Una colonscopia richiesta il 4 marzo scorso all’Irccs Saverio De Bellis di Castellana Grotte, provincia di Bari, è stata fissata il 5 marzo 2027. Non scherzo: 2027, venerdì 5 marzo, ore 9.30. Annotarsi l’orario e presentarsi puntuali. Nel caso in cui si fosse ancora vivi, s’intende. Tre anni di attesa per avere un esame che dovrebbe accertare l’esistenza di masse tumorali sono infatti un insulto alla salute, oltre che alla tanto celebrata prevenzione. Purtroppo però il record pugliese rischia di essere presto battuto: appena abbiamo lanciato a Fuori dal Coro la campagna contro i «ladri di salute», infatti, siamo stati sommersi dalle segnalazioni. A Roma una gastroscopia è stata fissata il 18 febbraio 2026, a Brindisi una risonanza magnetica il 27 maggio 2026, ad Ascoli Piceno una mammografia il 15 dicembre 2026, a Iglesias una colonscopia il 22 dicembre 2026… Poi siamo arrivati al 5 marzo 2027, in provincia di Bari. Ma sono certo che stasera a Fuori dal Coro troveremo anche di meglio. Anzi, di peggio.
Ora: tutti sanno che se si chiede di fare la medesima visita privatamente i tempi di attesa svaniscono. E l’esame viene fissato, magari anche all’interno dello stesso ospedale, nel giro di pochi giorni. Quello che però pochi sanno (perché non vogliono farvelo sapere) è che quando accade ciò, cioè quando la visita con il Servizio sanitario ha tempi di attesa fuori regola e la visita privata viene fissata dopo pochi giorni, ebbene quest’ultima deve essere rimborsata dallo Stato. Avete capito bene: deve essere rimborsata. Integralmente. Lo dice una legge (la numero 124 del 29 aprile 1998) che all’articolo 3, comma 13 recita così: «Qualora l’attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato, l’assistito può chiedere che venga resa nell’ambito dell’attività liberoprofessionale ponendo a carico della Asl l’intero costo della prestazione». In pratica chiunque di noi, qualsiasi sia il suo reddito o la sua di residenza, se non ottiene una visita nei tempi stabiliti dalla richiesta del medico, può farla privatamente e ottenere il rimborso totale.
Purtroppo questo rimborso lo ottengono in pochi perché pochi sanno di poterlo fare. E lo sanno in pochi perché, come dicevamo, non vogliono farcelo sapere. Il motivo è semplice: se tutti i cittadini chiedessero il rimborso, com’è nel loro diritto, i conti della sanità salterebbero per aria. Le Regioni non riuscirebbero a far fronte alle richieste. Per questo gli operatori dello sportello, financo i responsabili dei famigerati Urp, uffici di relazione con il pubblico, non vengono addestrati a dare questa informazione. Molti non lo sanno proprio, altri fanno finta di non sapere. Abbiamo effettuato, con gli inviati di Fuori dal Coro, molte verifiche in varie città d’Italia e la risposta è sempre la stessa: «Non lo so, non lo sappiamo, non glielo sappiamo dire». Ma basta salire un po’ di livello nella scala gerarchica per trovare persone che, invece, sanno benissimo. E ammettono la verità: «Se fornissimo questa informazione, tutti chiederebbero il rimborso e non ci sarebbero soldi abbastanza». E dunque: «Nessuno lo deve sapere».
Nessuno lo deve sapere, ecco. C’è una norma che tutela i cittadini, ma va occultata. Nascosta. Messa sotto il tappeto. Le ragioni del bilancio battono le ragioni della vita, la salute dei conti conta più dalla salute delle persone. Il che è piuttosto bizzarro, no? Intanto per evitare l’esborso il sistema sanitario nazionale avrebbe un metodo infallibile: rispettare i tempi che esso stesso prescrive. Perché è strano che un medico del Ssn ti prescriva una visita che poi un funzionario del Ssn ti nega. Per dire: il medico del Ssn dice che una visita deve essere fatta entro dieci giorni e il funzionario del Ssn dice che la medesima visita sarà fatta fra sei mesi. C’è qualcosa che non torna, e spesso purtroppo la cosa che non torna è la salute dei malati. A volte pure la loro vita. Che dire per esempio alla figlia di quella signora di Trapani, cui a dicembre è stata fissata una visita urgente per un tumore? Doveva essere fatta entro dieci giorni. Gliel’hanno prenotata tre mesi dopo, il 14 febbraio. Lei è morta il 12. Due giorni prima. Senza essere mai stata visitata.
E la cosa più incredibile è che tutto ciò avviene in palese violazione di una legge da parte dello Stato. C’è la violazione di una legge e ci sono persone che muoiono: possibile che nessuno intervenga? Le Procure dormono? Il ministro della Salute c’è ancora? Orazio Schillaci esordì al dicastero definendo le liste d’attesa un «dossier urgente» (11 novembre 2022) e aggiunse in quell’occasione che avrebbe fatto un «focus sul tema». È passato un anno e mezzo: a che punto sta il focus? Quanti cristiani manderemo ancora a morire prima di capirlo? E magari prima di provare a risolvere il problema?
Fra l’altro la legge che prevede il rimborso delle visite quando i tempi di attesa si allungano, non è l’unica ad essere violata. C’è un’altra norma (legge 23 dicembre 2005, articolo 1, comma 282) che dice che «alle aziende sanitarie e ospedaliere è vietato sospendere le attività di prenotazione delle prestazioni». Avete letto bene: è vietato sospendere. E invece, anche qui, basta fare un giro per le varie Asl per scoprire liste chiuse un po’ dappertutto: vista cardiologica a Modena? Lista chiusa. Colonscopia a Cagliari? Lista chiusa. Risonanza a Brindisi? Lista chiusa. Ecografia alla tiroide a Padova? Lista chiusa. Neuropsichiatria infantile a Livorno? Lista chiusa. A Ferrara il giornale locale ha segnalato liste chiuse per 21 prestazioni su 37. Quando le liste sono chiuse, ovviamente, non si può prenotare la visita, così per la Regione è un bene (niente visite fissate, dunque nelle statistiche i ritardi non risultano) ma per i pazienti è un male perché non sanno di che morte morire. E tutto ciò di fronte a una legge che impedisce di comportarsi così ma che viene bellamente ignorata. Così come vengono bellamente ignorate le lagnanze sempre più flebili degli italiani, ai quali ormai questa situazione allucinante sembra quasi normale. Da accettare. Passivamente. Proprio come si accettano le malattie. Ma anche questa assuefazione andrebbe curata in fretta. Se solo si trovasse un medico per la visita urgente…
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