«Il risiko è un Far West: Intesa resta fuori»
Carlo Messina (Ansa)
L’ad dell’istituto Carlo Messina: «La quota in Mediobanca è dei gestori. I salari vanno aumentati».

Per Carlo Messina quello che sta accadendo in questi mesi nel sistema bancario italiano non è più una partita finanziaria ma una rissa da da cui Intesa si terrà molto distante. «Non ho nessuna intenzione di posizionare la banca in questi combattimenti veramente da Far West», ha dichiarato a margine di Young Factor, evento promosso dall’Osservatorio permanente giovani-editori in partnership proprio con la banca. Non ha risparmiato critiche al contesto attuale. «L’ho già detto più volte e, francamente, mi sono anche stufato. Quello che sta accadendo lo definisco un caos, una confusione totale». Rispondendo a una domanda sui rumor che volevano la banca comunque coinvolta attraverso i fondi d’investimento del gruppo, Messina ha chiarito: «Noi deteniamo quote minime, credo che siano tra lo 0,5% e lo 0,7% in Mediobanca e Generali, ma sono quote al di fuori di qualsiasi intervento nella governance». Ha ricordato che le decisioni dei gestori sono autonome e nell’interesse esclusivo dei clienti: «Sono semplici investimenti». Messina non ha nascosto il suo disappunto per quello che sta accadendo all’interno del sistema bancario: «Non voglio essere infilato in queste dinamiche, e men che meno far diventare la nostra banca parte di un circo che nulla ha a che vedere con il buon senso e la stabilità del nostro sistema finanziario».

Messina ha detto che la situazione geopolitica non ha ancora provocato una recessione ma che un «rallentamento della crescita sarà inevitabile» e ha messo sul tavolo il tema dei salari. Sono troppo bassi e devono aumentare. «In un Paese dove gli utili si stanno generando in modo significativo» e in cui «c’è una prospettiva di grande redditività va riconosciuto ai lavoratori un incremento salariale» che porterà «anche un beneficio al Paese in termini di eguaglianza ma anche maggiori consumi e spesa e quindi Pil prospettico».

Un tema affrontato anche dal presidente di Intesa Gian Maria Gros-Pietro che ha affermato che l’urgenza è che «il Paese scommetta sui propri giovani», con percorsi formativi di «qualità, con il dialogo tra scuole, istituzioni e sistema bancario». E questo perché i giovani sono la «risorsa strategica della nostra società», ha sottolineato Giovanni Azzone, presidente di Acri e Fondazione Cariplo. Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio, ha poi lanciato Young Factor Europe, progetto digitale di economic and financial literacy che da novembre sarà testato gratuitamente nelle scuole in Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi e Italia.

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