Da Bruxelles 20 miliardi per le armi Kiev: «Vogliamo 80 aerei e 300 tank»
Ansa
  • L’Ue prepara un fondo per finanziare le imprese nazionali che riforniranno le scorte militari dell’Ucraina fino al 2027. Oggi la riunione tra i ministri degli Esteri. Guido Crosetto chiarisce: «L’Italia non darà gli F-16».
  • A commento del colloquio tra il cardinale e Joe Biden solo una stringata nota. Il porporato ha incontrato anche il deputato dem Cohen, fiero sostenitore del diritto all’aborto.

Lo speciale contiene due articoli.

Potrebbe essere in arrivo un cambiamento epocale ideologico per l’Unione Europea. Almeno dal punto di vista della Difesa comune. Bruxelles ha intenzione di proporre un fondo dedicato per dare continuità alle scorte militari dell’Ucraina per i prossimi quattro anni. Il fondo avrebbe un tetto massimo di 20 miliardi di euro. Una cifra pari a cinque volte i 4 miliardi che il blocco ha stanziato finora per Kiev. Lo riporta Politico, citando fonti diplomatiche a conoscenza del caso. Questa proposta però non implicherebbe il pagamento diretto di forniture all’Ucraina, ma servirebbe a rimborsare parte dei costi di acquisto degli Stati membri e aiuterebbe anche a pagare l’addestramento dei soldati ucraini.

Questa mossa, se approvata, darebbe soluzioni di pianificazione a tutte quelle industrie della difesa che non sapevano se aumentare la produzione in maniera strutturale pressate, sì, dalla forte richiesta di armamenti in più, ma afflitte dal dubbio se costruire le infrastrutture necessarie con l’incertezza di rimanere senza commesse di qui a breve. A favorire la proposta di Bruxelles probabilmente la spinta ricevuta dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden che, come il suo predecessore Donald Trump, da tempo chiede all’Europa di assumersi maggiori responsabilità e costi per la propria difesa. Questo progetto dovrebbe reggersi grazie all’ampliamento di un fondo già esistente: l’European Peace Facility. L’Alto commissario Josep Borrell da tempo parla di questo progetto, al quale si aggiunge l’ipotesi di stanziare 50 miliardi di euro in assistenza non militare per Kiev tra il 2024 e il 2027. Tutto questo dovrebbe finire sul tavolo della riunione dei ministri degli Esteri europei che si terrà oggi e cui seguirà una conferenza stampa. Alla riunione che si aprirà proprio sul tema Ucraina, nel pomeriggio parteciperà anche il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken, con cui si terrà uno scambio informale.

E intanto continuano le richieste di armamenti da parte di Kiev: «L’Ucraina ha bisogno di 300 corazzati e 80 F-16» ha detto il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak, ma a proposito dei caccia il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, è intervenuto parlando per l’Italia: «Non abbiamo F-16 e non abbiamo intenzione di comprarli per addestrare gli ucraini», ha concluso spiegando di ribadire «definitivamente» la posizione del governo.

Nel frattempo, sul campo, infuriano i combattimenti, soprattutto in Crimea: un deposito di munizioni sarebbe esploso a seguito di un attacco nel distretto di Kirovsky e le autorità russe sono state costrette a chiudere l’autostrada Tavrida che collega il ponte di Crimea della città portuale di Kerch nel Mar d’Azov con Sebastopoli sulla costa del Mar Nero della penisola. Duemila persone hanno dovuto abbandonare quelle zone a causa del vasto incendio. L’attacco, anche questa volta, è stato subito rivendicato da Kiev. Il capo dell’intelligence Kyrylo Budanov ha scritto: «Un’operazione di successo è stata condotta nella Crimea occupata. Il nemico sta nascondendo l’entità dei danni e il numero delle vittime». Anche se più tardi la stessa intelligence militare smentisce il coinvolgimento. Si attacca e ci si difende anche dall’altra parte delle barricate. Nella notte la regione di Zaporizhzhia è stata presa di mira dall’esercito russo. I raid aerei hanno causato numerose esplosioni. Aumentano i combattimenti anche intorno al fiume Dnipro, riferisce l’intelligence britannica, «entrambe le parti utilizzano motoscafi piccoli e veloci e l’Ucraina ha utilizzato con successo droni di attacco per distruggere alcune imbarcazioni russe». E, secondo Kiev, la Russia starebbe pianificando un massiccio attacco nella regione nord- orientale di Kharkiv, nel tentativo di distogliere gli sforzi dell’Ucraina dalla sua controffensiva.

Ma è il mancato accordo sul grano a preoccupare l’intera comunità internazionale. Mosca ha dichiarato che l’Onu ha tre mesi di tempo per ottenere la ripresa dell’accordo sull’esportazione di grano attraverso il Mar Nero a condizione che arrivino «risultati concreti» per quanto riguarda il rispetto della parte russa del patto. La conferma arriva dallo stesso presidente russo Vladimir Putin, che si è detto disponibile a tornare nell’accordo del grano se gli ostacoli alle esportazioni agricole russe saranno rimossi.

Intanto però, da oggi, tutte le navi che navigano nel Mar Nero verso i porti ucraini saranno considerate potenziali vettori di carichi militari. L’avvertimento arriva dal ministero della Difesa russo che ha anche puntualizzato che i Paesi di bandiera di tali navi saranno considerati coinvolti nel conflitto ucraino come alleati di Kiev. Oltretutto, diverse aree nelle parti nord ovest e sud est delle acque internazionali del Mar Nero sono state dichiarate pericolose per la navigazione.

Il leader della Wagner Yevgeny Prigozhin, nel frattempo, è apparso in un nuovo video non autenticato in cui avrebbe detto: «Quello che sta succedendo al fronte è una vergogna in cui non abbiamo bisogno di essere coinvolti» e poi, rivolgendosi ai suoi, in Bielorussia, avrebbe aggiunto: «Prepariamoci per un nuovo viaggio in Africa. Forse torneremo in Ucraina quando non saremo costretti a vergognarci».

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