Più che una svolta a destra è stata una inversione a U, anzi a Ursula: il voto per le Europee ha premiato le forze politiche che hanno preso le distanze dalla strategia politica della Commissione guidata negli ultimi cinque anni dalla Von der Leyen. L’avanzata delle destre soprattutto in Francia e in Germania è il segnale che i popoli europei vogliono cambiare rotta, ma gli sconfitti strepitano: «Noi manteniamo», azzarda Valérie Hayer, presidente del gruppo Renew Europe, «la nostra posizione di nessun accordo con l’Ecr. L’Ecr è il gruppo di Giorgia Meloni, del Pis in Polonia, di Reconquête in Francia, è una estrema destra e preserveremo il cordone sanitario in questo nuovo Parlamento europeo». «Usare parole come cordone sanitario da parte di Hayer», replica l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini, copresidente del gruppo Ecr, «e quindi definire malato chi ha semplicemente una opinione politica diversa dalla propria, dimostra una grave carenza di cultura democratica. Noi conservatori lavoreremo a Bruxelles per affermare il modello di Ue che abbiamo proposto agli elettori: un’Europa confederale che abbia rispetto per le nazioni», aggiunge Procaccini, «in cui la Ue si occupi solo di pochi, grandi temi come difesa comune, politiche energetiche e immigrazione».
Stessa spocchia da anemia elettorale quella dei Socialisti, il cui simbolo europeo, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, si è svegliato ieri mattina con l’estrema destra di Afd che lo ha superato: «Se l’allargamento della piattaforma va in un’altra direzione che non è quella dei Verdi», sottolinea il segretario generale del Partito socialista europeo Giacomo Filibeck, «non possiamo negoziare. Se è con Ecr, è senza di noi». Tenere fuori Ecr, ovvero Giorgia Meloni, che del gruppo dei conservatori europei è leader indiscussa, dalla maggioranza europea: sembra questo l’unico obiettivo di socialisti e macroniani, che non riescono proprio a digerire la maiuscola affermazione di Fratelli d’Italia. Molto più pragmatica Ursula, che punta a un secondo mandato: «Ora», dice la Von der Leyen, «ci rivolgeremo alle grandi famiglie politiche che hanno collaborato bene con noi anche nell’ultimo mandato. Si tratta dei Socialisti e di Renew. Non bisogna anche dimenticare che i gruppi nel Parlamento europeo non si sono ancora formati. Quindi non è ancora chiaro chi sarà in quale gruppo e quanto grandi saranno i vari gruppi». A chi le chiede se parlerà anche con i Verdi e con Fratelli d’Italia, la Von der Leyen risponde così: «Per risparmiare tempo, parlo con coloro con cui ho già collaborato bene e a lungo. Ma questo lascia anche porte aperte».
Va sottolineato, comunque, che le maggioranze al Parlamento europeo non sono rigide, ma variabili: «Avremo molti più provvedimenti promossi dal centrodestra», spiega alla Verità una fonte molto autorevole di Bruxelles, «visto il risultato del voto. Per quel che riguarda la Commissione, la Von der Leyen deve fare i conti con gli appetiti nel suo partito, il Ppe: ci sono Manfred Weber e Roberta Metsola, soprattutto quest’ultima, in rampa di lancio, e l’iperattivismo mediatico di queste ore dimostra che ha bisogno di cavalcare la tigre. Quello che deve essere chiaro è che la composizione della Commissione dipende dai governi, non dal Parlamento, e quindi nulla si saprà prima delle elezioni in Francia. Stesso discorso per le altre posizioni che contano: il presidente del Parlamento europeo, l’Alto commissario per la politica estera» E l’Italia a cosa punta? «A un commissario di peso», risponde la nostra fonte, «mercato interno e concorrenza, ambiente a agricoltura, ad esempio. L’economia? Dipende: il ruolo è stato molto svuotato, dovrebbe essere ridisegnato».
Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, da parte sua, sottolinea che «in Europa c’è una chiara maggioranza per i partiti che si battono in maniera classica per la democrazia e questa è la base per il lavoro nei prossimi cinque anni. Il consenso per i partiti populisti di destra da noi e in altri paesi europei deve preoccuparci», aggiunge Scholz, «non ci si deve mai abituare a questo e il nostro compito deve sempre essere quello di respingerli e di assicurare che ci siano maggioranze chiare e nette per i partiti che hanno fatto una chiara dichiarazione in favore della nostra democrazia, dello Stato di diritto, di ciò che ci caratterizza come Unione europea». Restando in Germania, l’estrema destra di Afd ha chiesto di essere riammessa nel gruppo di Id, quello dove ci sono la Lega e Marine Le Pen, dopo aver espulso l’eurodeputato Maximilian Krah, per aver affermato in un’intervista che essere un membro delle Ss non rendeva qualcuno «automaticamente un criminale». Ieri mattina, i coleader del partito, Alice Weidel e Tino Chrupalla, hanno incontrato i neoeletti parlamentari per dar vita alla futura delegazione. Matteo Salvini incontrerà domattina Marine Le Pen a Bruxelles e discuterà, insieme anche con gli altri leader di Id, della richiesta di Afd di rientrare nel gruppo.
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