I magistrati fanno fuori la Le Pen dalle prossime presidenziali
Marine Le Pen (Ansa)
La leader sovranista condannata a 4 anni per appropriazione indebita, di cui 2 con il braccialetto elettronico. Sarà ineleggibile per 5. La reazione: «Lo Stato di diritto è stato violato. Decisione politica, farò appello».

Il tribunale di Parigi ha deciso che gli elettori francesi non potranno votare per Marine Le Pen alle prossime elezioni presidenziali. Questo perché la leader del Rassemblement national (Rn) è stata condannata a 4 anni di carcere, di cui due con la condizionale e gli altri con il braccialetto elettronico, al pagamento di una multa di 100.000 euro e, soprattutto, a cinque anni di ineleggibilità a partire da ieri, nell’ambito del processo per la presunta frode degli assistenti parlamentari Ue.

Leggendo la sentenza, la presidente dell’undicesima camera specializzata in crimini finanziari, Bénédicte de Perthuis, ha dichiarato che «pareva necessario assortire le pene di ineleggibilità con l’esecuzione provvisoria» perché «si tratta di garantire che gli eletti, come tutti gli altri cittadini, non beneficino di un regime preferenziale». Rodolphe Bosselut, l’avvocato di Marine Le Pen, ha già annunciato che la sua cliente farà appello alla sentenza di ieri che ha definito «un colpo alla democrazia».

I fatti contestati risalgono a un periodo che va dal 2004 al 2016. Nove ex eurodeputati del partito di Le Pen sono accusati di aver assunto e pagato con i fondi Ue degli assistenti parlamentari, che in realtà lavoravano per il partito. Oltre a quella della leader Rn, le condanne principali riguardano: il deputato Ue Nicolas Bay, l’ex tesoriere Rn, Wallerand de Saint-Just, Nicolas Crochet e il sindaco di Perpignan, Louis Aliot. Le pene comprendono multe comprese tra gli 8000 e i 100.000 euro, unite a misure carcerarie (in parte con la condizionale e in parte con il braccialetto elettronico) da uno a tre anni, nonché all’ineleggibilità di 3 anni, sempre con effetto immediato. L’ex numero due del partito, Bruno Gollnisch, è stato condannato ad un anno di braccialetto elettronico, ad una multa da 50.000 euro e alla stessa pena di ineleggibilità comminata a Le Pen. Per le ex parlamentari Ue, Mylène Troczkzynski, Marie-Christine Boutonnet e Dominique Bilde le pene sono state più lievi: 18 mesi di carcere con la condizionale e 3 anni di ineleggibilità, non immediata e con la condizionale. Infine, i giudici hanno condannato altre 12 persone che avrebbero beneficiato di un impiego fittizio. Tra queste figurano la sorella della leader Rn, Yann Le Pen che è la madre di Marion Maréchal, i deputati francesi Timothée Houssin e Julien Odoul, e Thierry Légier, ex guardia del corpo del defunto Jean-Marie Le Pen.

Concretamente, la condanna di ieri implica che, se domani mattina venisse sciolta l’Assemblea nazionale, nella quale Le Pen siede come deputata, o se venissero convocate delle elezioni presidenziali anticipate, è quasi certo la leader Rn non potrebbe candidarsi. Il «quasi» però molto debole visto che esiste una sola remota ipotesi grazie alla quale Le Pen potrebbe correre per l’Eliseo: una sentenza a lei favorevole in appello. A Marine resta comunque il seggio da deputata attuale: solo il Conseil Constitutionnel potrà eventualmente toglierglielo, ma solo dopo tutti i gradi di giudizio. Rischiano qualcosa in più gli eurodeputati Nicolas Bay e Catherine Griset, oltre ai consiglieri regionali.

Per ora, si può giusto constatare che la giustizia del Paese che si vanta di essere «la patria della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo» ha deciso che, per certi cittadini, può non valere la presunzione di innocenza fino alla fine del terzo grado di giudizio.

Certo, secondo fonti che hanno potuto visionare il dossier dell’accusa al processo sugli assistenti Ue, gli elementi a carico di Le Pen e degli altri imputati erano consistenti. Il giudizio dei giudici va rispettato. Tuttavia appare francamente sospetta la decisione di accogliere la richiesta dell’accusa che consiste nel privare i condannati del Rn del diritto di difendersi nel processo di appello ed, eventualmente, in quello di cassazione.

Ieri sera, intervistata da Tf1, la Le Pen ha commentato: «Credo che lo stato di diritto sia stato completamente violato. È un giorno funesto per la democrazia. Milioni di francesi sono privati di una candidata presidente da una giudice di primo grado. Farò appello perché sono innocente. Siamo tutti innocenti. Immaginate che io sia scagionata dal giudizio di cassazione successivo ad un voto presidenziale al quale non ho potuto partecipare… Quale sarebbe la legittimità del presidente eletto?».

Le reazioni alla sentenza a carico di Marine Le Pen sono state numerose. Quella più sorprendente è arrivata dal partito di estrema sinistra La France Insoumise (Lfi). «Prendiamo atto di questa sentenza», si poteva leggere sul profilo X della formazione politica, «anche se rifiutiamo per principio che il ricorso sia impossibile per un cittadino, chiunque egli sia». Il fondatore di Lfi, Jean-Luc Mélenchon ha dichiarato su X di «associarsi pienamente alla dichiarazione» del suo partito e che «la decisione di destituire un eletto dovrebbe spettare al popolo. È a questo che dovrebbero servire i referendum di revoca in una sesta Repubblica democratica».

Sempre a sinistra, il leader del partito socialista, Olivier Faure, ha invitato a «rispettare l’indipendenza della giustizia». La capogruppo dei Verdi all’Assemblea nazionale, Cyrielle Chatelain, ha dichiarato che «quando si rubano i soldi dei francesi si è puniti». Il premier François Bayrou si è detto «turbato» dalla sentenza. Tra le file dei Républicain sono arrivate le reazioni di François-Xavier Bellamy e Laurent Wauquiez. Per il primo, la data di ieri «resterà un giorno molto cupo per la democrazia francese», il secondo ha invece espresso rammarico per una «decisione molto pesante ed eccezionale». Nel frattempo, alla sede del Rn è stata convocata una riunione di crisi.

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