Il governo di Giorgia Meloni sull’immigrazione ha pagato pegno senza ottenere i risultati promessi in campagna elettorale. Ma negli ultimi mesi qualcosa di significativo è successo. Qualcosa di non trascurabile e tale da segnare un’inversione del trend. Qualcosa di spiegabile. Anzi inspiegabile. Almeno da parte del governo. Che non potrebbe certo permettersi di illustrarlo nel modo in cui proveremo a farlo noi.
Secondo i dati del Viminale, nel 2023 sono sbarcati illegalmente in Italia 157.652 clandestini. In pratica il 50% in più rispetto al 2022; quando erano arrivati in Italia 105.131 immigrati. Che il governo Meloni abbia quindi fallito, non vi è alcun dubbio. Ma se focalizziamo la nostra osservazione a quanto accaduto negli ultimi quattro mesi vediamo che qualcosa è successo. Una tendenza di diminuzione degli sbarchi appare infatti sempre più evidente.
Nell’ottobre 2023 sono infatti sbarcati poco più di 10.000 migranti (10.277 per la precisione). Il 24% in meno rispetto agli oltre 13.000 dell’ottobre 2022. A novembre la diminuzione è apparsa meno marcata; ma comunque significativa rispetto allo stesso mese del 2022. Stiamo parlando di un -8%. La tendenza discendente è tuttavia letteralmente esplosa in tutta la sua evidenza nei mesi di dicembre 2023 e gennaio 2024.
In questi due mesi si sono infatti registrate, rispetto allo stesso mese dell’anno prima, percentuali di decremento rispettivamente pari a -51% e -55%. Nei primi 6 giorni di febbraio la diminuzione rispetto allo stesso mese dell’anno scorso è stata comunque significativa risultando pari al -20% circa. Quali motivazioni possono essere addotte per spiegare questa inversione di tendenza? Senza dubbio l’opera di dissuasione messa in atto dall’esecutivo può avere sortito qualche effetto. Ricorderete il video di Giorgia Meloni in cui ammoniva i potenziali immigrati a non darsi per mare perché in Italia non avrebbero trovato rifugio se sprovvisti dei requisiti. Un messaggio rafforzato dal prolungamento della detenzione dei clandestini nei centri di permanenza e raccolta. Una quasi reclusione che può arrivare fino a 18 mesi. Di fronte a questa prospettiva appare probabile che più di un immigrato abbia deciso di non arrivare in Italia. Vi è poi da considerare che lo sforzo profuso da Giorgia Meloni in termini di accomodante politica estera con i Paesi africani, la Tunisia in particolare, abbia contribuito a creare un clima di maggiore e migliore collaborazione con i Paesi di provenienza. L’annunciato piano Mattei culminato con l’importante vertice Italia-Africa degli scorsi giorni sono la plastica testimonianza di quanto appena detto. Ma vi è forse qualcosa di più nascosto – e a tratti «malandrino» – tale da aver segnato una svolta nella gestione dei flussi migratori. Mi riferisco all’accordo con l’Albania. La cosa appare di per sé senza senso dal momento che questa convenzione non è entrata ancora in funzione. Eppure, il solo annuncio potrebbe aver contribuito ad una svolta. E perché il governo non lo dice apertamente? Perché magari non è così; o molto più probabilmente perché non può dirlo. Almeno nei termini che stiamo per illustrare noi. Quello che infatti nessuno può dire a Palazzo Chigi, a proposito di questo accordo, è che una volta dirottati in Albania i clandestini smettono di essere un problema esclusivamente italiano e diventano un problema maledettamente europeo. Indipendentemente dalle tecnicalità dell’accordo. Dall’Albania i clandestini possono infatti molto agevolmente oltrepassare i confini dirigendosi in Montenegro, Grecia, Macedonia e Kosovo. La porosità di queste frontiere farebbe cioè sì che gli immigrati possono andare dove vogliono in Europa. L’Italia, nel suo piccolo, è molto facile da controllare ed isolare. Basta dare un’occhiata ai muri alzati da Austria, Svizzera e Francia contro di noi. Con l’Albania niente di tutto questo potrebbe essere fatto. Sarebbe cioè la porta perfetta per far entrare gli immigrati che navigano il Mediterraneo verso l’Europa senza passare però da noi. Il vero significato dell’accordo con l’Albania in finale sembra essere proprio questo. Un significato niente affatto spiegabile e spendibile – in questi termini – dalle nostre autorità. E questo potrebbe aver indotto gli altri Paesi europei a fare la loro parte nei rispettivi Paesi di influenza in Africa nel rendere più rarefatte le traversate nel Mediterraneo. Ed il ridotto numero dei clandestini che possono essere accolti da Tirana, pari a 3.000, non fa che confermare questa interpretazione maliziosa.
Il numero è decisamente ridicolo. Ma se ogni mese queste 3.000 persone dirottate in Albania se ne scappano via, ecco che la capienza potenziale diventerebbe di 36.000. E qualora riuscissero a darsi alla fuga ogni 15 giorni, ecco che la capacità di ingresso arriverebbe a 72.000. Un’opera di implicita dissuasione condotta dal governo nei confronti dei suoi partner europei. Affinché la smettano di fare orecchie da mercante. Ma ovviamente nessuno, nelle grandi capitali europee, può spiegarlo in questi termini. Noi invece si!
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >