Quel che più stupisce, leggendo il profilo Twitter (o se preferite X) di Marcello Degni, è che per anni abbia potuto continuare imperterrito a pubblicare i suoi proclami politico-ideologici: senza alcun problema, senza che nessuno se ne accorgesse, e senza che ci fosse la minima reazione. Degni è il magistrato della Corte dei conti che dal 30 dicembre è finito in un mare di polemiche per un tweet con cui rimproverava al segretario del Pd Elly Schlein di non aver fatto le barricate contro la legge di Bilancio del centrodestra: «C’erano le condizioni per l’ostruzionismo e l’esercizio provvisorio», ha scritto, «e potevamo farli sbavare di rabbia».
Su Twitter-X, in realtà, Degni è politicamente scatenato da anni. E il suo profilo è tutto segnato e contraddistinto da idee di parte. Anche negli ultimi mesi il magistrato ha marcato l’online con decine, centinaia di giudizi schierati, univoci, ideologici: si va dall’avversione contro ogni tipo di destra («con i fasci non si parla») alla predilezione per Il Manifesto («il giornale più bello del mondo»), dall’inclinazione per i cattivi maestri alla Toni Negri («ha scritto cose bellissime…») all’intolleranza per ogni tentativo di riforma della giustizia («Resistenza, resistenza, resistenza»). Nel suo stesso profilo, del resto, Degni si definisce senza problemi per quel che è, e cioè un «economista di sinistra», anche se subito dopo aggiunge di essere «disilluso dai partiti italiani». Non per nulla, Degni è uno dei 36 consiglieri della Corte dei conti «di nomina governativa» (su un organico totale di circa 400 magistrati contabili) e a sceglierlo nell’ottobre 2017 è stato l’esecutivo di Paolo Gentiloni, due anni dopo divenuto presidente del Pd.
La questione del tweet di Degni sarà esaminata oggi in «un’adunanza» del Consiglio di presidenza, cioè l’organo che per i giudici contabili ha grosso modo le stesse funzioni di governo che per le altre toghe ha il Consiglio superiore della magistratura. L’adunanza sarà «straordinaria» e si svolgerà dalle 17, a porte chiuse e in videoconferenza: il calendario 2024 del Cdp prevedeva un’udienza il 16 gennaio, ma evidentemente s’è deciso che il caso meritasse la massima tempestività. «Nessun magistrato dovrebbe mai esternare giudizi politici di alcun tipo», dice alla Verità Tullio Padovani, già docente di diritto penale a Pisa e tra i massimi giuristi italiani, «e un magistrato contabile non può certo ritenersi diverso dagli altri: anzi, visto che la Corte dei conti è pericolosamente vicina alla politica, di cui deve giudicare gli atti contabili, i suoi magistrati dovrebbero essere il più possibile imparziali, indipendenti e sereni». Padovani è severo sul caso Degni: «Finora la Corte dei conti si era distinta per discrezione», sottolinea, «e questa è certamente una novità negativa».
I magistrati contabili devono rispondere alle stesse regole che governano l’intero ordine giudiziario. In più, esiste un «Codice deontologico dei magistrati della Corte dei conti», varato nel 2006, che impone loro di «mantenere un’immagine di imparzialità e indipendenza», nonché di evitare «qualsiasi coinvolgimento in centri di potere politico, economico, finanziario che possano condizionare l’esercizio delle funzioni o comunque appannarne l’immagine».
Le accuse che contro Degni saranno mosse oggi pomeriggio nel Consiglio di presidenza riguarderanno di certo la sua manifesta parzialità, ma s’ipotizza possa essergli rimproverato anche l’aver gettato discredito sull’ordine giudiziario cui appartiene. Gli verrà garantito il diritto di difendersi, per iscritto o verbalmente, e la decisione potrebbe richiedere alcuni giorni. Tutto è nelle mani degli 11 membri del Cdp: il presidente della Corte dei conti, Guido Carlino, altri sei magistrati e i quattro componenti «laici» eletti dal Parlamento nell’aprile 2023.
Le sanzioni che in teoria si allungano sulla testa di Degni sono più o meno le stesse che, nel Csm, rischierebbe un magistrato penale. Lo spettro di possibilità è ampio. Si va dalla censura – un banale rimprovero – alla sospensione temporanea dalle funzioni o dallo stipendio, fino alla radiazione. Le sanzioni serie, però, sono un’eventualità rarissima: la super-casta, infatti, si autoassolve sempre.
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