Il 4 febbraio, dal taschino di Giuseppe Conte sgorgava sicumera. Ai governatori di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia che chiedevano di lasciare a casa da scuola i bambini rientrati dalla Cina, il premier rispondeva sprezzante: «Ci dobbiamo fidare delle autorità scolastiche e sanitarie, se ci dicono che non ci sono le condizioni: invito i governatori del Nord a fidarsi di chi ha specifica competenza». Ecco, il punto è esattamente questo: non si capisce di chi ci si debba fidare, e di sicuro Giuseppi non ha specifica competenza. Nemmeno come presidente del Consiglio. Dopo aver sbertucciato i governatori nordisti, infatti, ecco che a un mese esatto di distanza è costretto a dar loro ragione: le scuole restano chiuse fino a metà marzo. Piccolo inconveniente: questo provvedimento sarebbe stato meglio prenderlo 30 giorni fa, quando il coronavirus non era ancora così diffuso. All’epoca, però, l’avvocato di sé stesso era tutto concentrato a fare l’uomo della provvidenza, quello che aveva capito tutto. Invece non aveva capito un tubo e a noi tocca subirne le conseguenze (sputtanamento a livello mondiale compreso).
Per rendersi conto dello stato di imbambolamento del premier basta scorrere la pellicola della giornata di ieri. In mattinata, i ministri si incontrano a Palazzo Chigi, e sui giornali esplode la notizia: potrebbe arrivare la chiusura totale delle scuole. I genitori in tutta Italia restano col fiato sospeso, in attesa di comunicazioni ufficiali. Ma l’esecutivo tace. Anzi, sussurra a mezza bocca. La posizione ufficiale di Conte è la seguente: «Non possiamo escludere in assoluto la chiusura totale, anche se non è stata ancora chiesta dagli scienziati». Ma come non possiamo escludere? O si annuncia la chiusura o si tace.
Intorno all’ora di pranzo, parla il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, per non dire niente: «Nessuna decisione sulla chiusura delle scuole è stata presa, abbiamo chiesto un approfondimento al comitato tecnico-scientifico. La decisione arriverà nelle prossime ore». Per inciso, giova ricordare che la Azzolina – sempre un mese fa – si espresse contro la quarantena per i bimbi rientrati dalla Cina al fine di non «creare allarmismi».
Nel pomeriggio la tensione cresce, gli italiani sono sempre più perplessi, e tocca aspettare il tramonto per apprendere che sì, in effetti gli istituti chiuderanno ovunque. A chi gli chiede perché orientarsi ora per la serrata totale, Giuseppi risponde di essersi consultato con «il professor Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità», quasi a scaricare su di lui la responsabilità. Poi aggiunge che il governo ha optato per il severo provvedimento anche in virtù del fatto che, sul territorio nazionale, alcune Regioni si erano già mosse in autonomia. Insomma, l’esecutivo è andato a ruota dei governatori, tra cui il marchigiano Luca Ceriscoli del Pd, che nei giorni scorsi è stato linciato da metà del suo partito perché si ostinava a sprangare le porte delle classi. E bene ha fatto il lombardo Attilio Fontana a togliersi il sasso appuntito dalla scarpa: «La chiusura delle scuole fino a metà marzo conferma che la linea assunta da subito dalla Regione Lombardia era quella corretta, l’unica per fronteggiare davvero il diffondersi del virus». E pensare che Conte lo aveva sbertucciato trattandolo come un bifolco sovranista…
Ah, ma lo spettacolo non è mica finito. Ieri sera, in conferenza stampa, Giuseppi ne ha approfittato per prendersela con chi ha fatto filtrare indiscrezioni sull’incipiente blocco scolastico. Cioè i giornali che – a differenza del premier – fanno il loro mestiere, ovvero cercano di capirci qualcosa e di farlo capire ai cittadini.
Un compito che diventa ogni giorno più difficile, anche perché stare dietro agli umori dell’esecutivo è più complicato che misurare la febbre a una pantera. Non appena la notizia dell’epidemia in Cina si è diffusa, Conte e i suoi ci hanno fatto sapere che era tutto sotto controllo, che erano già all’opera le migliori menti dell’universo. Poi ci hanno spiegato che il vero virus era il razzismo, e ci hanno invitato ad abbracciare i cinesi. Quindi se la sono presa con i governatori leghisti che chiedevano misure troppo severe. A un certo punto, tuttavia, hanno cambiato orientamento, e hanno chiuso tutti i voli diretti dalla Cina, diventando di colpo i più ringhiosi d’Europa. Poi si sono spaventati della propria durezza e si sono rintanati nel limbo, evitando di prendere provvedimenti e lasciando gli ospedali nel caos. Infine il virus è arrivato, e sono scattati gli annunci: pugno di ferro, zona rossa. Ma dall’annuncio alla realizzazione sono passate diverse ore, e un po’ di gente ha fatto in tempo a scappare dai territori a rischio. Tempo di travestirsi da Guido Bertolaso e di insultare medici e infermieri che si spremevano in Lombardia, Giuseppi ha cambiato di nuovo tono: l’Italia deve ripartire, state tranquilli, niente ansie. E non appena gli italiani anno iniziato a rilassarsi, ecco le nuove disposizioni: niente scuole, niente strette di mano, niente baci, niente di niente.
La linea del governo è peggio delle montagne russe, l’unica linea retta è quella dell’encefalogramma.
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