Gli agenti assicurativi denunciano l’Ivass
ANSA
Il più grande sindacato della categoria fa un esposto in Procura a Roma per segnalare l’ente guidato da Salvatore Rossi. L’accusa è aver suggerito al governo la modifica di un articolo di legge in modo da penalizzare una grande fetta di operatori.

A febbraio la spinta liberalizzatrice voluta dall’Ue per il comparto assicurativo è stata stoppata dall’Italia con due piccoli interventi. La normativa originaria (in gergo Idd) mira a stimolare la concorrenza, a favorire gli agenti plurimandatari e a imporre maggiore trasparenza a livello di pagamenti. In pratica, quello che la Mifid2 chiede al comparto bancario. L’articolo 17 del testo Ue al punto numero 1 prevede espressamente che «i distributori dei prodotti assicurativi agiscano sempre in modo onesto, imparziale e professionale per servire al meglio gli interessi dei loro clienti». Il testo uscito dal Cdm di febbraio riporta all’articolo 21 un testo simile, ma non uguale alla versione europea. «I distributori dei prodotti assicurativi», si legge, «operano con diligenza, correttezza e trasparenza nel miglior interesse dei contraenti». Scompare il termine «imparzialità» che, come si può immaginare, fa la differenza.

Non solo, il governo ha previsto anche un secondo cambiamento che riguarda il cosiddetto conto separato. Una posizione bancaria intestata all’agente assicurativo che serve per ricevere i bonifici dei clienti, trattenere a fine mese la commissione e poi inoltrare alle compagnie assicurative il dovuto. Quando entrerà in vigore la versione italiana dell’Idd, lo schema che consente il conto separato varrà praticamente solo per i broker (circa 8.000), gli altri agenti dovranno chiedere ai clienti di bonificare gli importi dei premi direttamente alle compagnie assicurative. Al di là del disagio per i clienti che per evitare molteplici bonifici potrebbero optare per una sola compagnia assicurativa, a reagire male sono stati gli agenti assicurativi che hanno visto in questa novità una scelta mirata per mettere in crisi proprio i plurimandatari. Si sono così attivati per cercare di capire chi avesse promosso l’idea di congelare il conto separato. E sono arrivati alla conclusione che dietro c’era la mano dell’Ivass, istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, guidato da Salvatore Rossi. Secondo gli agenti sarebbe colpevole di muoversi in modo imparziale, favorendo solo alcuni soggetti dentro il grande mare del comparto assicurativo. L’accusa si è concretizzata in un documento che è stato spedito il 4 aprile alla Procura di Roma. L’esecutivo nazionale della più grande associazione sindacale degli agenti di assicurazione (Sna) ha «così sottoscritto un esposto, che riassume l’iter del decreto, iter per alcuni aspetti anomalo, dal quale risulta evidente», si legge sul sito del sindacato, «la mano dell’Ivass nella progettazione della norma di modifica dell’articolo 117, la norma che obbliga i clienti di agenti e subagenti a pagare le polizze direttamente alle imprese, impedendo nel contempo agli Intermediari professionisti l’utilizzo del conto separato. Inspiegabilmente», ha chiarito il presidente Sna, Claudio Demozzi, «lo strumento del conto separato rimane ammesso per broker, sportelli bancari e postali, mentre viene vietato ai soggetti che possiedono ancora e nonostante tutto la maggior parte di quota di mercato cioè gli agenti e relativi collaboratori, creando un’assurda quanto illegittima disparità di trattamento».

In pratica, se l’intento dell’Idd europeo è spingere gli agenti a fare sempre l’interesse dei clienti e al tempo stesso fornire a tutte le parti una comparazione dei prodotti più ampia possibile, le complicazioni burocratiche andrebbero nella direzione opposta e toglierebbero lavoro ai plurimandatari, secondo i quali le modifiche arriverebbe proprio da una proposta dell’Ivass. Il sindacato spiega che l’ente guidato da Rossi avrebbe spiegato che le richieste a loro volta sono arrivate dal mercato. Però sia il Ministero dello sviluppo economico smentisce di avere avuto tale idea, sia l’Ania, l’associazione delle assicurazioni, si tira fuori. Anzi Stella Aiello, responsabile reti di Ania durante un convegno pubblico ha negato esplicitamente che l’associazione abbia suggerito il cambiamento delle norme. Ergo per esclusione, Sna tira le somme e punta il dito su Rossi. L’imbarazzo è ai massimi. Perché una tale situazione non si è mai verificata. Se le accuse fossero vere, il prossimo governo dovrebbe mettere in discussione un po’ di cose. Gli sceriffi delle assicurazioni nascono per essere super partes. Tertium non datur. Parola al tribunale.

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