Secondo la giornalista femminista Genevieve Gluck, fondatrice dell’agenzia di informazione Reduxx, in Spagna un argentino di nome Gabriel Fernández lo scorso anno è stato accusato di violenza sessuale, da parte di diverse donne, ed è stato quindi arrestato, processato e condannato a vari anni di reclusione. La storia criminale del Fernández è piuttosto lunga e sanguinosa. È iniziata nel 2016 con la condanna a 3 anni per «abusi domestici» ed è proseguita fino ad oggi. Nel novembre 2023 una nuova denuncia, sempre per fatti di natura sessuale, e una nuova carcerazione.
Dopo l’ultimo arresto però, su sua richiesta, Gabriel è stato «trasferito in un carcere femminile», in base alla sua nuova «identità di genere auto-dichiarata», identità che gli ha permesso di farsi considerare ufficialmente donna e di avere il nuovo nome di Gabriela Nahir Fernández. Il problema è sorto la scorsa settimana perché si è venuti a sapere che il trans Gabriela ha «violentato una detenuta nel carcere femminile di Córdoba» dove è ospitato, «provocando la gravidanza della vittima».
A seguito dello stupro, che secondo quanto sta emergendo dalle inchieste non sarebbe neppure il primo, il trans Gabriela, è «stata trasferita in una zona isolata» del penitenziario, per salvaguardare le altre 481 donne, da possibili abusi.
Secondo i giudici della Camera d’accusa di Córdoba l’allontanamento del Fernández dalle altre detenute sarebbe «un paradosso». Perché ci troveremmo di fronte «a uno scenario contrario a quello che si prevedeva», alla luce delle «leggi nazionali sull’autoidentificazione di genere».
I togati spagnoli, dopo anni di martellante propaganda gender, sostenuta con ogni mezzo dal governo socialista di Pedro Sánchez, non capiscono come sia possibile che «l’accusata» – e già l’uso del femminile rivela una complicità ideologica – «che si percepisce come donna e appartiene al gruppo Lgbti», sia «colei che trasforma i suoi compagni di cella in vittime o prede dei suoi bisogni». E questo nel contesto più che propizio di essere «reclusa» (altro femminile indecente) in un carcere «che non sarebbe preparato per questi casi eccezionali».
In pratica quello che i giudici sussurrano, senza il coraggio di dirlo chiaramente, è questo. Le nichiliste leggi spagnole sulla «autoidentificazione di genere» sarebbero fatte apposta per evitare violenze e discriminazioni verso le (popolarissime e lodatissime) «minoranze sessuali». Ma nel caso specifico la loro utopia gender o transgender si è scontrata con la realtà. E la violenza è avvenuta proprio a causa del riconoscimento della nuova «identità di genere» di un trans criminale.
Tutti però, tranne i progressisti accecati dall’ideologia, capiscono che se basta una semplice dichiarazione per «cambiare genere», allora la tentazione è forte per un delinquente maschio di dichiararsi donna, e sperare di finire in un carcere femminile. Ed è osceno che venga messo allegramente tra detenute, proprio chi deve scontare una pena per «violenza sessuale» e questo mentre si parla di «stupro» perfino per un «bacio non consensuale», come insegna proprio in Spagna il caso Rubiales-Hermoso.
La brutale violenza dell’argentino Fernández ha fatto reagire la vice-presidente dell’Argentina Victoria Villarruel, la quale su X ha sentenziato che «chiunque sia a favore dell’ideologia del gender è un degenerato». Rassicurando tutti i cittadini – in primis le donne – che i membri del governo di Javier Milei combatteranno queste degenerazioni «finché non avremo più sangue in corpo».
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