Donne dem furiose con la Schlein: «Chi tira la carretta resta fuori»
Pina Picierno (Imagoeconomica)
Con la scelta di mettere come capolista la Annunziata e di correre in prima persona, il segretario penalizza chi lavora nel partito. Valeria Valente: «C’è una questione di responsabilità, riuniremo il coordinamento del Pd».

«Con la sua candidatura alle Europee la leadership di Elly da forza rischia di diventare debolezza per le donne del Pd. Inoltre, il combinato disposto tra donne esterne e sua candidatura penalizza e mette a rischio tutte le donne uscenti», così alla Verità una autorevole esponente dei Dem spiega la rivolta che sta infiammando il partito dopo l’annuncio della Schlein, che oltre a indicare la giornalista Lucia Annunziata come capolista nella circoscrizione Sud ha sostanzialmente ammesso la sua intenzione di correre in prima persona, pur dovendo poi rinunciare all’eventuale seggio di Strasburgo. Lo schema che ha in mente Elly per tutte le circoscrizioni è il seguente: una donna espressione della società civile capolista, poi un uomo «forte», poi lei al terzo posto. La Schlein vuole candidarsi per diversi motivi, primo tra tutti quello di uscire dalle urne con un risultato personale importante. In secondo luogo, la Schlein continua a essere preda della «sindrome di Giorgia»: ha ormai affidato alla benevolenza della premier, che ne pompa il ruolo di avversaria numero uno, il suo destino, e non vede l’ora di andare in tv a confrontarsi con lei sperando di lucrare qualche consenso ai danni del M5s di Giuseppe Conte, avversario di entrambe. Il problema è che mentre Giorgia Meloni non solo è Presidente del Consiglio, ma controlla il proprio partito senza problemi, la Schlein su questa scelta sta perdendo anche l’appoggio di chi l’aveva sostenuta. La rivolta al femminile contro la sua candidatura è infatti trasversale a correnti e correntine, e si spiega in maniera estremamente semplice: alle Europee si possono esprimere tre preferenze, ma la stragrande maggioranza degli elettori non scrive più di due nomi sulla scheda. In base all’obbligo dell’alternanza di genere, andrà a finire, come ci dice un altro esponente Dem, «che i candidati maschi più forti andranno in abbinata con lei, poi ci saranno le capolista espressione della società civile, e le donne del partito, quelle che tirano la carretta, rimarranno fuori». Tra i parlamentari europei uscenti del Pd, 15 in tutto, le donne sono ben 9. Tra queste, a essere penalizzate dalla scelta della Schlein di candidarsi e di proporre nomi femminili della società civile come capolista, ci sono nomi di peso: la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, Alessandra Moretti, Irene Tinagli, Elisabetta Gualmini. Prendiamo il caso della Picierno: candidata nella circoscrizione Sud, si troverà in lista la Schlein al terzo posto e Lucia Annunziata come capolista. Certo, le preferenze vanno conquistate sul campo, ma è evidente che lo schema che ha in mente la Schlein sarebbe penalizzante. «Metodi inconcepibili», dice alla Verità un big del partito, «ha in mente di sostituire le uscenti con le esterne che fanno capo a lei. In segreteria è andata nettamente in minoranza ma ha forzato lo stesso. Ora le hanno chiesto di riflettere», aggiunge il nostro interlocutore, «perché ci sono moltissimi malumori. Lo stesso Stefano Bonaccini, visto il clima nel partito, è agitato». Bonaccini, ricordiamolo, dovrebbe essere numero due nella circoscrizione Nord-Est, dietro l’ecologista Annalisa Corrado e davanti alla Schlein. Tornando invece a Lucia Annunziata, qualcuno pensa che il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, potrebbe spendersi per la sua conterranea. Fonti dirette consultate dalla Verità, però, non la pensano così: «De Luca», ci dice un esponente di peso dei Dem campani, «potrà dare un aiutino alla Annunziata, ma piccole cose. Ha molto altro a cui pensare, altro che Europee». Come se non bastasse, a minare il percorso dell’intesa De Luca-Annunziata arriva Marco Sarracino, deputato della sinistra Dem e avversario acerrimo di De Luca, che ieri ha messo il cappello sulla candidatura della Annunziata. «A questo punto», scherza un esponente del Pd che ha sempre ottenuto un consenso largo alle elezioni, «mi aspetto che la Annunziata rinunci alla candidatura». In ogni caso, nessuno potrà dire che Elly Schlein non sapesse che la sua discesa in campo alle Europee avrebbe scatenato una bufera nel partito. Qualche settimana fa, infatti, una trentina di donne del Pd, parlamentari, consigliere regionali, dirigenti locali, hanno indirizzato alla segretaria un documento estremamente chiaro: «Le firmatarie di questo documento», si legge, «avendo fatto delle battaglie di genere il fondamento del proprio agire politico, non possono esimersi dall’evidenziare le molteplici conseguenze negative che questa ipotesi avrebbe sulle candidature femminili e sull’immagine complessiva del Partito Democratico. Una scelta che sembrerebbe rincorrere il leaderismo della destra di Giorgia Meloni, che certamente non si preoccupa di agire in contrasto con l’etica femminista della responsabilità concorrendo per un ruolo che poi non potrà esercitare effettivamente e con il rispetto del voto degli elettori e della dignità delle assemblee elettive. Considerando le conseguenze concrete sulle candidature femminili».

Molto forte la presa di posizione della senatrice del Pd Valeria Valente: «Abbiamo chiesto che a breve si riunisca il coordinamento nazionale delle donne Dem», sottolinea la Valente, «vediamo che sintesi riusciremo a esprimere. Le candidate esterne al Pd sono un valore, ma il gruppo parlamentare europeo ha tante protagoniste brave. Io penso che il pensiero femminista racconti che si può essere leader non mettendosi necessariamente in campo, ma al fianco. Penso che Schlein possa mettere in campo il suo valore aggiunto non per forza candidandosi. E poi, come ha detto Prodi, c’è un tema di responsabilità: chi si candida a un ruolo poi deve svolgerlo. Questa riflessione la porterò al coordinamento delle donne e poi in direzione».

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