- Slitta a oggi la decisione sui domiciliari. Il Viminale: «Pronti a espellerla». Il ministro degli Esteri di Berlino: «Chi salva non va punito». I pm: «Non ha agito per necessità».
- I sodali di Open Arms e Sea Eye già a caccia. La nave dell’Ong spagnola ha fatto sbarcare 55 persone. Mentre i colleghi tedeschi puntano verso la Libia.
Lo speciale comprende due articoli.
Si è svolta ieri ad Agrigento l’udienza di convalida dell’arresto della comandante della Sea Watch, Carola Rackete, davanti al gip Alessandra Vella. L’udienza è durata tre ore: al termine, il gip Vella si è riservata la decisione, che arriverà entro oggi. I reati contestati sono rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate, mentre per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina si procede separatamente. Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, il suo vice Salvatore Vella e il pubblico ministero Gloria Andreoli hanno chiesto la convalida dell’arresto della comandante e il divieto di dimora in provincia di Agrigento. Carola Rackete ha trascorso la scorsa notte ai domiciliari, ma stavolta in una abitazione di Agrigento e non di Lampedusa.
La Rackete è partita dall’isola di Lampedusa alle 8.30 di ieri mattina, a bordo di una motovedetta della Guardia di Finanza, ed è arrivata in procura ad Agrigento alle 15. La comandante della Sea Watch 3, assistita dall’avvocato Leonardo Marino, ha risposto alle domande dei pm e del gip: «Non volevo colpire la motovedetta della Guardia di finanza», ha detto Carola Rackete, «credevo che si spostasse e me la sono trovata davanti». «La comandante», ha ribadito il suo legale, «ha agito in uno stato di necessità e non aveva alcuna intenzione di usare violenza nei confronti degli uomini della Guardia di finanza».
Il procuratore Patronaggio, al termine dell’udienza ha spiegato le ragioni delle richieste della pubblica accusa. «Abbiamo chiesto per Carola Rackete il divieto di dimora nella provincia di Agrigento, che comprende i porti di Porto Empedocle, Agrigento e Lampedusa perché è sufficiente per non danneggiare le indagini». La manovra della comandante della Sea Watch, che ha rischiato di travolgere una motovedetta delle Fiamme gialle, è stata valutata, ha spiegato ancora Patronaggio, «come un atto fatto con coscienza e volontà, con i motori laterali, che ha prodotto lo schiacciamento della motovedetta verso la banchina. La Sea Watch non era obbligata ad entrare in porto, è stata un’azione non necessitata perché la nave alla fonda aveva ricevuto assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità marittime per avere assistenza».
«Il procuratore aggiunto Vella», ha proseguito Patronaggio, «ha effettuato una perquisizione a bordo della nave per acquisire materiale probatorio per eventuali contatti tra i trafficanti libici e i componenti della Sea Watch. Questo materiale è coperto da segreto investigativo. I magistrati del pool anti immigrazione, nei prossimi giorni», ha annunciato Patronaggio, «sentiranno la comandante Rackete in ordine proprio a quest’altra contestazione: il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per il quale si procede separatamente. Andremo a verificare se vi sono stati contatti tra i trafficanti di esseri umani e la Sea Watch, se il contatto è avvenuto in modo fortuito o ricercato, se si è trattato di un atto di salvataggio in mare oppure di un’azione concertata». Il procuratore aggiunto Salvatore Vella ha convocato Carola Rackete per il prossimo 9 luglio, quando sarà interrogata come indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
«Dalla giustizia mi aspetto pene severe», ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, «per chi ha attentato alla vita di militari italiani e ha ignorato ripetutamente le nostre leggi. Dagli altri Paesi europei, Germania e Francia in primis, mi aspetto silenzio e rispetto. In ogni caso», ha aggiunto Salvini, «siamo comunque pronti ad espellere la ricca fuorilegge tedesca». Ieri la Germania ha provato a fare la voce grossa con l’Italia, chiedendo la liberazione di Carola Rackete. «Dal nostro punto di vista», ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, «una procedura nell’ambito dello stato di diritto può portare soltanto al rilascio di Carola Rackete, non si criminalizza chi salva vite». Da Vienna è arrivata la replica del capo dello Stato: «L’Italia», ha detto Sergio Mattarella, «ha una Costituzione che prevede una assoluta separazione dei poteri, l’assoluta indipendenza della nostra magistratura, e la questione è nelle mani della magistratura». «Ho parlato con la cancelliera tedesca Angela Merkel», ha spiegato il premier Giuseppe Conte, «che, tra l’altro, mi ha chiesto della comandante tedesca. Le ho detto che in Italia, come immagino anche in Germania, il potere esecutivo è distinto dal potere giudiziario».
Intanto domani, per un curioso paradosso, i rappresentanti di Sea Watch e Open Arms saranno auditi in commissione congiunta Giustizia e Affari costituzionali della Camera sul decreto Sicurezza bis, per l’iter di conversione in legge.
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