Segnatevi quello che sto per scrivere, perché tra poco, se non si ferma la deriva di alcuni tribunali, con le novità giurisprudenziali dovremo fare i conti. La storia è questa: a Trapani c’è un tizio che si sente donna. Fin qui, niente da dire: ognuno è libero si sentirsi ciò che vuole. Il mondo è pieno di persone che si sentono Napoleone, ma non per questo hanno trovato un giudice che ha riconosciuto con una sentenza il loro diritto a chiamarsi come il generale corso e atteggiarsi di conseguenza. Invece, a Trapani un uomo si è rivolto alla magistratura per veder riconosciuto il suo diritto a cambiare nome e a essere iscritto all’anagrafe con un’identità di sesso femminile. L’uomo non si è mai sottoposto a un intervento di modifica del proprio genere, né ha iniziato un percorso di transizione. No, a 53 anni ha semplicemente sentito il desiderio di definirsi donna nonostante l’organo maschile. E, pur non avendo alcuna intenzione di cambiare sesso, né di sottoporsi a una terapia ormonale per assumere tratti femminili, ha ottenuto una sentenza che ne riformula l’identità e dunque per la legge italiana è diventato la signora Emanuela.
Tutto accade a Erice, provincia di Trapani, dove il tale, un bel giorno, ha preteso che non lo si chiamasse più con il suo nome di battesimo, ma con uno declinato al femminile. Pare che il desiderio sia stato covato a lungo, ma per parecchio tempo non abbia trovato modo di essere soddisfatto. Poi, un bel giorno, il suo avvocato ha imbroccato la strada delle istanze al tribunale e così, dopo lunga attesa, ecco fatto. Da uomo che era e continua a essere, il cinquantatreenne è diventato Emanuela, presentandosi in abiti maschili accanto al suo legale per la fotografia di rito.
Prima di Trapani, a dire il vero, già il Tribunale civile di Paola, in Provincia di Cosenza, aveva autorizzato l’iscrizione all’anagrafe, come donna, di un uomo che non aveva ancora completato del tutto il passaggio al nuovo sesso. Però la sentenza attuale supera tutte le precedenti per innovazione e creatività. Infatti, non sfuggirà che, se questa è la sentenza giurisprudenziale, presto potrebbe esserci un boom di tizi che, svegliandosi una mattina, potrebbero decidere di chiedere ai giudici di mutare sesso, a seconda della convenienza e solo sulla carta. Magari anche solo per partecipare alle gare sportive nelle categorie femminili.
Vi sembra impossibile? All’estero è già successo e si è visto anche di peggio. Per esempio che un tizio, dovendo scontare una pena, si sia dichiarato donna pur avendo ancora l’organo maschile ottenendo, così, di finire in un penitenziario femminile, e taccio delle conseguenze registrate dalle autorità. In Svizzera, un giovanotto si è sentito improvvisamente donna pur di schivare il servizio militare e in Gran Bretagna c’è chi, avendo mutato sesso quantomeno all’anagrafe, ha ottenuto di poter beneficiare del trattamento previdenziale più favorevole concesso alle donne. In Italia potrebbe esserci la rincorsa a ottenere i posti concessi alle quote rosa oppure, se saranno riaperti i termini, all’opzione donna per andare in pensione.
Vi state chiedendo come sia stato possibile che un magistrato abbia concesso a un uomo (perché, ribadisco, stiamo parlando di un uomo) di essere registrato all’anagrafe come donna? Beh, se lo stanno chiedendo in tanti. Una legge che lo permette non c’è, ma c’è un vuoto legislativo che consente le innovazioni giudiziarie. Semplicemente, ci sono sentenze della Corte costituzionale e della Cassazione che riconoscono «l’approdo di un’evoluzione culturale e ordinamentale volta al riconoscimento del diritto all’identità di genere» che ammette la rettificazione anagrafica anche senza intervento chirurgico. Finora però, si trattava di uomini in transizione. Nel caso di «Emanuela» invece non esiste alcuna transizione: l’immagine pubblicata dai quotidiani locali mostrano un uomo che non ha alcuna intenzione di assumere l’aspetto di una donna, ma vuole essere considerato e definito tale.
Chissà, prima o poi potrebbe anche chiedere di adottare un bimbo concepito all’estero con l’utero in affitto. Per soddisfare il diritto di sentirsi chiamare mamma.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >