Oggi Roma diventa teatro di un grande scontro sull’utero in affitto, che vedrà affrontarsi sostenitori e oppositori della pratica. Non al Colosseo, come Russell Crowe ne Il gladiatore, ma comunque a distanza ravvicinata e soprattutto con toni chiari e argomenti nettamente opposti. Il primo fronte, quello dei contrari alla compravendita di bambini, si è dato appuntamento nella giornata odierna e anche domani presso l’università Lumsa, dove si terrà la «Conferenza internazionale per l’abolizione universale della maternità surrogata».
La due giorni, che vedrà numerosi ospiti, si aprirà con due interventi istituzionali da parte del governo italiano e della Santa Sede, per i quali prenderanno la parola rispettivamente il ministro per la Famiglia, Eugenia Roccella, e il sottosegretario per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali, monsignor Miroslaw Wachowski. Una convergenza, quella tra Stato e Vaticano, che ha la sintesi ideale nella proposta di legge approvata dalla Camera il 26 luglio scorso e ora all’esame del Senato, che in sostanza modifica l’articolo 12 della legge 40 del 2004 – che già vieta il ricorso all’utero in affitto – introducendo la perseguibilità del reato di surrogazione di maternità commesso all’estero da cittadini italiani.
Il programma della Lumsa è molto ricco e – accanto a voci di femministe, come Marina Terragni, di magistrati come Antonella Brambilla, già giudice del tribunale per i minorenni di Milano – vedrà il contributo di accademici come Alberto Gambino, prorettore dell’università europea di Roma, e di esperti di bioetica a livello internazionale come Jennifer Lahl, fondatrice del Center for bioethics and culture network e cofondatrice di Stop surrogacy now. Moderate dal presidente del Forum delle associazioni familiari, Adriano Bordignon, già stamane prenderanno inoltre la parola esponenti politiche di vario orientamento accomunate però dalla volontà di arginare la «tratta della maternità»: si tratta di Stefania Ascari dei 5 stelle, di Luana Zanella di Verdi e sinistra italiana, di Elena Bonetti di Azione, di Carolina Varchi di Fratelli d’Italia, di Simona Loizzo della Lega, di Valeria Valente del Pd e di Cristina Rossello di Forza Italia.
L’intervento probabilmente più atteso però non è né politico né universitario, ma è una testimonianza: quella che offrirà Olivia Maurel, giovane donna nata in seguito alla maternità surrogata – una quindi che ci è passata, come si suol dire – e affermatasi come acerrima nemica di questa pratica e testimonial delle ferite che essa lascia nei figli. La Maurel, la cui organizzazione è promotrice del convegno alla Lumsa, ha già portato la sua storia al Parlamento della Repubblica Ceca lo scorso novembre e della Croazia, a febbraio, e ieri insieme al marito Matthias è stata ricevuta da papa Francesco. Fin qui, il fronte contro l’utero in affitto.
Ma, come si diceva in apertura, oggi nella Capitale ci sarà pure una voce a favore della maternità surrogata. È quella dell’associazione Luca Coscioni che, presso la sala Matteotti della Camera dei deputati, promuove il convegno internazionale «Famiglie e diritti universali. Libertà e autodeterminazione nei percorsi di gravidanza per altre e altri». Con i saluti istituzionali e l’introduzione dell’onorevole Benedetto Della Vedova, della senatrice irlandese Mary Seery-Kearney, della presidente delle Famiglie arcobaleno, Alessia Crocini, e della segretaria appunto della Luca Coscioni, Filomena Gallo, questo secondo convegno va nella direzione opposta a quello della Lumsa, sostenendo perfino la legalizzazione della cosiddetta «gestazione per altri solidale e altruistica».
A tale proposito, nel convegno in Sala Matteotti ci sarà anche Riccardo Magi di +Europa, il quale, nel luglio dello scorso anno, aveva appunto presentato alla Camera un emendamento pro «gestazione per altri solidale» che aveva messo in imbarazzo non poco il Pd di Elly Schlein, di fatto aprendo forti fratture in casa dem. Oltre a Magi, parleranno esperti che appoggiano l’idea di una legalizzazione dell’utero in affitto come Marianna Iliadou, ricercatrice presso la Sussex university, che interverrà in collegamento per presentare le «legislazioni virtuose sulla Gpa: Gran Bretagna e Grecia». Alla conferenza della Luca Coscioni prenderanno poi la parola Sylvie e Dominique Mennenson, genitori di Fiorella e Valentina, nate in California tramite maternità surrogata nel 2000, ma riconosciute come figlie dei due solo nel 2019. Queste giovani, insieme ad altri venuti al mondo con il loro stesso iter, hanno anche sottoscritto una lettera a Francesco, a loro dire reo non solo di aver ricevuto la Maurel, ma di aver sempre condannato l’utero in affitto.
Promossa dall’associazione basca Gur umeen ametsak, questa lettera – cui hanno aderito anche teologi e gestanti – boccia la posizione sulla surrogata di Jorge Mario Bergoglio come «deplorabile», in quanto «offende gravemente la dignità della donna», perché «chiude le porte a modelli familiari meno tradizionali, provocando l’apostasia (il ripudio del proprio credo, ndr) di persone credenti che hanno scelto questo modello di famiglia, sentendosi giudicate e stigmatizzate». Sempre secondo i firmatari di tale documento, le parole del Pontefice argentino in materia «hanno provocato dolore in molte famiglie cattoliche, il cui modello deriva dalla gestazione surrogata». E il «dolore» dei bimbi venuti al mondo su commissione e strappati dal seno materno dietro lauti compensi, pardon «rimborsi spese»? Quello, a quanto pare, può attendere.
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