Pd e femministe okkupano il seminario pro vita
Ansa
A Bergamo le attiviste di Non una di meno (con il benestare del Comune) commissariano il seminario sulla natalità, cancellando gli interventi sgraditi. Tolta la parola a chi lotta ogni giorno contro l’aborto.

Quella che sembrava soltanto una discutibile tendenza si è tramutata a tutti gli effetti in una regola: bisogna impedire ai difensori della vita di parlare. Non possono affiggere manifesti. I loro cartelloni – qualunque immagine contengano – vanno rimossi. Dev’essere loro proibito tenere pubbliche riunioni e conferenze. Qualche giorno fa abbiamo raccontato lo squallido episodio avvenuto alla clinica Mangiagalli di Milano, dove un gonfalone pagato da Pro Vita e Ora et Labora è stato prima oscurato e poi rimosso poiché considerato «offensivo» delle donne intenzionate ad abortire.

Già, il cartellone era talmente insultante e sconvolgente che è rimasto appeso per oltre cinque mesi senza che nessuno protestasse… Poi, un bel giorno, gli attivisti «democratici» e progressisti si sono accorti della sua esistenza e in poche ore lo hanno levato di torno. È stato l’ennesimo caso di censura, dopo quelli registrati a Roma con i manifesti contro l’utero in affitto e dopo le varie intemerate dei movimenti femministi e arcobaleno contro le iniziative a sostegno della famiglia di Trento e Verona.

Come se tutto questo non bastasse, ora ci troviamo davanti a una nuova dimostrazione di intolleranza. Accade a Bergamo, dove perfino organizzare un seminario sulla natalità sembra un’impresa impossibile. Ecco i fatti.

Domani, nella sala Galmozzi messa a disposizione dal Comune di Bergamo, dovrebbe tenersi un incontro intitolato Nascere a Bergamo. Presente e prospettive future. Si tratta, in buona sostanza, di un convegno sulla natalità organizzato in occasione della quarantunesima Giornata della Vita. A mettere in piedi l’iniziativa è stato il Centro di aiuto alla vita bergamasco in collaborazione con il Consiglio delle donne, ovvero l’organo del Comune che si occupa di dare voce alle istanze della popolazione femminile.

Capite bene che l’iniziativa in questione non è un raduno di sovversivi o una pericolosa riunione di reazionari e codini. Il programma prevede, in apertura, i saluti istituzionali di Emilia Magni, presidente del Consiglio delle donne e consigliere comunale (ex Pd ora con Leu) e di Maria Carolina Marchesi, assessore alla Coesione sociale della giunta bergamasca guidata da Giorgio Gori del Pd. Tra i relatori sono stati invitati Leo Venturelli, Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del Comune di Bergamo e Regina Barbò, dell’Associazione italiana donne medico. E poi un sociologo, un’ostetrica e altri esperti. Insomma, le iniziative partigiane e ideologiche sono un’altra cosa. Nonostante tutto, però, questo seminario non s’ha da fare. E il motivo è semplice: non piace alle femministe di Non una di meno.

«Il seminario avremmo dovuto farlo già l’anno scorso», dice alla Verità Anna Daini, presidente del Centro di aiuto alla vita. «Avevamo già cominciato a lavorare, ma tutto era stato cancellato. Poi ci siamo rimessi all’opera e in questi mesi abbiamo lavorato per organizzare la giornata di sabato. Era già stato tutto approvato dal Consiglio delle donne, avevamo già mandato gli inviti e preparato la locandina…».

Già: era tutto pronto. Poi, una settimana prima dell’evento, sono apparse le femministe. Non una di meno ha inviato un comunicato ai giornali, si è rivolta al sindaco e alla giunta con una sola richiesta: «Annulliamo il convegno dei pro vita».

«Non è possibile affrontare il tema del calo della natalità, e della difficoltà delle donne a vivere la gravidanza come una scelta serena, unicamente nei termini di una visione ideologica della “vita” e del tema della nascita», hanno scritto le attiviste. «Non è possibile sacrificare l’importanza dell’autodeterminazione delle donne per sostenere una difesa elle nascite e della “vita” ad ogni costo».

Chiarissimo: Non una di meno ha preteso che un evento sulla natalità regolarmente approvato da un organo del Comune venisse cancellato. Il tutto perché, tra i relatori, c’erano esponenti della galassia pro life. «Se il seminario non sarà annullato, organizzeremo una protesta», hanno promesso le vestali bergamasche.

Di fronte a pretese tanto arroganti, una giunta comunale seria – di destra o di sinistra – avrebbe dovuto rispondere: care amiche, il seminario è stato approvato e organizzato, dunque si fa, fatevene una ragione. E invece no. Il Consiglio delle donne con guida a sinistra ha deciso di rimettere tutto in discussione. Prima si è riunito per una seduta pubblica a cui hanno partecipato anche le femministe protestatarie. Poi, ha deciso di scendere a patti con Non una di meno. Sentite che compromesso hanno escogitato le donne progressiste: il convegno non sarà annullato, però i pro vita verranno silenziati.

Sul sul profilo Facebook, Non una di meno ha fatto un quadro chiaro della situazione: «S’è votata una mediazione, che è poi passata. Il convegno non verrà cancellato ma l’intervento di Paolo Picco (presidente Federvita Lombardia e sostenitore, in numerose occasioni, di campagne antiabortiste) sarà sostituito con quello dell’assessora alla Coesione sociale del Comune di Bergamo, Maria Carolina Marchesi». Bella democrazia, non c’è che dire. Il convegno regolarmente approvato a cui il Centro di aiuto alla vita lavorava da mesi può svolgersi soltanto nelle modalità gradite alle femministe pro aborto.

Preso atto di tutto ciò, Anna Daini ha annunciato che non sarà presente al seminario. «Al convegno non andrò», spiega, «e uscirò anche dal Consiglio delle donne. Nessuno del Comune – né il sindaco né il vicesindaco – ha preso le nostre difese. Abbiamo ricevuto lettere insultanti e aggressive, se la sono presa in particolare con Paolo Picco, che non avrebbe nemmeno parlato della legge 194, ma avrebbe semplicemente illustrato ciò che fa il Centro di aiuto alla vita. Ci accusano di essere contro la 194, ma la nostra attività è prevista proprio da questa legge».

E non è finita. Le femministe annunciano che «sabato saremo in presidio dalle 8,30 fuori dalla sala Galmozzi: il nostro obiettivo sarà verificare che le decisioni prese durante il Consiglio delle donne straordinario vengano rispettate». Ah, quando il Consiglio prende decisioni che vanno bene a loro, quelle di Non una di meno pretendono che siano rispettate. Però non si fanno scrupoli a mandare all’aria il lavoro altrui e a silenziare le opinioni sgradite.

I pro vita non devono parlare, le loro iniziative vanno boicottate, e se non si può cancellarle del tutto bisogna almeno commissariarle. Il tutto con l’approvazione (o comunque il silenzio assenso) del Comune «democratico». Eccola qui, la «libertà delle donne».

Da non perdere

Povera Roccella, inondata di insulti
Pensiero unico

Povera Roccella, inondata di insulti

Sono ore di angoscia senza fine quelle che sta vivendo il ministro per la Famiglia, Eugenia Roccella. Da sabato suo marito Luigi Cavallari, ingegnere di 84 anni, professore universitario stimato e figura da sempre lontana dai riflettori, è disperso nelle…

Fanno i froci col ministro degli altri
Pensiero unico

Fanno i froci col ministro degli altri

L’Istituto centrale per la grafica, emanazione del Mic, organizza un evento Lgbt all’insaputa del titolare del dicastero. Che alla «Verità» replica: «Sono stupefatto, procedure da verificare». Ira dei Pro vita.

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl
Pensiero unico

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl

Il sindacato non può partecipare alla commemorazione della tragedia di Marcinelle perché di «estrema destra». Mentre a Jesi apre la mostra su Fidel Castro. Serve «il passaporto politico» dopo il patentino antifascista chiesto a «Più libri più liberi»?