Il Papa in Irlanda: «Sulla pedofilia abbiamo fallito»
Ansa
  • Francesco nel Paese ferito dagli abusi: «Crimini ripugnanti, provo vergogna».
  • A Dublino, davanti a mille persone, il religioso arcobaleno ribalta l’insegnamento della Chiesa. Per il prete «Dio crea persone gay» e la mancanza di scelta cancella il peccato. Il vero problema? I «sacerdoti omofobi». Ignorata dalle gerarchie la protesta dei fedeli.

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L’Airbus A320 dell’Alitalia con a bordo il Pontefice è atterrato ieri a Dublino alle 10.30 ora locale, il viaggio per il meeting mondiale delle famiglie si concluderà oggi con il ritorno a Roma previsto verso le 23. Ieri la prima intensa giornata dove il Papa ha parlato alle autorità, i rappresentanti della società civile e i membri del corpo diplomatico. In questo incontro Francesco ha parlato degli abusi, un dramma che ha colpito in modo forte anche l’Irlanda. «Il fallimento delle autorità ecclesiastiche – vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri – nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica».

Ha ricordato poi la lettera che Benedetto XVI scrisse nel 2010 ai cattolici d’Irlanda per invitarli a reagire senza fare sconti e quindi ha ricordato quella che lui stesso ha pubblicato qualche giorno fa. «Più recentemente, in una lettera al popolo di Dio», ha detto, «io ho ribadito l’impegno a eliminare questo flagello nella Chiesa. Ad ogni costo morale e di sofferenza». Il Papa ha parlato dopo il primo ministro, Leo Varadkar, che ha espressamente ricordato al Papa che «le ferite sono ancora aperte e c’è molto da fare per ottenere giustizia, verità e guarigione per le vittime e i sopravvissuti. Santo Padre, io le chiedo di usare il suo ufficio e la sua influenza per assicurare che questo sia fatto qui in Irlanda e in tutto il mondo».

Il Papa era arrivato al castello di Dublino dopo aver fatto visita al presidente della Repubblica d’Irlanda, Michael D. Higgins, e aver piantato un albero nel giardino della residenza, come aveva fatto Giovanni Paolo II nel 1979, l’altro Papa che aveva toccato il suolo irlandese. Rispetto al Paese che aveva incontrato il Papa polacco, Francesco si trova in un’Irlanda secolarizzata dove i referendum su matrimonio omosessuale e pro aborto hanno visto vincere i favorevoli. «Non occorre essere profeti», ha detto Francesco alle autorità, «per accorgersi delle difficoltà che le famiglie affrontano nella società odierna in rapida evoluzione o per preoccuparsi degli effetti che il dissesto del matrimonio e della vita familiare inevitabilmente comporteranno, ad ogni livello, per il futuro delle nostre comunità. La famiglia è il collante della società; il suo bene non può essere dato per scontato, ma va promosso e tutelato con ogni mezzo appropriato».

Nel pomeriggio di ieri si è recato nella Procattedrale di Santa Maria dove ha ascoltato la testimonianza di due nonni e di due giovani coppie di sposi. «Tra tutte le forme dell’umana fecondità», ha detto, «il matrimonio è unico. È un amore che dà origine a una nuova vita. Implica la mutua responsabilità nel trasmettere il dono divino della vita e offre un ambiente stabile nel quale la nuova vita può crescere e fiorire. Il matrimonio nella Chiesa, cioè il sacramento del matrimonio, partecipa in modo speciale al mistero dell’amore eterno di Dio». Insomma, come disse nel giugno scorso ai delegati del Forum della famiglie italiano, «la famiglia immagine di Dio è una sola, quella tra uomo e donna».

Durante il volo che lo ha condotto a Dublino il Papa ha mandato anche il consueto telegramma al presidente Sergio Mattarella invocando proprio sulla «nazione italiana… copiosi doni di lungimiranza e sapienza per continuare ad apprezzare e custodire il valore del matrimonio e della famiglia». La giornata di ieri si è conclusa con la grande festa delle famiglie nello stadio Croke Park.

Lorenzo Bertocchi

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