Giusto celebrare il ritorno alla libertà. Ma senza diventare anarchici incivili
Ben venga il divertimento dopo i domiciliari. Però la movida sfrenata è inaccettabile.

Mettiamo un fermino, come si dice a briscola per intendere una briscoletta che impedisce agli avversari di farci del male. Solo che, invece che a briscola, un fermino va messo alla movida. Figuratevi voi se La Verità può ospitare un articolo, nel caso del sottoscritto, che in qualche modo inciti a passare dalla parte dei chiusuristi o degli apocalittici per i quali la fine del mondo sarebbe stata ormai alle porte. Niente di tutto questo. Siamo felici della svolta dei vaccini grazie al lavoro del generale Figliuolo, siamo contenti che la vita riparta, ma cari figliuoli – come avrebbe detto un parroco di altri tempi, o un prevosto, o perfino un cappellano – vi dovete dare un fermino.

Non è che siccome ora ci vacciniamo a dei ritmi importanti il virus non esiste più, si può fare quello che ci pare e anzi si deve fare quello che ci pare per un presunto diritto a farlo visto che, per oltre un anno, non abbiamo potuto fare praticamente nulla.

E se fosse stato per il duo Conte – Speranza saremmo rimasti all’anno zero: pochi vaccini, tutti chiusi in casa, studenti in classe sui banchi a rotelle come fossero sull’autoscontro al luna park e via di questo passo.

Tutto questo detto, lo ripetiamo, non è che ora ci autorizza a dover trasformare le movide serali in un casino continuato, senza nessuna precauzione e tra l’altro rompendo le scatole a tutto il circondario dove si muove la movida.

Non è che possiamo considerarci come una bottiglia di coca cola che è stata sballottata per un anno e ora, aperto il tappo, può uscire fuori e andare in tutte le direzioni. Non ha senso, è da scemi, non è giusto e può fare del male agli altri. E qui non c’è età, la scemenza nei confronti dell’età purtroppo spesso è omnicomprensiva o, come direbbero quelli colti (e vediamo comparire sul nostro corpo i primi segni dell’orticaria solo a pensare alla parola) trasversale.

Si pensa giustamente che ci siano buone probabilità che il virus sia nato in laboratorio in Cina, vogliamo farlo rinascere nella movida in Italia? Chi scrive si considera ormai più libertario che liberale e quindi ritiene che ognuno possa e debba fare ciò che gli pare in una sfera di libertà molto ampia ma non infinita. Perché questa sfera a un certo punto tocca la sfera della medesima libertà degli altri che va riconosciuta, rispettata, tutelata e garantita. Anche in questo momento. Anche nella movida.

Altrimenti uno non è libero, o libertario, è più semplicemente scemo. E se fosse scemo per conto suo, diciamo nell’ambito delle mura domestiche o nel profondo del suo cervello e della sua anima – la cui esistenza richiederebbe uno sforzo notevole per essere dimostrata – poco male. Ma quando questa sfera va, non a toccare, ma a invadere un pezzo della sfera degli altri allora lì nasce un problema che si chiama rispetto della libertà altrui. Non si può essere libertari solo riferendosi a sé stessi: bevo, faccio casino, musica a tutto volume fino a ore tarde, urlo, non piglio nessuna precauzione, mi assembro quando e quanto voglio.

Se uno è libertario e vuole la sua movida deve essere talmente libertario da volere e garantire anche la «fermida», che sarebbe la movida di quelli che vogliono stare fermi e tranquilli a casa loro o che magari vogliono anche uscire senza fare l’esperienza di Dante nelle bolge infernali.

Sennò uno fa come gli pare e la libertà va a farsi benedire. Come avete capito non è una questione di rispetto borghesuccio delle regole, semmai è di rispetto sostanziale della libertà altrui.

Ammesso e non concesso che a qualcuno il Covid invece che ai polmoni abbia fatto male al cervello.

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