Caro Carlo Calenda le scrivo questa cartolina per assicurarmi che Carlo e Calenda stiano ancora insieme. Con lei non si sa mai. Ogni giorno fa una scissione. Non è che ha scisso anche il nome dal cognome? Non è che Carlo sta accusando Calenda di essere un populista e Calenda sta accusando Carlo di essere un cretino?
Non che la cosa ci stupirebbe, per carità, ma se ci avverte ci mettiamo in fila per assistere allo spettacolo. Del resto l’ha sempre detto che bisognava puntare sulle persone capaci. E lei si sta dimostrando all’altezza della promessa: è davvero capace di tutto. Buono a nulla, si capisce. Ma capace di tutto.
Restiamo solo alle ultime imprese: dopo aver litigato con Pd, Emma Bonino, Renzi e persino interi pezzi del suo partito (Bologna), ha preso la consueta sonora scoppola alle elezioni in Sardegna. Pensavamo che non le facesse nemmeno più effetto, dal momento che ci è abituato. Invece ha avuto un sussulto. E ha reagito con una frase forte che sembrava impostare un cambio di rotta: basta scissioni, ora bisogna unirsi. «Impossibile non andare insieme con i 5 Stelle», ha dichiarato in pompa magna. Sembrava perfino crederci. Senonché il giorno dopo i 5 Stelle li ha definiti: «populisti, trasformisti, incapaci», responsabili del «disastro dei conti pubblici» nonché «abolitori della dignità». Come dimostrazione della volontà di andare d’accordo non proprio un granché.
Lei che parla spesso di vita reale, cioè di quello che succede fuori dal vostro piccolo mondo impazzito della politica, s’immagini se un normale cittadino si comportasse così: quell’idraulico è incapace, impossibile non chiamare lui. Oppure: quel commercialista è un disastro per i conti, impossibile non andare da lui. Che cosa diremmo? Chiameremmo l’ambulanza. Ecco: ci pensi. All’ambulanza. So che invece lei ora sta pensando a come rispondere sui social (ah i suoi social), dicendo ancora una volta che non l’abbiamo capita. Il problema però, mi creda, non è che non la capiamo noi. È che, come è evidente dalle urne, non la capiscono gli italiani. Non l’hanno capita mai. Non hanno mai capito che cosa vuole davvero dalla sua vita. E, soprattutto, dalla loro.
La sua carriera politica è stata un’ascesa continua sulla scala degli insuccessi. Ha fondato Italia Futura con Montezemolo, ed è fallita; è entrato in Scelta Civica, ed è stato trombato; nel 2018 è entrato nel Pd proclamando: «Non serve un nuovo partito», poi se ne è uscito fondando un nuovo partito. Si è alleato con la Bonino e ci ha litigato, s’è alleato con Renzi e ci ha litigato. Uno dopo l’altro ha mollato tutti e tutto, a parte qualche cadreghina da distribuire agli amichetti. Una realtà, deve ammetterlo, assai lontana dai suoi sogni. Ricorda quando lanciò il Fronte Repubblicano? Si sentiva De Gaulle. E invece è finito come Pierrot.
Nonostante gli insuccessi, però, da sempre lei riserva insulti feroci, soprattutto a quelli che dovrebbero stare dalla sua parte. Emiliano? «Come politico è una sega». Boccia? «Totalmente inetto». Di Maio? «Non so chi sia». Renzi? «Ridicolo». Conte? «Incapace e abolitore della dignità». Se è così che tratta gli amici, ci terrei a non essere considerato tra di loro. Perciò ho scritto la cartolina. Con tanti saluti a Carlo e anche a Calenda, se nel frattempo, com’è assai probabile, non hanno litigato.
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