- Il decreto trova un compromesso: è possibile installare impianti fotovoltaici nei pressi di cave, miniere e siti non produttivi. Luigi Scordamaglia (Filiera Italia): «Passi avanti contro le pratiche commerciali sleali».
- Via libera anche ad altri 150 milioni per Taranto. Evitata (per adesso) la chiusura della Fos (cavi Prysmian) di Battipaglia. Tra gli interessati l’imprenditore Cilli.
Lo speciale contiene due articoli.
Un primo stop dall’Italia all’integralismo green, che potrebbe preludere ad un analogo cambio di marcia per l’Europa. È quello che ha deciso ieri il governo, approvando nella riunione del Consiglio dei ministri il decreto legge sull’Agricoltura nel cui testo, tra le altre cose, c’è il divieto all’installazione dei pannelli fotovoltaici con moduli collocati a terra sui terreni agricoli produttivi. A leggere le parti del testo che rimandano alla legislazione vigente fino a ieri, sembra assurdo che alcune norme, negli ultimi anni, possano essere passate tra il disinteresse generale, eppure si tratta di leggi approvate nella fase politica in cui era impossibile contrastare lo tsunami di leggi dettate dai pasdaran del green di Bruxelles, guidati da Frans Timmermans, dai quali ora il Ppe e Ursula von der Leyen stanno – forse tardivamente – prendendo le distanze. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, dopo una serie di interlocuzioni col collega Gilberto Pichetto Fratin, responsabile dell’Ambiente, è arrivato a una formulazione che abolisce le norme più estreme, cercando di conciliare la tutela del suolo agricolo produttivo con gli obiettivi dettati dal Pnrr circa la percentuale di energia prodotta dal nostro Paese proveniente da fonti rinnovabili.
Sarà dunque più difficile per le aziende – anche private -che avevano intenzione di realizzare impianti per la produzione di energie rinnovabili, espropriare agli agricoltori i terreni. Terreni sui quali potevano finora essere piazzati a terra i pannelli fotovoltaici, anche nel caso non si fosse trattato di aree degradate, perché un altro provvedimento del governo Draghi aveva permesso il consumo di suolo agricolo per l’installazione dei pannelli. Un’accoppiata micidiale per compiacere una leadership europea poi ampiamente bocciata dagli elettori nelle diverse tornate politiche nazionali: il testo approvato ieri prevede dunque che non si possano più collocare in zone agricole produttive i moduli collocati a terra, fatte salve le autorizzazioni già concesse (salvando così il principio di non retroattività), mentre ci saranno deroghe ad esempio per l’agrivoltaico, per pannelli elevati a un’altezza tale da non interferire con le coltivazioni, oppure aree vicine a cave e miniere. Questo, come detto, per scongiurare la perdita delle risorse previste dal Pnrr per il capitolo riguardante la decarbonizzazione e lo sviluppo di energia da fonti rinnovabili e dei relativi incentivi per le aziende, che ammontano a diversi miliardi e che resterebbero a Bruxelles se gli obiettivi concordati non venissero raggiunti.
«Non c’è stata alcuna conflittualità col ministro Pichetto Fratin», ha affermato Lollobrigida in conferenza stampa, «poniamo fine a un’installazione selvaggia di fotovoltaico a terra, perché non riteniamo che questa prassi debba continuare. Abbiamo scelto di tutelare i terreni produttivi questo. Sulle cave, ad esempio, si potranno installare i pannelli a terra. Ci saranno però le norme che salvaguardano i fondi del Pnrr, che non vogliamo mettere in discussione». «Si è ritenuto di salvaguardare», ha spiegato Pichetto, «tutto ciò che è inerente al Pnrr, come ad esempio le comunità energetiche». «L’obiettivo di un po’ meno di 40 gigawatt al 2030», ha aggiunto, «resta».
Per quanto riguarda l’impianto generale del decreto, Lollobrigida ha voluto sottolineare che il governo «negli ultimi mesi si è attivato per riportare l’agricoltura e la Pesca al centro dell’agenda dell’Unione europea». «Dobbiamo evitare la desertificazione, mesi di crisi nell’agricoltura dovuta alle guerre e al clima internazionale. Come anche la pescaì», ha aggiunto, «che ha subito in Italia un decremento superiore che in qualsiasi altro Paese».
Un’altra parte rilevante del decreto, contenuta nell’articolo 4, riguarda gli «interventi per il rafforzamento alle pratiche sleali», che partono da un potenziamento, attraverso uno stanziamento di tre milioni all’anno per il triennio 2024-2026 dei sistemi informatici dell’Ismea, Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, e definiscono più puntualmente la cornice delle regole da osservare e le sanzioni per chi contravviene.
«Un passo avanti importante», lo ha definito l’amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, «anche per il contrasto alle pratiche commerciali sleali, nel momento in cui si affida ad Ismea, come da noi sin dall’inizio richiesto, la definizione dei costi medi di produzione che tengano conto di tutti i fattori quali energia, materiale, confezionamento, etc«. «Solo in tal modo», ha proseguito Scordamaglia, «si potrà effettivamente applicare il divieto di acquistare i prodotti agroalimentari sotto i costi di produzione ed emanare significative sanzioni a chi non lo rispetta. Al riguardo siamo particolarmente soddisfatti come filiera Italia e Coldiretti della parte del decreto che abbiamo fortemente voluto e che prevede che l’acquirente che verrà sanzionato per mancato rispetto dei costi di produzione potrà ridurre del 50% la propria sanzione se integrerà con quanto dovuto il prezzo non pagato ai propri fornitori». «Tenendo presente», ha concluso, «che in ogni caso integrare il giusto prezzo è ancora più importante dell’entità della sanzione».
A completare il quadro, norme come la «sospensione per 12 mesi del pagamento del pagamento della parte capitale della rata dei mutui e degli altri finanziamenti a rimborso rateale, in scadenza nel 2024» per le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura che, nel 2023, abbiano subito una riduzione del volume d’affari, pari almeno al 20% rispetto all’anno precedente, oppure l’incremento del fondo per la sovranità alimentare per il 2025 e il 2026 e il contrasto della peste suina e del granchio blu.
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