Dopo il sistema Bari e quello Triggiano, finiti sotto le macerie giudiziarie, è pronto a saltare in aria il terzo elemento del tridente di Michele Emiliano: Trani. Da qualche tempo c’è un via vai di testimoni che si dividono tra la Procura tranese, quella di Lecce e i carabinieri di Bari. I meccanismi descritti da chi sostiene di combattere una «cappa» locale che cercherebbe di mettere all’angolo chi si si trova di traverso sulla strada dei sostenitori di Sud al Centro, il movimento fondato da Sandro Cataldo, marito dell’ex assessore regionale Anita Maurodinoia, finito nei guai per l’ipotizzata compravendita di voti a Triggiano, appaiono come una replica del modello di potere già sperimentato negli altri due casi esaminati dagli inquirenti. E mentre a Bari è emerso, davanti al Tribunale del Riesame (dove Cataldo ha chiesto l’annullamento della custodia cautelare), che il grande portatore di voti per il centrosinistra sapeva dell’inchiesta e anche che tirava aria di manette, a Trani sta venendo alla luce che alcuni esponenti locali di Sud al Centro si sarebbero mossi per il sostegno elettorale in cambio di posti di lavoro. In particolare qualche candidato, conferma chi ha potuto leggere denunce e verbali di testimoni, si sarebbe ritrovato, dopo le elezioni comunali, a lavorare prima per una partecipata del settore dei trasporti e poi proprio per la società di Cataldo, che si occupa di promuovere una università telematica. A Trani, alle ultime amministrative Sud al Centro ha raccolto 1.537 voti (oltre il 5 per cento), eleggendo due consiglieri comunali. Ma la questione si presenta come più vasta. Franco Nugnes, attivista di un gruppo social di denuncia, per esempio, nei suoi esposti sostiene di essere stato minacciato. «Anche di morte», dice alla Verità. Dopo il suo licenziamento dalla partecipata dei rifiuti ha dovuto ingaggiare una battaglia legale e ha cominciato a denunciare i fatti di cui era a conoscenza: presunti affidamenti sospetti e inserimenti di lavoratori nelle partecipate. Alla fine del 2022 alcuni fascicoli risultavano già iscritti, ma non suscettibili di comunicazione. Quindi: secretati. Tra gli inquirenti bocche cucite. Mentre Nugnes si sarebbe ritrovato faccia a faccia con una persona molto influente che gli avrebbe chiesto di ritirare gli esposti e di non denunciare più gli intrighi. Ma il fronte più caldo parte da Bari. Dove i testimoni sentiti sembrano aver confermato parte dello scenario prospettato da Nugnes. Qui circolano anche degli audio dai quali emerge che alcuni candidati non eletti nel centrosinistra a Trani, coincidenza, si sono ritrovati a lavorare per le municipalizzate dell’area barese. Proprio uno dei sostenitori di Sud al Centro, assunto a tempo determinato con contratto poi non rinnovato nella partecipata dei trasporti, ha snocciolato con gli inquirenti una serie di nomi di elettori e consiglieri comunali assunti come controllori sui bus, premettendo che la sua assunzione, stando alle promesse ricevute prima della campagna elettorale, sarebbe stata subordinata al suo sostegno. Il contratto, stando al racconto, glielo avrebbe sottoposto un amministratore del Comune in un bar di Trani: il Gattopardo. Le filiere della politica, se le accuse dovessero rivelarsi confermate, sembrano essere il cuore del sistema elettorale di una parte del centrosinistra. Che ora sta andando in pezzi. Ieri un assessore si è dimesso: Rocco Palese (Sanità). Mentre per Anna Grazia Maraschio (Ambiente) Emiliano ha chiesto di restituire la delega. Nel messaggio ai colleghi di giunta il presidente ha spiegato che l’avvicendamento avverrebbe per ragioni «esclusivamente politiche». Ma Emiliano, per tentare di salvare capra e cavoli, oltre a cambiare due dei dieci assessori (sono entrati Serena Triggiani, all’Ambiente, e Debora Ciliento, ai Trasporti e Mobilità sostenibile) ha creato anche una delega alla Legalità, per accontentare il leader pentastellato Giuseppe Conte (che l’aveva richiesta). E, come anticipato dalla Verità, dopo una serie di «no» incassati da magistrati e generali in pensione, ha pescato tra i familiari delle vittime di mafia, scegliendo Viviana Matrangola, figlia di Renata Fonte, uccisa a Nardò nel 1984 per essersi opposta, da assessore comunale, alla lottizzazione abusiva. La situazione, però, quando questo giornale è andato in stampa, sembrava ancora in stallo.
Sul fronte della mozione di sfiducia che il centrodestra, visti i numeri risicatissimi in Consiglio regionale sui quali può contare il governatore, ha in animo di presentare entro oggi, i pentastellati si sono sfilati, facendo sapere che non la voteranno. D’altra parte c’è un certo imbarazzo, dato che in giunta contavano su due assessori (che si sono dimessi). Hanno confermato, comunque, di essere usciti «dal perimetro della maggioranza». I grattacapi per Emiliano, però, non sono finiti. Gli inquirenti baresi stanno cercando di risalire alle «fonti romane (così le avrebbe definite il governatore, ndr)» citate nel messaggio Whatsapp inviato all’ex assessore regionale Alfonso Pisicchio, al quale Emiliano avrebbe intimato di dimettersi da commissario dell’Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione poche ore prima del suo arresto («o ti dimetti o ti caccio»). Gli smartphone di Pisicchio sono già sotto esame. Inoltre, verrà ascoltato in Commissione parlamentare antimafia sulla visita a casa della sorella del boss Capriati alla quale, secondo Emiliano, avrebbe preso parte il sindaco di Bari Antonio Decaro (che però ha smentito). E l’ufficio di presidenza ha deciso di convocare anche il procuratore di Bari Roberto Rossi.
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