A Parigi sfilano sogni e frammenti di arte
Maria Grazia Chiuri (Getty Images)
La guerriglia nella capitale francese non ferma lo storico appuntamento con l’haute couture: l’immaginazione lascia il posto alla trasgressione in un tripudio di colori e omaggi ai geni della pittura e della scultura. Un tributo al «guardaroba impossibile».

Alle ragazze e ragazzi dello Ied che seguono i corsi di giornalismo di moda, dopo le ultime sfilate di Parigi, è stato dato il compito di scrivere di Daniel Roseberry, il fantasioso couturier che disegna Schiaparelli, la maison, del gruppo Tod’s di Della Valle, e che fa sempre parlare di sé per le straordinarie creazioni. Agli aspiranti futuri stilisti, fashion stylist, comunicativi, consulenti di moda che usciranno dell’Istituto europeo di design, Rosberry è piaciuto tantissimo: creativo, fantasioso, coraggioso, istintivo e quel tanto surreale che lo fa entrare nelle pieghe della grande Elsa. Parlare di Schiaparelli non è mai compito facile. Sono sogni che diventano abiti, sono abiti per divine inarrivabili, è la vera haute couture che si fa concretezza. E viene spontaneo chiedersi, chi li indosserà?

Alla domanda ha risposto direttamente Daniel Roseberry spiegando di aver voluto dare corpo a «un guardaroba impossibile». Capi pazzeschi, dalle forme ingigantite, veri e propri pezzi unici e di design, quelli della collezione autunno inverno 2023-2024, presentata al Petit Palais. Sono creazioni concepite come fossero opere d’arte, lontanissime quindi dalle logiche del guardaroba. Lo stesso Roseberry le definisce «un’interpretazione surrealista dell’armadio base di una donna». Gli abiti di Schiaparelli sono riferimenti artistici e senza tempo. Omaggiano le opere di Dalí e Miró, il mondo di Matisse, i gioielli si rifanno nelle forme alle sculture di Giacometti. Sono il frutto di un lavoro di immaginazione che sconfina nella trasgressione. E viceversa. «C’è un senso di libertà, di disobbedienza», spiega lo stilista americano. «Sono pezzi che una donna può assemblare come vuole, con quella sensazione di trasgressione e spontaneità che dovrebbe provare mentre lo fa e che ho provato anch’io mentre li creavo». «Viviamo e creiamo moda in un’epoca in cui la creatività, le novità di internet e le gag delle celebrità ci arrivano settimanalmente, quotidianamente, ormai ad ogni ora. Alcune di queste non sono nemmeno create da mani o menti umane. La maggior parte di esse viene dimenticata entro un giorno. Per questo ho voluto che questa collezione fosse aggressiva, inconfondibilmente umana, e che affondasse le sue radici in riferimenti artistici senza tempo. Vestire, decorare, ma soprattutto creare, è un istinto primario come tutti gli altri». Nonostante la violenta protesta, gli scontri e le devastazioni che hanno scosso la Francia nei giorni scorsi, le sfilate delle collezioni di alta moda parigine, preparate durante mesi e mesi di lavoro da parte dalle maestranze delle varie maison, si sono tenute come da calendario della Chambre Syndacale de l’Haute Couture Francais.

«La moda è un’industria che dà lavoro a una quantità enorme di persone», ha detto Maria Grazia Chiuri, direttore creativo di Dior. «Questo è e resta un momento durissimo, ma la risposta non può essere sospendere le sfilate: il problema rimarrebbe lì così com’è. Inoltre, a nessun altro settore dell’economia francese è stato chiesto di fermarsi». Così Dior ha fatto sfilare la sua donna-dea, la sua Afrodite, vestita con una lunga serie di abiti bianchi dal taglio perfetto. Maria Grazia Chiuri porta avanti le sue riflessioni sul femminismo con una collezione che guarda al passato e agli emblemi fondanti dell’antichità riletti attraverso una lente inedita. Sono long dress dalle forme minimali, archetipi di grande maestria sartoriale. Sembrano scolpiti nel marmo, lo stesso materiale delle statue di Rodin. Sono tuniche, pepli e cappe regali, a cui è concesso il movimento di lunghe ali di tessuto sulle braccia, che altro non sono se non ciò che rimane di lunghe cappe private del davanti, sembrando paramenti sacri.

«Ho lavorato per sottrazione», dice Churi su Instagram. Ma il bianco lascia spazio al sabbia, quasi un oro chiaro, al verde muschio e al grigio argento. E nel colore domina il ricamo, che si fa denso in alcune mises da grand soirèe. Pochi gli abiti neri. La maison francese ha presentato la nuova collezione autunno-inverno 2023-2024 al Musée Rodin, trasformato per l’occasione in esotico giardino popolato da divinità e animali arcaici.

In un salone degli Invalides, si è svolta la spettacolare e applauditissima sfilata di Giorgio Armani, una carrellata di 68 modelli che raccontano la sua idea di haute couture. Armani ha adorato tutte le sue collezioni, ma questa un po’ di più. Armani Privé autunno-inverno 2023-2024 s’intitola Le temps de roses e omaggia il più iconico dei fiori che, lucido o laccato, in rilievo o ricamato, percorre la passerella giungendo alla sposa, la modella Blanca Padilla avvolta in una nuvola di tulle rosso, come da tradizione di quell’Oriente caro a re Giorgio.

«L’alta moda è un sogno e tale deve restare, è un modo per nutrire la fantasia e il sentimento», ama raccontare Armani. E il suo défilé, un sogno, lo è davvero: nell’abito a colonna, iconicamente greige, gioco di opposti che si attraggono tra la fluidità della gonna e la rigidità del corpetto impreziosito da una fioritura di paillettes, o nel long dress a sirena, in velluto di chiffon nero, all’apparenza monastico, salvo poi svelare un retro seducente, con la generosa scollatura coperta unicamente da uno stelo di rose rosse ricamate da micro perline.

Il rosso domina, le rose fioriscono sugli abiti preziosi e raccontano la passione di Armani per il suo lavoro, abiti che si realizzano, a esempio, con migliaia di paillettes cucite a mano, ricami pieni di suggestioni orientali, creazioni per donne che vogliono vestire esclusivo. Ecco l’eccezionalità dell’alta moda, il glamour unico e inconfondibile di Armani.

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