Il potentato di Emiliano è nato con D’Alema
Michele Emiliano e sullo sfondo Massimo D'Alema (Imagoeconomica)
  • Da pm della Procura di Bari, il presidente della Puglia indagò sul caso della «Missione arcobaleno», voluta nel 1999 da Baffino per aiutare i profughi albanesi in fuga dal Kosovo. La toga però abbandonò l’inchiesta e si schierò coi dem come candidato sindaco.
  • Le audizioni inizieranno dopo l’arrivo degli atti. Elly Schlein si smarca.

Lo speciale contiene due articoli.

L’ascesa politica di Michele Emiliano comincia in una data ben precisa: il 15 ottobre 2003, ovvero il giorno dell’incontro, che all’epoca fu definito «informale», con Massimo D’Alema, in quel momento «lìder màximo» dei Democratici di sinistra, il partito che poi si è trasformato nel Pd. L’agenzia Ansa due giorni dopo collegò quell’incontro a un evento giudiziario che teneva insieme entrambi i personaggi con questo titolo: «Missione arcobaleno, il pm conclude l’indagine e si candida a sindaco di Bari». Il pm era Michele Emiliano e l’inchiesta era tutta concentrata sull’operazione umanitaria voluta nel 1999 dal governo D’Alema in Albania per sostenere i kosovari in fuga dalla loro terra bombardata dalla Nato in conseguenza dell’intervento contro la Serbia.

Ci finirono dentro funzionari della Protezione civile, parlamentari ed ex parlamentari del partito di Baffino e soprattutto l’ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri Franco Barberi, all’epoca dei fatti capo dipartimento della Protezione civile, accusato di associazione per delinquere. I fatti si svolsero con questa tempistica: il 7 maggio in Procura a Bari si tenne un vertice durante il quale Emiliano stabilì con la polizia giudiziaria i tempi per chiudere le indagini; il 17 ottobre, contestualmente, vennero effettuate le notifiche e uscirono le indiscrezioni sulla potenziale candidatura di Emiliano. Come è finita l’inchiesta? A 12 anni dagli arresti, nel 2012, i giudici del Tribunale di Bari ci misero una pietra sopra dichiarando il non luogo a procedere per l’intervenuta prescrizione. Il processo, cominciato il 10 febbraio 2011, non è mai andato oltre le questioni preliminari anche perché vi era un lasso di tempo troppo breve per istruire un dibattimento che contava 17 imputati e oltre cento testimoni. Inoltre, il collegio dei giudici cambiò ben quattro volte e la prima udienza fu rinviata per sette volte in due anni.

Emiliano, insomma, lasciò ai colleghi la patata bollente e guardò l’inchiesta naufragare dalla poltrona da sindaco, mentre il suo potentato si andava costruendo giorno dopo giorno. Non senza colpi di scena. Una notizia del 2012 deve aver mandato subito nel dimenticatoio Baffino, la prescrizione dei reati per la Missione Arcobaleno e le polemiche sulla candidatura a sindaco di Emiliano: gli imprenditori Degennaro, costruttori baresi finiti nei guai per presunti illeciti riscontrati nella realizzazione di varie opere pubbliche nel capoluogo pugliese, per il Natale 2007 avrebbero inviato a Emiliano un pacco da sogno. «Champagne, vino e formaggi, quattro spigoloni, venti scampi, ostriche imperiali, cinquanta noci bianche, cinquanta cozze pelose, due chili di allievi locali di Molfetta e otto astici». La storia delle cozze pelose riempì pagine e pagine dei quotidiani. Ed Emiliano annunciò che avrebbe risposto alle accuse «punto su punto».

Poi, scegliendo per megafono il quotidiano La Repubblica, ammise che qualche leggerezza c’era stata: «Il processo me lo faccio da solo, visto che non sono accusato di alcun reato. Mi processo davanti a tutti per quattro spigole e 50 cozze pelose e mi condanno. Per leggerezza. Ho sbagliato, sono stato un fesso, non certo un corrotto. I Degennaro non hanno avuto favori dalla mia giunta, nulla di nulla». Mentre si vestiva da fesso, però, dalle indagini saltavano fuori i dettagli più imbarazzanti: alle elezioni della primavera del 2009, cioè quelle che hanno riconfermato Emiliano sulla poltronissima da sindaco, sarebbero risultati determinanti i 6.546 voti della lista Realtà pugliese (il 3,52 per cento e due consiglieri comunali), riconducibile proprio alla famiglia Degennaro. Senza l’intervento diretto dei costruttori delle cozze pelose in Municipio sarebbe entrato Simeone Di Cagno Abbrescia (Pdl). Il primo turno elettorale, infatti, si concluse 49 a 46 per cento per Emiliano che poi si impose al ballottaggio con un vantaggio a due cifre (poco meno del 20 per cento). L’intervento diretto della lista riconducibile ai Degennaro fu quindi determinante per la sua riconferma. Nell’indagine sui Degennaro (finita pure questa con la prescrizione di tutti i reati) Emiliano in realtà non ci è mai entrato. Ma da quel momento in poi l’immagine da cittadino al di sopra di ogni sospetto deve essersi un po’ offuscata. Anche per le scelte ricadute su persone che poi si sono cacciate nei guai. A partire dall’uomo che Emiliano aveva scelto per guidare la Protezione civile, Mario Lerario, condannato appena una decina di giorni fa a 5 anni e 4 mesi di reclusione per corruzione. Anche sulle nomine a Foggia si è abbattuta la mannaia delle toghe: il direttore generale del Policlinico Riuniti, Vitangelo Dattoli, definito da Emiliano al momento della nomina «uno dei migliori manager della sanità pugliese», dovrà affrontare uno spinoso processo con altri sette imputati per le gare bandite da Asl di Foggia e dal Policlinico tra il 2019 e il 2020 per l’affidamento del servizio quadriennale di elisoccorso e per il trasporto di organi.

Un affare da 36 milioni di euro, il primo. E da 2 milioni e 600 mila euro, il secondo. A Lecce invece l’ex direttore generale dell’Asl locale Rodolfo Rollo, è a processo con l’accusa di aver «favorito», l’acquisto di prestazioni dialitiche extra tetto da un centro privato in cambio dell’assunzione del figlio. Si è beccato di recente una condanna a 1 anno per corruzione il direttore della partecipata dei rifiuti Ager, Gianfranco Grandaliano, che, secondo l’accusa si sarebbe fatto pagare da un imprenditore il ricevimento per i festeggiamenti del suo cinquantesimo compleanno. La sua vicinanza a Emiliano risale al 2004, quando diventa consigliere dell’allora sindaco del Comune di Bari per la sicurezza e lo sviluppo della legalità nel capoluogo pugliese. In stile dem, s’intende.

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