Il paravento dei diritti gender cela abissi di sofferenza
Le battaglie ideologiche sui trans stanno prevalendo sulla salute. Per i liberal, deve essere la percezione di sé a definire il sesso di una persona. Ma questo provoca depressioni e sofferenze. Anche e soprattutto nei minori.

Tra i numerosi conflitti che si combattono attualmente sulla scena globale, il più rilevante è probabilmente quello che rimane più sottotraccia, e che carsicamente emerge in varie aree dell’Occidente. Stiamo parlando dello scontro in atto sui cosiddetti «diritti transgender», una formula sbagliata che già sposta l’ago della bilancia a favore degli attivisti. Sovrapponendo le istanze trans a quelle gay, infatti, si perde di vista il fulcro della questione che ha poco o nulla a che fare con la sessualità, l’orientamento sessuale e tutti i temi che ne derivano a livello politico e sociale. A ben vedere, qui si discute della sovranità sui corpi, e della possibilità di modificare e ridefinire per sempre i confini dell’umanità stessa. Non si tratta, dunque, di stabilire se gli omosessuali abbiano o meno il diritto di fare figli tramite surrogazione, di adottarli, o di dichiararsi «famiglia»: tutto ciò è fuorviante e fornisce agli ideologi della lotta transgender un equivoco di cui approfittare anche a discapito delle cosiddette comunità gay e lesbiche.

Come è facile notare, infatti, in ogni parte del globo in cui si ragioni sul cambio di sesso non si mette mai in questione la libertà di ciascuno di avere i partner che desidera o di abbigliarsi in un certo modo. La posta è molto più alta, e ovviamente molto più difficile è la soluzione dei problemi sul tavolo. Qui è questione di decidere se e a quali condizioni sia lecito intervenire tecnicamente su un corpo per trasformarlo in qualcosa di diverso sulla base di un sentimento o una percezione. È questione di comprendere se e in che misura tali sentimenti siano frutto di manipolazione ideologica, di pressione sociale, di condizioni particolari o persino di disturbi.

Il dilemma si fa particolarmente pregnante (e disturbante) quando di mezzo ci sono i minorenni.

Anche perché, nei fatti, riguardo agli adulti la questione non si pone, dato che praticamente ovunque esistono leggi che consentono il cambiamento di sesso di chi abbia raggiunto la maggiore età, spesso tra l’altro a spese delle istituzioni pubbliche. Il campo di battaglia, dicevamo, è particolarmente ampio. Negli Stati Uniti il livello del conflitto è particolarmente elevato. Secondo gli attivisti trans del Movement advancement project, citati da Nbc News, «negli ultimi tre anni, 18 Stati hanno vietato agli studenti atleti transgender di competere in squadre sportive scolastiche che si allineano con la loro identità di genere piuttosto che con il sesso loro assegnato alla nascita. Quattro Stati – Arkansas, Alabama, Tennessee e Arizona – hanno emanato restrizioni sulle cure mediche che affermano il genere per i minori, sebbene i giudici federali ne abbiano impedito l’entrata in vigore in Arkansas e Alabama».

Già nei primi mesi del 2023 «i legislatori di almeno 11 Stati hanno proposto progetti di legge che limiterebbero l’assistenza sanitaria per i minori che affermano il genere». Proprio in questi giorni il Senato dello Utah ha approvato un regolamento che vieta gli interventi chirurgici di cambiamento del sesso sui minori e impedisce la realizzazione di documenti di identità privi di indicazioni sul sesso di nascita.

Nel Regno Unito, come abbiamo raccontato, è in corso una faida ad alto livello tra il governo britannico e quello scozzese: il primo ha posto il veto sul «gender bill» scozzese che permette l’autodeterminazione della identità, cioè consente di identificarsi come donne anche agli uomini non operati (o viceversa). Quanto all’Italia, il dibattito si è arroventato a proposito dei bloccanti della pubertà, cioè i farmaci che consentono ai minori di bloccare lo sviluppo in attesa di raggiungere la maggiore età e sottoporsi a interventi di riassegnazione del sesso.

Ciò che salta all’occhio, dando un rapido sguardo alla situazione globale, è che nelle nazioni in cui ci sono state maggiori fughe in avanti sulle istanze trans, si registrano notevoli ripensamenti, con il caso limite dell’Inghilterra che, nei mesi passati, ha addirittura smantellato la struttura sanitaria che consentiva le operazioni sui ragazzini. Questo avviene perché chi ha sperimentato gli effetti pratici di tali «progressi» e «diritti», si è accorto di quali danni essi possano provocare. Dalle nostre parti, purtroppo, di questi indicatori non si tiene conto e ci si continua ad arrovellare sui «diritti» o su altre faccende che non passerebbero il vaglio del più semplice esame di realtà. Ad esempio, si continua a sostenere che l’uso dei bloccanti della pubertà sui minori impedirebbe l’insorgere della depressione.

Stando, però, ai dati più recenti dell’Istituto superiore di sanità, circa il 40% della popolazione trans italiana risulta depressa, segno che gli interventi chirurgici e il cambio di sesso sono lungi dal rappresentare una panacea. Recenti studi hanno mostrato, poi, quanto siano diffusi i disturbi dello spettro autistico nella popolazione trans: un campanello d’allarme che dovrebbe suggerire, a tutti, maggiore prudenza: dietro la diagnosi ombrello di disforia di genere potrebbe spesso celarsi altro. Lo ha scritto di recente l’esperto di persone con neurodiversità Christian Wilton-King: «Quando a un numero sproporzionato di persone autistiche – perfino di bambini – viene diagnosticata la disforia di genere, il cui “trattamento” può portare all’infertilità, ciò inizia a somigliare in modo preoccupante all’eugenetica di ritorno».

Rieccoci, dunque, al punto di partenza. Il discorso fuorviante sui diritti finisce per cancellare tutti questi aspetti delicatissimi e fondamentali della questione trans. Significa che l’ideologia sta prevalendo sulla salute. Sulla base di una sorta di gnosticismo degenerato, una parte del mondo liberal ritiene che gli esseri umani possano in qualche modo costruirsi da soli, rimettendo in totale discussione addirittura la biologia. In questa visione, è il pensiero a definire il corpo, le cui istanze passano in secondo piano. E se per qualcuno si tratta semplicemente di un divertente giochino di asterischi utile a guadagnare mezzo voto tra i militanti «transfemministi», per molto persone ciò comporta sofferenza e abbandono, disturbi trascurati e un destino di depressione e infelicità.

La guerra in corso sul corpo è tutta politica, ma le vittime sono persone innocenti, spesso minorenni, che le conseguenze le vivono sulla propria carne.

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