• Abbiamo il primato mondiale nel settore, esploso negli anni Ottanta e ora rilanciato dalle app. Disponibili sia abbonamenti, sia singoli file da scaricare. Anche Francesco Pannofino e Toni Servillo hanno prestato le loro voci.
  • Le indagini di mercato hanno rivelato che l’Italia è tra i Paesi che più ama gli audiolibri. La media di titoli ascoltati in un anno si aggira attorno ai 18.
  • «La tradizione orale risale a Omero». L’attore Tommaso Ragno: «Registrare alcune opere è una rottura. Esempi? “Il nome della rosa”».

Lo speciale comprende tre articoli.

L’audiolibro, il suo potere evocativo simile solo a quello della radio, è un’invenzione piuttosto datata, frutto degli anni Ottanta. Del boom economico, di un processo creativo che, però, non ha saputo compiersi a dovere. La mancanza di tecnologie, allora, ha fatto degli audiolibri piccoli oggetti di nicchia, indirizzati a un pubblico, colto e limitato. È stato Internet, anni più tardi, la diffusione domestica e verticale delle avanguardie tecnologiche a trasformare quei libri formato audio in un fenomeno di massa, redditizio e popolare.

Le app, Amazon Audible e Storytel, gli abbonamenti mensili formato Netflix, la formula cosiddetta dell’all you can listen (tutto quello che puoi ascoltare, ndr), accessibile ad appena 9,99 euro al mese. E poi la Emons, casa editrice il cui lavoro consiste nell’individuare scritti appetibili, comprarne i diritti e, attraverso un’apposita selezione della voce adeguata a leggerli, trasformarli in audiolibri. Negli anni di Internet, della rete e dei social network, le società di audiolibri si sono moltiplicate al punto da colmare (o quasi) la mancanza di letteratura.

L’Istat ha diffuso dati allarmanti. Nel corso dell’ultimo anno, solo il 40,5% della popolazione italiana si è degnato di prendere un libro tra le mani e leggerlo. Il restante 59,5% non ha sfogliato nulla, nemmeno un volume di ricette. Eppure, quando dalla lettura tradizionale si passa all’ascolto di audiolibri, i dati cambiano. L’Italia, tra tutti i Paesi, è uno di quelli più dediti all’ascolto. Si stima che, ogni anno, ciascun abbonato Audible, Storytel o chissà che altro ascolti, in media, 18,1 audiolibri. Un’enormità che, spiega Sergio Polimente, direttore editoriale della Emons, dovrebbe rincuorare.

«L’audiolibro serve per leggere di più, non per sostituirsi al libro. Il problema, con la lettura tradizionale, è il tempo che abbiamo a disposizione durante la giornata per poterci sedere a leggere. Un problema che l’ascolto può ovviare. Se si sta facendo un lavoro manuale che non abbia bisogno di grande concentrazione intellettuale, se si sta facendo dello sport o dei servizi domestici, è possibile infilarsi le cuffiette in testa e ascoltare il libro preferito». La scelta è sterminata. In formato audiolibro, in file mp3 o in cd fisico, si trovano i grandi classici e i libri d’ultima uscita. Si trova Alessandro Manzoni, con i suoi Promessi Sposi, e J.K. Rowling, con la saga di Harry Potter. Si trova la tetralogia de L’Amica Geniale e le pubblicazioni di Gianrico Carofiglio. Tutte, o quasi, lette dalla voce di un grande attore.

«Quello che ci dicono le ricerche di mercato è che il genere che funziona di più è il noir», spiega ancora Polimene, «In realtà, però, quel che funziona sopra tutto è l’abbinamento grande voce-grande libro». Vittorio Sermonti, compianto scrittore, ha letto la Divina Commedia e Le Metamorfosi di Ovidio. Claudio Bisio la produzione letteraria di Daniel Pennac. Paolo Poli ha letto il Pellegrino Artusi, Roberto Saviano Se questo è un uomo di Primo Levi. Tommaso Ragno, ancora, che in televisione vedremo tra i protagonisti della miniserie Baby, su Netflix dal 30 novembre, ha letto Il nome della rosa e il Pendolo di Foucault. Poi, da Umberto Eco è passato a Charles Dickens, prestando la propria voce a Oliver Twist. E raccontando che, per leggere ad alta voce, bisogna impiegare soprattutto la schiena.

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