C’è chi a fine anno fa gli auguri, chi stila liste di buoni propositi e chi si dispiace perché l’Italia non è finita in esercizio provvisorio. Sperare nello stallo finanziario del proprio Paese è un sentimento quantomeno discutile per chiunque, ma se fatto da un consigliere della Corte dei conti (l’organo deputato a controllare le spese dello Stato) diventa censurabile. Tanto più se espresso pubblicamente in questi termini: «Occasione persa. C’erano le condizioni per l’ostruzionismo e l’esercizio provvisorio. Potevamo farli sbavare di rabbia sulla cosiddetta manovra blindata e gli abbiamo invece fatto recitare Marinetti». I rimpianti per l’assenza di sbavature rabbiose da parte del governo appartengono a Marcello Degni, per l’appunto consigliere della Corte dei conti, di nomina politica, che nel post in questione, pubblicato su X il 30 dicembre scorso, taggava anche Elly Schlein.
Degni, (che sui social si descrive «Economista, di sinistra, disilluso dei partiti italiani») professore universitario e già assessore al Bilancio della giunta Petrangeli a Rieti, fu scelto per la delicata carica di magistrato contabile dall’allora premier Paolo Gentiloni, nel 2017.
Al di là della sguaiataggine del commento pubblicato da un uomo dello Stato, c’è da chiedersi quale equanimità di giudizio ci si possa aspettare dall’interessato, specialmente nei confronti di amministratori di centrodestra, vista anche la totale assenza di pudore nell’esprimere livore contro l’esecutivo in carica.
La sparata sulla legge di bilancio non è passata inosservata su X, dove si sono scatenati i commenti critici: «Sareste pronti a danneggiare l’Italia fino all’esercizio provvisorio, pur di ostacolare gli avversari politici», «Mi spiega perché dovrei aver fiducia nella magistratura, essere convinto che verrà fatta giustizia?», «Con tanti saluti all’interesse del paese. Con un’opposizione così questi vanno avanti altri 10 anni», e ancora, «Un magistrato deve essere e apparire imparziale. Lei pensa di esserlo e di essere percepito tale?».
Domanda più che lecita, che oltre dai normali cittadini scandalizzati, andrebbe posta a Degni dall’organo di autogoverno della Corte dei Conti, il Consiglio di presidenza. Rimasto finora silente.
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