- Il cantiere di Mario La Via non ha mai costruito yacht, nonostante i finanziamenti della banca. Ora i figli mandano avanti una mega tenuta da 3.500 euro al giorno dove girano i Thegiornalisti.
- Il renziano Renato Mazzoncini si arrocca alle Fs. Appena prima del voto, il governo Gentiloni ha piazzato una pattuglia di manager che ora sono nel mirino dei grillini. Su tutti, l’ad fortissimamente voluto da Matteo Renzi.
Lo speciale contiene due articoli
A Roma non ci sono solo le ville dei Casamonica a distinguersi per il fasto kitsch. Anzi ce n’è una che le batte tutte, per grandezza e pure per pacchianeria, e si trova nella zona di Grotta rossa, a Nord della Capitale. Appartiene o almeno è in uso alla famiglia di Mario La Via, chiacchieratissimo imprenditore andato a fondo con il suo cantiere nautico Privilege yard di Civitavecchia. A settembre lui, la figlia Maria, e altri presunti complici dovranno affrontare l’udienza preliminare nel processo per bancarotta che i pm civitavecchiesi hanno chiesto per loro. Tra i beni che La Via avrebbe sottratto alla società che gestiva e che avrebbe dovuto costruire yacht hollywoodiani (ma non ne ha varato nemmeno uno) c’erano anche i 100 milioni di euro che un pool di banche, capitanato da Banca Etruria, gli erogò. Anche per quel buco da circa 30 milioni, l’istituto un tempo guidato da Pier Luigi Boschi & c. è colato a picco.
Ma i La Via, nonostante le vicissitudini giudiziarie, non si sono persi d’animo e si sono riciclati, trasformando la magione di 79,5 vani, con laghetto, piscina coperta e scoperta e un parco di 13 ettari, nella location quasi perfetta per eventi, sedute di «team building», film e video musicali. La società (che risulta inattiva) a cui è affidata l’organizzazione di tutto si chiama Villa Veientana srl (il nome della magione) ed è intestata ai commercialisti Pasquale Iaquinta e Mario Furfaro. Ma sul sito i numeri di telefono di riferimento sono quelli di Maria e Guglielmo La Via, i figli di Mario. La prima resta imputata nel procedimento per il fallimento della Privilege, per il secondo è stata chiesta l’archiviazione. La villa in passato è stata sequestrata, ma secondo Maria La Via non lo sarebbe più: «Se fosse sequestrata non potremmo fare eventi. Ne facciamo uno al giorno, compreso stasera. Noi siamo la società di eventi che opera sulla villa, in passato forse c’è stato qualche problema, ma adesso assolutamente no».
In questo cottage prima si incontravano politici di tutti i partiti, generali e porporati. Si potevano incrociare anche il sultano del Brunei o l’ex segretario dell’Onu Perez de Cuellar, citati da La Via come partner delle sue imprese. Ora la casa è un set in grado di competere con il castello napoletano del Boss delle cerimonie.
Tanto che qui è stata girata la commedia Uno di famiglia, in uscita a novembre, in cui Nino Frassica, diretto dalla regista Maria Federici, interpreta il capocosca calabrese don Peppino Serranò. Durante le riprese ha fatto capolino sul set anche Maria Grazia Cucinotta. Pure Netflix ha individuato Villa Veientana come palcoscenico per un suo progetto. Il gruppo Thegiornalisti, certamente affascinato dall’aria cafona e anni ’80 del luogo, vi ha realizzato il video di uno dei tormentoni dell’estate, Felicità puttana (5,5 milioni di visualizzazioni in un mese). Nel cortometraggio il frontman Tommaso Paradiso e l’attrice Matilda De Angelis si dimenano nelle stanze del villone lasciando intravedere arredi rosa shocking e tessuti multicolor. Il ritornello, «questa felicità che dura un minuto, ma che botta ci dà» sembra perfetto per lo choc che subisce chi entra in questo museo dell’esagerazione: giganteschi vasi in stile cinese, soprammobili di ogni genere, stampe (oppure originali?) di pittori eccellenti come Giorgio De Chirico; notevoli anche il gigantesco acquario e la discoteca psichedelica. Paradiso canta «ma che bello sudare l’estate ai matrimoni» ed è questo il core business della casa.
Maria La Via propone all’aspirante sposino di turno la location a 3.500 euro per il banchetto. A questa si possono aggiungere diversi pacchetti di catering, con tre diversi menù, che vanno da un minimo di 70 euro a persona a 140. «Quello da 77-80 euro è ottimo», assicura la padrona di casa, «un antipasto molto vasto» con varie «isole» (del casaro, dei salumi, del pesce), due primi e un secondo, gran buffet di dolci, torta nuziale e bollicine. Se gli invitati sono molti, la giovane propone uno sconto di 3 euro a testa. Il padiglione per le cene di gala dispone di 200 posti a sedere. Dj e fotografo non sono inclusi nel prezzo e anche gli allestimenti «particolari» sono extra. Ma nella villa si possono organizzare tutti i tipi di eventi, dalle feste per i diciott’anni («pacchetto per 50 persone, dj compreso e cena a buffet: 2.000 euro») alle sfilate di moda. La villa è pubblicizzata anche sui siti che offrono pernottamenti. Su Airbnb si può affittare per 1.100 euro a notte (9 persone, 4 camere da letto), mentre su Booking il soggiorno ha prezzi che oscillano da 1400 a 1.780 per due notti a seconda del numero degli ospiti (da 1 a 14).
I pm Allegra Migliorini e Mirko Piloni contestano a La Via e ai suoi coimputati (meno che alla figlia Maria) la distrazione di circa 80.000.000 di euro di aumento di capitale, «richiesto dagli istituti di credito per la concessione di finanziamenti per oltre 100.000.000». All’imprenditore è contestato anche il ricorso abusivo al credito per il mutuo erogato da Etruria e dagli altri istituti, ottenuto «dissimulando il dissesto dell’impresa e lo stato d’insolvenza dell’impresa».
Mario La Via è inoltre accusato di ricettazione e riciclaggio per l’intestazione di denaro e immobili a società terze, in realtà sotto il suo controllo. Per esempio la villa di Grotta rossa era schermata dalla Criba agricola srl, controllata interamente da una società anonima del Liechtenstein.
L’imprenditore è finito alla sbarra anche per aver devoluto 700.000 euro della Privilege in offerte ad associazioni italiane ed estere «su richiesta e indicazione (e, in mancanza, su sollecitazione) di Tarcisio Bertone, direttamente o tramite la sua segretaria». Il cardinale era solito dire messa nella cappella della villa, consacrata da un altro principe della Chiesa, Camillo Ruini. Oggi l’altare viene utilizzato per matrimoni, battesimi e comunioni a pagamento.
Giacomo Amadori
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