuratore di Milano Marcello Viola ha affidato il fascicolo all’aggiunto Letizia Mannella, a capo del dipartimento a tutela dei soggetti deboli».
Sempre Repubblica spiega che «l’apertura di un procedimento da parte della Procura di Milano emerge dall’interrogazione parlamentare rivolta dal senatore Maurizio Gasparri al ministro della Giustizia. Il senatore, sull’assunto che “la Procura di Milano non è intervenuta, come da diversi parti sollecitato, per impedire iniziative in palese contrasto con le leggi vigenti in Italia”, chiedeva se il ministro Nordio intendesse “valutare se disporre dei propri poteri ispettivi in relazione al contegno degli uffici giudiziari competenti”».
In sostanza, pare che le cose siano andate così: Bertolaso ha inviato una nota alla Procura milanese, ma lo ha fatto il 22 maggio a fiera conclusa. Dunque la Procura è potuta intervenire solo successivamente.
Ed è qui che, pur nella soddisfazione per l’iniziativa degli inquirenti milanesi, ci sorge qualche perplessità. Stando alla risposta data dal ministro della Giustizia alla interrogazione di Gasparri, «la Procura non aveva mai avuto conoscenza dell’evento». Quando finalmente la ha avuta, è intervenuta.
«La mia critica alla Procura però resta intatta perché se ne stava parlando sui giornali, il sospetto di reato era già stato ampiamente sollevato. Perché non hanno fatto accertamenti?», dice Maurizio Gasparri alla Verità. «Bisognava aspettare che intervenisse Bertolaso? Ma allora che cosa è l’obbligatorietà dell’azione penale? Perché non hanno agito nonostante tutto quello che era uscito?». Difficile dargli torto. Sinceramente ci stupiamo un po’ del fatto che non siano giunte agli inquirenti notizie sulla sedicente fiera della fertilità e che le autorità non abbiano potuto intervenire se non a rassegna conclusa. Se non la Procura, sicuramente altre istituzioni erano al corrente di quanto sarebbe accaduto a Milano.
Il nostro giornale ha iniziato a scrivere di Wish for a baby parecchie settimane prima che la manifestazione iniziasse. A pochi giorni dall’apertura avevamo prodotto prove del fatto che gli organizzatori fornissero agli aspiranti visitatori informazioni su come ricorrere alla maternità surrogata. Un nostro reportage in cui si spiegava per filo e per segno come si potessero ottenere contatti per la surrogata all’interno della kermesse è uscito mentre questa era ancora in corso.
Insomma, gli elementi per comprendere che qualcosa non andava – ed eventualmente per intervenire o comunque indagare – c’erano tutti. Non solo. Circa dieci giorni prima che la fiera iniziasse un bel gruppo di associazioni (cattoliche e non) aveva annunciato un esposto a sindaco, prefetto e questore di Milano. Sigle importanti come AiBi, Anfaa, Associazione Papa Giovanni XXIII, Movimento per la Vita, Fondazione Il Cuore in una Goccia, Steadfast International, Difendere la Vita con Maria e Pro Vita e Famiglia si erano rivolte alle istituzioni e avevano reso pubblica la loro iniziativa. Non è tutto. Su Wish for a baby era stato presentato in consiglio comunale a Milano un ordine del giorno molto duro firmato dalle consigliere Roberta Osculati (Pd) e Deborah Giovanati (Lega), mentre una deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Luana Zanella, aveva presentato una interrogazione parlamentare.
Stando così le cose, un paio di riflessioni di impongono. La prima è che – se non la Procura milanese – sicuramente altre istituzioni erano a conoscenza della fiera e delle sue ambiguità, nonché della sua quasi manifesta violazione della legge che proibisce l’utero in affitto e ne vieta la propaganda. Il fatto che nessuno sia intervenuto e soltanto mesi dopo si apprenda dell’apertura di un fascicolo lascia sgomenti.
La seconda riflessione riguarda la decisione della Procura di rubricare la questione alla voce «atti non costituenti notizie di reato». Esistono fior di documenti e articoli che testimoniano quanto succedeva nella fiera a proposito di maternità surrogata, come è possibile che non si pensi di indagare sulla violazione della legge vigente in materia? Ovvio, meglio un fascicolo aperto in questo modo che nulla. Ma prima o poi qualcuno dovrà decidersi a fare rispettare le norme. E a punire come giusto che sia un reato odioso e offensivo della dignità umana.
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