«Trovato l’accordo con Hamas sugli ostaggi»
Bibi Netanyahu e Vladimir Putin (Ansa)
Il Qatar annuncia l’intesa con i terroristi, che vogliono un «cessate il fuoco totale». Antony Blinken: «Ne discuterò con Gerusalemme». Lo Stato ebraico fa muro: «Ci chiedono l’impossibile, non ci fermiamo». Intanto i socialisti Ue equiparano Bibi Netanyahu a Vladimir Putin.

La quinta missione del segretario di Stato americano, Antony Blinken, potrebbe segnare la svolta nella mediazione di una nuova tregua tra Israele e Hamas. Il suo tour questa volta è iniziato a Riad, dove ha incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, prima di volare in Egitto dove ha avuto un colloquio con il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, e poi ancora in Qatar. Concluso quest’ultimo colloquio, Hamas è intervenuta dichiarando di affrontare quest’ultima mediazione «con spirito positivo», anche se insiste nella sua richiesta «di un cessate il fuoco totale e comprensivo» e sulla «fine dell’aggressione», confermando di aver inoltrato al Qatar e all’Egitto la sua risposta alla mediazione di Parigi. Ed è proprio di questo che discuterà oggi Blinken al suo arrivo in Israele. Nella conferenza stampa con il premier del Qatar, infatti, ha ricordato quanto sia essenziale raggiungere l’accordo sugli ostaggi tra Israele e Hamas. Intanto fonti israeliane autorevoli, citate da Ynet, hanno sostenuto a caldo che «Hamas ha detto sì al quadro dell’accordo, ma ha posto condizioni impossibili. Non cesseremo i combattimenti». Per quanto riguarda gli ostaggi, inoltre, almeno 31 di loro sarebbero già morti, secondo il New York Times: un quinto dei 136 rapiti che si trovano ancora nelle mani di Hamas dall’ormai lontano 7 ottobre. La cifra di 31 ostaggi morti è più alta di quanto finora affermato pubblicamente delle autorità israeliane.

La trattativa prosegue insieme alla guerra e sul fronte libanese le parole del ministro degli Esteri britannico, David Cameron, hanno fatto infuriare le autorità di Beirut. Nei giorni scorsi Cameron, in visita in Libano, aveva formulato una proposta per una possibile trattativa con gli Hezbollah che si sarebbe potuta concretizzare con un loro ritiro verso Nord in cambio della cessazione delle violazioni aeree e terrestri israeliane in territorio libanese. I media libanesi fanno notare che da decenni Israele viola numerose risoluzioni Onu che chiedono il rispetto della sovranità territoriale libanese e, pertanto, Beirut ha inviato una nota formale di protesta a Londra. Tensioni che crescono ovunque anche tra civili. Proseguono da ormai due settimane le manifestazioni di gruppi di israeliani contro la consegna di aiuti umanitari a Gaza dai valichi di confine nel Sud di Israele. Circa 350 dimostranti hanno raggiunto ieri il valico commerciale di Kerem Shalom bloccandone i cancelli. «Per oggi non passerà da qui alcun altro camion per Hamas», ha detto alla radio pubblica Kan un portavoce della protesta. Tra le centinaia di manifestanti ci sono anche alcuni familiari degli ostaggi di Hamas. Secondo il Jerusalem post, si sarebbero registrati degli scontri con le forze dell’ordine. La situazione a Gaza però peggiora di giorno in giorno e c’è grande preoccupazione per la decisione di molti Paesi di interrompere il sostegno all’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi, dopo l’accusa che alcuni suoi membri avrebbero partecipato alla strage del 7 ottobre. La rappresentante dell’Unrwa in Libano, Dorothee Klaus, ha detto che il rapporto dell’agenzia potrebbe essere pronto per inizio marzo. La funzionaria Onu ha aggiunto che l’agenzia si aspetta che, una volta che saranno pubblicati i risultati dell’indagine, i donatori che hanno sospeso i loro finanziamenti rivedano le loro decisioni.

Il mondo occidentale è diviso sul conflitto, ma c’è chi pensa di poter paragonare questa guerra all’invasione russa di Vladimir Putin in Ucraina. Questa è la provocazione, o meglio, il messaggio lanciato dal capogruppo dell’S&D Iratxe García Pérez, durante il suo intervento nella plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. La leader socialista, commentando con soddisfazione l’approvazione del pacchetto di aiuti per l’Ucraina, ha detto: «Onorevoli colleghi, se rispondiamo con fermezza e unità contro Vladimir Putin, dobbiamo mostrare la stessa fermezza e unità di fronte alla violenza cieca di Benjamin Netanyahu». Poi ha aggiunto: «Ora che la Corte dell’Aia chiede a Israele di adottare misure per prevenire un genocidio, l’Unione europea è obbligata a parlare con una sola voce, per chiedere un cessate il fuoco a Gaza. Il costo della nostra disunione è il dolore, la sofferenza degli esseri umani nella Striscia. La decisione di diversi Paesi di sospendere i contributi all’Unrwa condanna a morte certa centinaia di migliaia di innocenti, senza più orizzonte, sotto i bombardamenti e nella miseria».

Detta la linea ai suoi, la leader socialista, e lo fa anche per mettere fine alle titubanze di alcuni partiti del gruppo europeo, come ad esempio l’italiano Partito democratico. Sul tema guerra, infatti, non regge più il cerchiobottismo del segretario del Pd Elly Schlein, che tende a cedere alle pressioni pacifiste che arrivano dall’ala minoritaria del suo partito, quella degli ex civatiani, orfani di Pippo Civati, e anche a quelle del bramato e corteggiato leader dei 5 stelle Giuseppe Conte. Tuttavia non può cedere come forse vorrebbe, perché le tocca fare i conti con un’ampia parte del partito che la pensa in tutt’altro modo e che fino a ieri dettava la linea dei dem: da Lorenzo Guerini a Pina Picierno, da Paolo Gentiloni a Matteo Orfini, fino a Lia Quartapelle e tanti altri. Insomma Schlein è a un bivio, la strigliata del capogruppo socialista non può passare inosservata. Per il segretario del Pd è giunta l’ora di scegliere da che lato del tavolo sedersi.

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