Ugo Finetti: «Il film su Berlinguer fatto da chi ignora il Pci»
Ugo Finetti
Lo storico stronca «La grande ambizione»: «Che i bulgari volessero ucciderlo per i suoi dissensi con l’Urss, come viene detto nella pellicola, è assurdo: il segretario fu colui che ricucì con Mosca. La “Pravda” si complimentò e lui tornò in Russia in vacanza».

Ugo Finetti, classe 1944, politico, giornalista, storico, è uno dei massimi esperti in Italia della storia del Partito comunista. Nell’ultimo suo libro, Botteghe Oscure. Il Pci di Berlinguer e Napolitano (2016, Edizioni Ares), ripercorre la stagione del segretario sulle basi dei verbali delle riunioni nella sede romana di via delle Botteghe Oscure. Nello specifico il libro ricostruisce i mutamenti della politica dei comunisti italiani, dove Napolitano cresciuto nella destra comunista di Giorgio Amendola è uno dei principali oppositori di Berlinguer, che è invece erede di Palmiro Togliatti. Nell’ultimo film di Andrea Segre, La grande ambizione, Berlinguer è rappresentato come «una versione ridotta, banalizzata: sembra un dirigente del Partito liberale», come sostiene Luciana Castellina. Ma andando più a fondo nella visione del film, si notano con tutta probabilità anche alcune ricostruzioni storiche del tutto sbagliate. «Mi sembra che siamo al limite del fotoromanzo», spiega Finetti.

Il film inizia con l’attentato in Bulgaria.

«Questa è una storia assurda. Nel senso che se davvero avessero voluto fare un attentato a Berlinguer, non lo avrebbero fatto in un Paese comunista, ma in Italia, facendo finta che fossero stati i mafiosi o i fascisti».

Perché ne è così sicuro?

«Il compromesso storico ancora non esisteva, né l’eurocomunismo. La tensione con i bulgari – si racconta – avrebbe riguardato il documento del Pci di dissenso per l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968. Ma la presa di distanza dall’Urss fu decisa dall’allora segretario del Pci, Luigi Longo. Quando Berlinguer andò in Bulgaria, quella decisione era “patrimonio” irreversibile, condivisa da Napolitano a Cossutta. La scomparsa di Berlinguer non avrebbe cambiato nulla in proposito. Ma, soprattutto, va sottolineato che fu proprio Berlinguer protagonista della ricucitura con il Pcus nel 1969 quando guidò la delegazione del Pci (Longo era malato) alla Conferenza dei partiti comunisti a Mosca. In quella sede Berlinguer ubbidì all’ordine di Breznev di non parlare della Cecoslovacchia e di non ribadire il dissenso. È in polemica con l’appiattimento filosovietico assunto da Berlinguer che Il manifesto titolò “Praga è sola” e il gruppo della Rossanda e Pintor andò incontro alla cacciata dal Partito. Berlinguer sentenziò: “Senza frazioni resterà dunque il nostro partito”. E da Mosca la Pravda si complimenta. Ma c’è un altro aspetto che smentisce l’attentato».

Quale?

«Si dovrebbe spiegare perché poi Berlinguer tornò in Russia con tutta la famiglia in vacanza. Quando ripartì gli fecero anche firmare un documento di elogio al regime sovietico, cosa che fece con imbarazzato. Detto questo Berlinguer è stato di sicuro il leader che ha portato il Pci a maggior distanza dall’Unione Sovietica, di questo gli va dato atto».

Però mantenendo fede al comunismo.

«Lui aveva sempre l’idea che l’Unione Sovietica fosse la prova di un sistema alternativo al capitalismo e un contrappeso all’imperialismo, come disse al Comitato centrale anche dopo lo “strappo” del 1981 di fronte al colpo di stato in Polonia».

Un’altra parte centrale del film parla apertamente dei tentativi di alleanza con la Democrazia cristiana guidata da Aldo Moro e Giulio Andreotti.

«Un aspetto positivo di Berlinguer è stato certamente di aver cercato di costruire, nella seconda metà degli anni Settanta, una sinistra di governo e questo gli va riconosciuto».

Il compromesso storico.

«Dopo il colpo di Stato in Cile scrive un articolo su Rinascita dove esclude l’alternativa di sinistra anche se si avesse il 51 per cento e si impegna su due punti: di fronte alla crisi economica esorta all’austerità e poi invita a combattere il terrorismo. Quello che nel film manca è il rapporto col Partito Socialista, perché il duello a sinistra fu fondamentale».

Nel film di Segre c’è anche poco spazio per i dirigenti del Pci. Il passaggio della delega ai rapporti con l’Unione Sovietica da Cossutta e Gianni Cervetti è spiegato con un semplice bigliettino dove si parla di microspie russe.

«Evidentemente il film è fatto da gente che non ha la minima idea di cosa sia stato in realtà il Pci con le sue luci e ombre. Cossutta non era un avventuriero, era un dirigente molto serio. Fu uno dei leader del Pci milanese, aveva un rapporto amichevole con Craxi perché negli anni Cinquanta fu anche responsabile a Sesto dove il futuro leader del Psi era responsabile politico. Era duramente contrario all’estremismo. Fu sostituito con Cervetti perché con il congresso del 1976 si registra una svolta a destra da parte di Berlinguer con un ruolo determinante della corrente di Amendola, cioè quella di Giorgio Napolitano e, appunto, Cervetti».

Nel film Andreotti viene raccontato come un appassionato collezionista di bustine di zucchero mentre è con Moro che Berlinguer avrebbe avuto rapporti migliori.

«Invece vi fu una rottura con Moro proprio nel passaggio dell’astensione al governo al voto favorevole nel 1978. Andreotti è quello che vuol fare il governo secondo le indicazioni di Berlinguer perché aveva concordato con Zaccagnini la presenza prima di alcuni indipendenti nel governo e poi l’esclusione di Donat Cattin. Ma Moro, presidente del partito, intervenne per rimettere Donat Cattin nella lista facendo infuriare Berlinguer. Ugo Pecchioli, che era un suo fedelissimo, ricorda che il segretario del Pci era “furibondo” con Moro: “Raramente aveva preso tanto male qualcosa”».

E questo ci porta al sequestro Moro che viene raccontato nel film.

«Era il giorno della fiducia, e proprio in questo clima di tensione tra Pci e Dc quella mattina del 16 marzo Repubblica apre con un duro attacco a Moro come destinatario di tangenti nello scandalo Lockheed. È evidente che Eugenio Scalfari decide di servire un assist al Pci, forse proprio di comune accordo con Berlinguer. Ma dopo il sequestro in via Fani fa ritirare le copie dalle edicole e stampa una nuova edizione senza quell’articolo».

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