Esaurita l’età dell’oro delle nazioni emergenti, i risparmiatori più audaci guardano verso i mercati che crescono più velocemente di quelli sviluppati. Il Vietnam ha fondamentali solidi e si apre all’estero.

I mercati emergenti e quelli di frontiera stanno tornando a rivivere un loro nuovo momento d’oro. Mentre i più classici Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – noti anche come Brics – sono ormai economie quasi in via di sviluppo (ma ancora promettenti), con la crisi dei mercati occidentali non mancano i risparmiatori che cercano fortuna altrove.

Così, consapevoli sempre che volatilità e rischio la fanno da padrone, non mancano le opportunità per coloro che vogliono spingersi in mercati come quello, solo per fare qualche esempio, messicano o indonesiano. Ma non solo.

I mercati di frontiera spaziano dal Qatar, Paese con un Pil procapite tra i più elevati al mondo, al Kenya, una delle nazioni più povere. Oppure ci sono il Bangladesh, con una economia fondata sulla produzione manifatturiera, lo Sri Lanka, il Vietman, la Nigeria, e la lista potrebbe essere ancora lunga.

«Apprezziamo il Vietnam, che beneficia di fondamentali economici solidi (un ritmo di crescita del 6,5% circa e un surplus di bilancio attorno al 6%) e che negli ultimi anni ha attuato una serie di riforme volte ad aprire l’economia agli investitori esteri», dice Xavier Hovasse, gestore di Carmignac.

«Secondo noi le azioni dei mercati emergenti rappresentano a loro volta un’opportunità d’investimento interessante», spiega Subash Pillai, direttore generale di Franklin Templeton investment management.

«Con gli investitori in cerca di rendimento, anche le obbligazioni dei mercati emergenti possono apparire interessanti, anche se sicuramente non sono esenti da alcuni rischi», ricorda l’esperto di Franklin Templeton. Nell’azionario, i mercati emergenti rappresentano poco più del 17% della capitalizzazione di mercato mondiale, pari a 80,9 trilioni di dollari.

I mercati emergenti e di frontiera rappresentano oggi più del 50% dell’economia globale, in base al Prodotto interno lordo. In generale, nell’ultimo decennio questi Paesi sono cresciuti più rapidamente di quelli sviluppati, con proiezioni secondo il Fondo monetario internazionale di una crescita del Pil per il 2019 e il 2020 più che doppia rispetto a quella delle economie avanzate.

Ecco perché, proprio per evitare di andare a scegliere singoli titoli azionari di Paesi che potrebbero essere molto rischiosi, non manca l’offerta in fondi comuni che investono in questi mercati con il vantaggio, però, di ridurre il più possibile i rischi. La Verità ha chiesto agli esperti di Fia Am quali sono i prodotti più interessanti.

Il Nordea 1 Sicav emerging stars equity fund è cresciuto del 22,9% da inizio anno e del 27,2% negli ultimi 12 mesi. Bene anche il Gemequity, prodotto azionario cresciuto del 19,28% dall’inizio del 2019 e del 22,3% nell’ultimo anno.

Buono valori anche per East capital global emerging markets sustainable in salite del 18,13% da inizio anno e del 19,76% negli ultimi 12 mesi. Sul fronte dei prodotti obbligazionari, ha fatto bene l’Allianzgi emerging markets sri debt fund cresciuto del 12,4% negli ultimi 12 mesi.

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