A leggere la ricostruzione un po’ pelosa sepolta ieri nelle pagine liguri de La Repubblica, sembrerebbe che la tragica morte di Camilla Canepa, la diciottenne deceduta dopo la seconda dose di vaccino anti Covid, abbia dato la scossa ai membri del Cts e del governo per imporre un «drammatico cambio di rotta» nella campagna vaccinale dei giovani. Non è andata così, anzi: l’accanimento istituzionale e sanitario contro i ragazzi si è, se possibile, intensificato proprio da allora in poi.
Prendiamo ad esempio proprio i famigerati Open Days, avviati – a detta del generale Francesco Figliuolo – dalla Regione Lazio, all’epoca guidata da Nicola Zingaretti. Dopo, e nonostante, la morte di Camilla, le altre regioni sono andate al traino sotto gli occhi indulgenti del Cts e del governo allora guidato da Mario Draghi. La vaccinazione era offerta ai nostri ragazzi in cambio di un panino con la porchetta, di un dj set, di un aperitivo sotto le stelle o di un gelato. Eppure, in quel caldo giugno del 2021, di inviti alla cautela sulla vaccinazione dei giovani ne erano arrivati tanti, in Europa, dalla commissione vaccinazioni tedesche Stiko all’Iss francese e al Comité National d’Ethique che la definì «eticamente e scientificamente inaccettabile». E pensare che pochi giorni prima Roberto Speranza aveva dichiarato che «immunizzare i più giovani è altamente strategico ed essenziale per la riapertura in sicurezza del prossimo anno scolastico».
Il 15 luglio 2021 arrivava anche lo stop dell’ente vaccinale governativo britannico Jcvi, che il 3 settembre precisava: «Il margine di beneficio per i sani di 12-15 anni è troppo esiguo». Ma l’Italia andava avanti. Dal 6 agosto il green pass diventava obbligatorio, nel nostro Paese, anche per i ragazzini dai 12 anni in su, obbligati ad esibire la prova della vaccinazione, o il tampone, per fare sport e accedere ai luoghi della formazione culturale. Anche l’accesso a scuola era ostacolato con ogni mezzo ai ragazzi non vaccinati: nella nota tecnica di ottobre 2021 e nel protocollo sanitario di novembre 2021 scattava la differenziazione delle quarantene tra alunni vaccinati e alunni non vaccinati, anche se negativi, in palese violazione delle evidenze scientifiche stabilite dall’Ecdc europeo. Obbligo surrettizio e gogna sociale, insomma, per i giovani sfuggiti all’inoculazione.
Con il Dl 172 del 26 novembre, la prova di vaccinazione o tampone veniva richiesta agli studenti anche per l’utilizzo del trasporto pubblico locale: ai giovani non vaccinati era di fatto impedito l’accesso a scuola. Le virostar se ne approfittavano: in quei giorni Fabrizio Pregliasco «non escludeva» la possibilità di «vietare la scuola ai bambini e studenti non vaccinati». Molte scuole reclutavano psicologi in classe per indurre alla vaccinazione i minori non vaccinati. A dicembre 2021 l’Istituto superiore di sanità apponeva sul proprio sito il bollino «Fake news» sulla frase «I bambini non si ammalano di Covid e se si ammalano non muoiono, dunque è inutile vaccinare» e diffondeva dati fuorvianti sui ricoveri pediatrici: «Circa 6 bambini su 1.000 vengono ricoverati in ospedale e circa 1 su 7.000 in terapia intensiva». Peccato che quel dato fosse la percentuale di ricoverati sui bambini positivi, non sul totale dei vaccinabili. Per l’ennesima volta, la scienza si piegava alla censura politica.
Sono stati sempre i ragazzi a finire nel mirino dell’antiscienza di Stato quando, il 4 dicembre 2021, Ema sconsigliava la somministrazione di Moderna agli under 18 per rischio miocarditi e invece l’Italia, causa temporanea carenza di fiale Pfizer, ne rafforzava la somministrazione ai più giovani proprio in quel mese, passando dal 15% al 40% nella fascia fino ai 20 anni e al 60-65% nella fascia dai 20 ai 29 anni.
A gennaio 2022, mentre Roberto Burioni definiva «indiscutibili» i benefici del vaccino ai bambini, i dati sugli eventi avversi erano valutati come «sottostimati» da uno dei più autorevoli epidemiologi del mondo, John Ioannidis.
L’input, come noto, era soltanto politico: il target primario della campagna vaccinale era proprio la fascia di età che meno di tutte aveva bisogno del vaccino anti Covid, i giovani. E’ stata questa l’aberrazione scientifica più clamorosa in quei drammatici anni pandemici, sostenuta proprio da istituzioni e medici compiacenti.
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