2025-02-14
Ivrea e la Battaglia delle Arance tra mito, storia e spettacolo
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La leggenda, la spettacolarità e la stratificazione di rituali, elementi folcloristici e simbolici forgiano il Carnevale di Ivrea e, in particolar modo, la Battaglia delle Arance.
Per l'occasione, la cittadina eporediese sarà presa d'assalto da migliaia di visitatori, provenienti anche fuori dal Piemonte. L'evento fa parte, d'altronde, del Calendario delle Manifestazioni italiane di rilevanza internazionale, come comunicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1956.
Le celebrazioni hanno avuto inizio lo scorso 6 gennaio e proseguiranno nelle date del 16, 23 e 27 febbraio fino ad arrivare alle cinque giornate dei veri e propri festeggiamenti del Carnevale tra sabato 1 e mercoledì 5 marzo. Il momento culminante è la Battaglia delle Arance del prossimo due marzo, un'occasione per immergersi in una cittadina che cambia pelle e diventa un vero e proprio campo di battaglia tra, da una parte, la levata di arance dei nove gruppi di aranceri a piedi e, dall'altra, la sfilata di cinquanta carri da getto trainati dai cavalli. Nel mezzo si trovano, invece, i tanti visitatori non affiliati ad alcuna delle due fazioni, con addosso il «berretto frigio», un cappello di colore rosso, segno di neutralità.
Al di là dell'unicità, della spettacolarità (e della bizzarria) della manifestazione, lo scontro tra le due fazioni rappresenta un momento carico di allegorie e storia.
Più in superficie la Battaglia delle Arance intende rappresentare una lezione di educazione civica, invitando migliaia di persone a scendere pacificamente in piazza, in un clima agonistico, ed esaltando i valori della lealtà e del rispetto. Si vedono spesso, infatti, strette di mano tra avversari nel corso della guerriglia.
Più in profondità, invece, l'evento eporediese affonda le proprie origini nei secoli addietro, più precisamente, nella rivolta popolare seguita dall'assassinio del tiranno cittadino per mano della leggendaria Violetta, la giovane figlia di un mugnaio e sposa di Toniotto, alla fine del XII secolo. Il lancio delle arance, come ci è poi stato tramandato con ulteriori correttivi e arricchimenti nel corso del Novecento, intende, così, commemorare lo scontro tra gli aranceri a piedi, ossia il popolo, contro gli uomini del tiranno, ossia i soldati provvisti di armatura a cavallo. Sullo sfondo sussistono regole cavalleresche non scritte ma sempre osservate nei secoli al fine di garantire l'incolumità ed esaltare l'ardore dello scontro.
Secondo la leggenda, Violetta riuscì a far ubriacare il tiranno e a tagliargli la testa nel sonno per opporsi allo «ius primae noctis», ossia al diritto, invero più mitologico che storicamente documentato, rivendicato dal tiranno di trascorrere la prima notte di nozze con la sposa del proprio suddito. Così, nelle raffigurazioni ottocentesche, Violetta viene adornata col tricolore italiano ed elevata a simbolo di libertà, chiaramente in continuità con gli ideali delle rivoluzioni risorgimentali. L'arancia, proiettile della manifestazione e frutto mediterraneo e solare, richiama invece la tendenza, presente in epoca carloalbertino, rivolta romanticamente verso l'esotico e il fantastico.
Simboli e rituali sedimentano, così, il Carnevale di Ivrea mantenendo sempre nel proprio cuore un messaggio di libertà, appartenenza, memoria condivisa e affratellamento tra due diverse fazioni cittadini - un messaggio, che in larga parte, è stato rimosso ai giorni nostri.
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In occasione del Carnevale, cinquanta carri, nove squadre di aranceri a piedi e migliaia di visitatori con il berretto rosso, simbolo di neutralità, trasformeranno la cittadina in un vero e proprio campo di battaglia.La leggenda, la spettacolarità e la stratificazione di rituali, elementi folcloristici e simbolici forgiano il Carnevale di Ivrea e, in particolar modo, la Battaglia delle Arance.Per l'occasione, la cittadina eporediese sarà presa d'assalto da migliaia di visitatori, provenienti anche fuori dal Piemonte. L'evento fa parte, d'altronde, del Calendario delle Manifestazioni italiane di rilevanza internazionale, come comunicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1956.Le celebrazioni hanno avuto inizio lo scorso 6 gennaio e proseguiranno nelle date del 16, 23 e 27 febbraio fino ad arrivare alle cinque giornate dei veri e propri festeggiamenti del Carnevale tra sabato 1 e mercoledì 5 marzo. Il momento culminante è la Battaglia delle Arance del prossimo due marzo, un'occasione per immergersi in una cittadina che cambia pelle e diventa un vero e proprio campo di battaglia tra, da una parte, la levata di arance dei nove gruppi di aranceri a piedi e, dall'altra, la sfilata di cinquanta carri da getto trainati dai cavalli. Nel mezzo si trovano, invece, i tanti visitatori non affiliati ad alcuna delle due fazioni, con addosso il «berretto frigio», un cappello di colore rosso, segno di neutralità.Al di là dell'unicità, della spettacolarità (e della bizzarria) della manifestazione, lo scontro tra le due fazioni rappresenta un momento carico di allegorie e storia.Più in superficie la Battaglia delle Arance intende rappresentare una lezione di educazione civica, invitando migliaia di persone a scendere pacificamente in piazza, in un clima agonistico, ed esaltando i valori della lealtà e del rispetto. Si vedono spesso, infatti, strette di mano tra avversari nel corso della guerriglia.Più in profondità, invece, l'evento eporediese affonda le proprie origini nei secoli addietro, più precisamente, nella rivolta popolare seguita dall'assassinio del tiranno cittadino per mano della leggendaria Violetta, la giovane figlia di un mugnaio e sposa di Toniotto, alla fine del XII secolo. Il lancio delle arance, come ci è poi stato tramandato con ulteriori correttivi e arricchimenti nel corso del Novecento, intende, così, commemorare lo scontro tra gli aranceri a piedi, ossia il popolo, contro gli uomini del tiranno, ossia i soldati provvisti di armatura a cavallo. Sullo sfondo sussistono regole cavalleresche non scritte ma sempre osservate nei secoli al fine di garantire l'incolumità ed esaltare l'ardore dello scontro.Secondo la leggenda, Violetta riuscì a far ubriacare il tiranno e a tagliargli la testa nel sonno per opporsi allo «ius primae noctis», ossia al diritto, invero più mitologico che storicamente documentato, rivendicato dal tiranno di trascorrere la prima notte di nozze con la sposa del proprio suddito. Così, nelle raffigurazioni ottocentesche, Violetta viene adornata col tricolore italiano ed elevata a simbolo di libertà, chiaramente in continuità con gli ideali delle rivoluzioni risorgimentali. L'arancia, proiettile della manifestazione e frutto mediterraneo e solare, richiama invece la tendenza, presente in epoca carloalbertino, rivolta romanticamente verso l'esotico e il fantastico.Simboli e rituali sedimentano, così, il Carnevale di Ivrea mantenendo sempre nel proprio cuore un messaggio di libertà, appartenenza, memoria condivisa e affratellamento tra due diverse fazioni cittadini - un messaggio, che in larga parte, è stato rimosso ai giorni nostri.
L’Istat ha diffuso ieri gli ultimi dati sulla produzione industriale. L’Istituto stima una crescita ad aprile dello 0,5% rispetto a marzo e su base annua dell’1,3%. Quindi, per il terzo mese consecutivo si registra un aumento congiunturale. A fare da traino i beni intermedi e quelli strumentali, mentre i dati sono negativi per l’energia e i beni di consumo. Decisamente positivi gli incrementi in ragione d’anno per la produzione di mezzi di trasporto (+17,8%), prodotti farmaceutici (+7,9%), macchinari e attrezzature di alcuni settori. In frenata, invece, il tessile abbigliamento, il legno, la carta e la stampa. Certo non sono cifre da record, ma danno il segno di una produzione industriale che prosegue nel suo cammino di recupero, sostenuta dagli investimenti in macchinari e nei settori più innovativi. In flessione invece la dinamica dei consumi, probabilmente legata all’aumento dei costi dell’energia che assorbe una parte più ampia dei redditi disponibili. Insomma, la traiettoria appare positiva. Da un confronto con l’Europa a 27 sul Pil del primo trimestre del 2026, mentre l’Italia mostra una crescita dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, l’Ue flette dello 0,1% e l’eurozona dello 0,2%.
Tinte in chiaroscuro caratterizzano anche la relazione che l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha presentato alla Camera sulla politica di Bilancio 2026. Il rapporto illustrato dalla presidente Lilia Cavallari ha sottolineato come la nostra finanza pubblica appaia oggi più solida e credibile ma come sia chiamata, al tempo stesso, anche a fare i conti con le incertezze e le tensioni internazionali e alcuni problemi strutturali interni mai risolti. Secondo l’Upb, la gestione prudente della finanza pubblica negli ultimi anni ha fatto crescere la credibilità del nostro Paese, con un rapporto tra deficit e Pil in diminuzione e con il traguardo di scendere sotto il 3% che appare ormai a portata. Certo, però, si deve essere ben consapevoli dei rischi geopolitici globali e delle tensioni internazionali con cui si manifestano. L’ufficio parlamentare di bilancio conferma una crescita dello 0,5% quest’anno e dello 0,6% nel 2027. Ma i conflitti in essere e le tensioni commerciali che ne conseguono potrebbero ridurre la crescita del Pil italiano tra lo 0,3% (nel 2026) e lo 0,4% (nel 2027).
Un capitolo importante è quello dedicato al Pnrr, la cui implementazione è certamente per l’Italia e per il governo Meloni una indubbia storia di successo. Il piano nazionale di ripresa e resilienza è stato (e continua a essere) un autentico motore per la nostra crescita economica. L’impatto positivo sul Prodotto interno lordo italiano è stimato a circa l’1,8% per il 2026. La sfida è ora quella di trasformare davvero questi importanti fondi straordinari nelle riforme strutturali necessarie e in uno stabile rafforzamento della pubblica amministrazione. Allo stesso modo, ci sono elementi che nel lungo termine potrebbero minacciare la sostenibilità del sistema di welfare e, in particolare, della sanità pubblica. Si tratta dell’invecchiamento della popolazione, che richiede più cure e assistenza, degli effetti negativi dell’inflazione sul potere d’acquisto dei salari e il forte divario tra Nord e Sud. Tutti temi, questi, non da oggi al centro delle politiche di governo, come dimostrano anche i recentissimi rinnovi contrattuali del settore pubblico o le misure per gli investimenti nel Mezzogiorno, come la Zes unica.
D’altra parte, pur tra le difficoltà di quadro complessivo, a confortare sono i risultati nel mercato del lavoro. In aprile gli occupati sono cresciuti di 123.000 unità, pari a +0,5%. Il tasso di occupazione è aumentato dal 62,70% di marzo, al 63,10% in aprile, toccando il suo massimo storico: solo per dare un’idea, il minimo storico del settembre 2013 era invece del 54,20%. Gli occupati sono oltre 24 milioni (24.336.920). Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,10% e anche quello giovanile, pur preoccupante, è diminuito di quasi un punto: siamo al 16,90% contro il 17,70% della rilevazione precedente. Finora, con il governo di centrodestra, sono stati creati quasi 1,2 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato, a un ritmo che sfiora i 1.000 nuovi occupati al giorno. Certamente c’è, come sottolinea l’Upb, una situazione non soddisfacente dei salari reali, anche se nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1%. Ma soprattutto va rilevato (si veda il grafico in pagina) che i salari orari reali, crollati nel biennio 2021-2022, poi dal 2023 ad oggi hanno visto un significativo recupero, per quanto la strada sia ancora lunga. L’ambizione è quella di continuare su questa via, evitando al tempo stesso rischi inflazionistici.
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Edizione anni Sessanta del Raid motonautico Pavia-Venezia (© 2026 RAID PAVIA VENEZIA)
Il fiume, al posto dell’asfalto. Il teatro, la Pianura bagnata dal Ticino e dal grande Po, fino alla Laguna veneta. Lungo i 414 chilometri di tragitto sulle acque dal 1929 si corre ancora oggi una delle più appassionanti gare di motonautica, arrivata alla sua 73ma edizione nel 2026. Il Raid Pavia-Venezia è anche la competizione più lunga del mondo in acque interne.
Era il 9 giugno 1929 quando lungo le sponde del Ticino di fronte alla Società Canottieri Pavia si riunì una folla di curiosi e appassionati, attratti dall’iniziativa di cimento nautico promossa dall’ingegnere napoletano Vincenzo Balsamo, appassionato di motonautica. Sul pelo dell’acqua, 24 barche a motore di vario tipo e configurazione, entro e fuoribordo. I piloti e i motoristi erano tutti dilettanti appassionati, molti dei quali soci della Lega Navale di Milano. Il via di primo mattino, per evitare il buio nell’ultima parte del tragitto che avrebbe costretto a sospendere la gara fino al giorno successivo. Scomparse alla vista degli spettatori pavesi tra le scie e il fumo dei motori, i natanti fecero tappe cronometrate lungo un percorso che toccava il Ponte della Becca sul Ticino, Piacenza, L’Isola Serafini, Cremona, Zibello, Revere, Pontelagoscuro e nell’ultimo tratto attraverso le conche della Volta Grimana e di Cavanella d’Adige fino alla Laguna e a Venezia. In 10 arrivarono al traguardo, di cui solo alcuni nella serata del 9 giugno. A vincere la prima edizione del Raid Pavia Venezia fu il pavese Ettore Negri, alla guida di un fuoribordo con motore da 644cc fabbricato negli Usa dalla Elto (l’antenata della Evinrude). Con appena 20 cv di potenza, Negri spinse il motoscafo fino a toccare la media di oltre 40 km/h fino a Cavanella Po (abbassata poi a 35 per effetto delle soste forzate alle conche) coprendo i 414 chilometri in appena 11 ore e 38 minuti. Dietro di lui Franco Mazzotti, secondo classificato in 12 ore e 22 minuti alla guida di un «cruiser» entrobordo da 80 cv, giunto quasi un’ora dopo Negri a causa dei numerosi incagliamenti dovute alle secche che penalizzavano gli scafi più grandi. Altri tre concorrenti tagliarono il traguardo prima delle 20, ora di chiusura dei controlli della prima giornata. Gli altri 5 giunsero a Venezia il giorno seguente, dopo aver passato la notte sulle rive del Po. Conclusero la gara il primo giorno anche due adolescenti su fuoribordo «piccolo» con motore Johnson da 350cc, il diciottenne Castiglioni e il sedicenne Meregatti. Poco dopo le 23.00 del secondo giorno, la gara riservò un’ulteriore sorpresa. Nella Laguna illuminata solo dal chiarore della Luna comparve il motoscafo pilotato da una donna, Franci Balboni, pioniera della motonautica al femminile. Sporca e bruciata dal sole, si unì alle celebrazioni a notte inoltrata.
Il successo e l’eco sulla stampa dell’impresa fece sì che questa diventasse un appuntamento annuale, interrotto solamente negli anni della guerra. Nelle edizioni anni Trenta diversi furono i concorrenti illustri, mentre il progresso della tecnica in campo motonautico aggiunse la categoria degli idroscivolanti, veri e propri missili lanciati sul pelo dell’acqua. I tempi di percorrenza tra le due città furono più che dimezzati a poco più di 5 ore. Anche Vito Mussolini, figlio del Duce, partecipò nel 1936 in coppia con il principe Ruspoli. Figura epica di quelle edizioni fu il conte torinese Teofilo «Theo» Rossi di Montelera, figura di gentleman aristocratico campione di bob e di motonautica (suo fu il record di velocità di 113 km/h raggiunto nel 1933 sul lago di Bracciano). La competizione riprese soltanto nel 1952 dopo la lunga parentesi bellica, con edizioni sempre più orientate alla velocità che negli anni 70-80, protagonista il padovano conte Antonio Petrobelli, campione di motonautica che nel 1984 fece registrare l’impressionante media di oltre 187 km/h che nel 1989 egli stesso superò, raggiungendo i 198,868 km/h. Petrobelli perderà la vita nelle stesse acque della Pavia-Venezia, quando durante la prova di uno scafo nel 1994 perse il controllo mentre correva ad oltre 200 km/h nei pressi di Pontelagoscuro. Aperta anche alle moto d’acqua dall’edizione 2001. Nel 2025 il muro dei 200 km/h di media è abbattuto dal campione Guido Cappellini, che vince la gara alla media di 207,260 km/h.
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