«La stagione dei virus è arrivata! Ascolta le ultime novità», è il cinguettio di Mandy Cohen, direttore dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), che accompagna la pubblicazione di un suo video su X. La dottoressa compare in abito rosso natalizio per spiegare agli americani quali precauzioni prendere. C’è un numero «elevato» di infezioni da virus respiratorio sinciziale (Rsv) mentre il Covid-19 «ricomincia ad aumentare, così pure i casi di polmonite», informa con un sorriso da brividi. «Se vuoi un’immagine del futuro, immagina il sorriso malvagio di Mandy Cohen che ti fissa per sempre. George Orwell, 1984», commenta Toby Rogers, esperto di economia politica.
Inutile sorprendersi di questi allarmi sanitari, la campagna pro vaccinazioni è partita ad ogni livello, accompagnata dalla raccomandazione di «lavarsi spesso le mani, migliorare la ventilazione e indossare la mascherina», come esorta a fare la Cohen. Senza dimenticare i tamponi, cui bisogna tornare a sottoporsi anche se il «il Cdc non ha riscontrato nulla di nuovo in termini di virus o malattie», ha tenuto a precisare la direttrice nel video. La mascherina «è il simbolo di un trauma, di un momento, la pandemia, che tutti vorrebbero dimenticare», ha dichiarato David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale Ordine psicologi (Cnop), invitando però a riconsiderare «questo dispositivo per quello che è, uno strumento di prevenzione», serve «per proteggere e proteggersi». Ha raccomandato di dare ascolto «alla scienza» e ha detto che «è importantissimo rispettare chi ritiene di doverla utilizzare».
Pensavate che il post pandemia fosse un ritorno alla normalità? Errore. Ha provveduto l’Oms a dettare le nuove regole per vincolare gli Stati (e quindi i cittadini) a un’allerta fine pena mai. Nella bozza del trattato di «prevenzione, preparazione e risposta», l’Oms dichiara di voler «aumentare e sostenere in modo continuo e sostanziale la capacità di prevenire il verificarsi di pandemie», di mirare a «garantire una risposta pandemica coordinata, tempestiva e basata sull’evidenza», per poi «facilitare il ripristino rapido ed equo delle capacità di prevenzione, preparazione e risposta», a nuove minacce.
Un ciclo perpetuo di individuazione, allarme e risposta alle pandemie, questa sarà la condizione prossima futura, nonostante il Consiglio dell’Ue cerchi di far credere che sia un trattato utile per l’umanità. «Consentirebbe ai Paesi di tutto il mondo di rafforzare le capacità nazionali, regionali e mondiali e la resilienza a fronte delle pandemie future», ha affermato, illustrando il progetto preliminare che verrà presentato e votato alla 77ª Assemblea mondiale della sanità nel maggio del 2024. Un accordo che poi sarà vincolante per tutti gli Stati membri, così da prepararsi a continue minacce sanitarie mondiali. «Per un futuro più sicuro e più sano», prometteva a marzo Roland Driece, copresidente dell’organismo negoziale intergovernativo (Inb).
Un nuovo trattato sulle pandemie e le modifiche al vigente Regolamento sanitario internazionale (Rsi), in realtà conferiranno all’Oms poteri esecutivi e la massima possibilità di intervenire direttamente nell’intera vita degli Stati membri, nella sanità, nell’economia, secondo tempi e modalità che più riterrà opportuni.
La motivazione è quella più volte enunciata, ovvero per essere «più preparati a future pandemie». L’organizzazione mondiale sarà in grado di dichiararle con maggiore facilità, imponendo le misure da intraprendere (come campagne vaccinali, lockdown) decise dal direttore generale. Ed è previsto un obbligo di censura di ogni opinione contraria a quell’unica dell’Oms. Nel regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del novembre 2022, relativo alle gravi minacce per la salute, «con l’approccio One health, health in all policies si fa continuo riferimento al Rsi come strumento giuridico vincolante a cui gli Stati membri dell’Ue dovranno adeguarsi», evidenzia inoltre l’avvocato Renate Holzeisen, che come membro del direttivo di Children’s Health Defense Europe è stata invitata a parlare di queste problematiche in diversi parlamenti europei. «Dunque, siamo nell’assurda situazione che l’Italia e gli altri Stati Ue di fatto hanno già deciso di rispettare quanto verrà deciso il prossimo anno maggio all’assemblea dell’Oms».
Dopo il Covid, dunque vivremo in una condizione di continuo allarme? «La pandemia non è affatto finita né ci si può aspettare che finisca viste le ancora numerose sacche di soggetti suscettibili all’infezione, non raggiunti da, o riluttanti verso, la pratica vaccinale», rifletteva qualche giorno fa Antonio Cassone dell’American Academy of Microbiology, su Repubblica Salute. Citava un articolo uscito su Nejm e dichiarava che «le pandemie finiscono quando le società umane decidono che il prezzo in termini di vite umane che ancora si perdono è sopportabile rispetto ai benefici, economici e sociali, e di salute stessa che l’intera società ottiene dall’abolizione delle misure emergenziali». Nel trattato dell’Oms, questa possibilità di decidere il fine emergenza nemmeno è contemplata.
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