Si fa festa con vandalismi e molotov
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Gli estremisti hanno trasformato le città in un campo di battaglia: cariche della polizia nella capitale, scontri a Rennes e Nantes. L’ex premier israeliano: «Gli ebrei fuggano».

La vittoria dell’estrema sinistra alle elezioni legislative anticipate francesi non è bastata a sedare la voglia di spaccare tutto, dei militanti più violenti di quest’area politica. Nella serata elettorale dei ballottaggi, in molte città transalpine si è assistito a un’esplosione di violenza e devastazione.

A Parigi, ci sono stati scontri a Place de la République dove già prima della diffusione del risultato delle urne migliaia di simpatizzanti del Nouveau front populaire (Nfp), più o meno scalmanati, si erano radunati con bandiere francesi, palestinesi e algerine alla mano. Su questa piazza simbolo della sinistra francese ci sono state delle cariche della polizia contro delle bande di giovani incappucciati che cercavano di provocare gli agenti. Scontri anche a Rennes e Nantes. In questa seconda città, un poliziotto è rimasto ferito da una bottiglia molotov lanciatagli da un manifestante. A Lione, un ristorante McDonald’s e altri negozi sono stati attaccati dai casseur. E dire che domenica il leader dei Verdi, Marine Tondelier, aveva frignato sui social per il timore che delle immaginarie milizie di estrema destra organizzassero ronde e «bastonate» nelle strade della capitale.

Dopo la vittoria dell’Nfp si sono scatenati anche alcuni militanti islamisti. In un video circolato sui social e girato a Place de la République si vedono dei giovani gridare «Macron dimettiti», nonostante il presidente abbia favorito la vittoria dell’Nfp, e una ragazza quasi completamente coperta con un velo islamico scandire al microfono «Darmanin sei spacciato, gli arabi sono scesi in piazza».

Considerati l’atteggiamento violento dei sostenitori più estremi del Nfp, ma anche l’eventuale esclusione de La France insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon dal futuro governo, ci si dovrà forse abituare a vedere arrivare dalla Francia delle immagini simili a quelle di domenica sera. C’è poi da dire che i risultati ufficiali pubblicati dal ministero dell’Interno parigino confermano che gli elettori francesi sono divisi in tre blocchi. Tra essi, quello che ha ottenuto più voti non ha un peso adeguato in Parlamento. A causa del meccanismo elettorale a doppio turno, infatti, una specie di oligarchia sta privando la maggioranza dei francesi della loro scelta politica.

Una rappresentazione non fedele della società che rischia di alimentare frustrazioni e attriti. I risultati elettorali preoccupano la comunità ebraica transalpina. Il presidente del Comitato rappresentativo delle istituzioni ebraiche, Yonathan Arfi, ha dichiarato ieri che «Lfi non ha posto nel governo» e che se «l’Rn ha riconosciuto la propria sconfitta» è «urgente che Jean Luc Mélenchon capisca che […] nemmeno lui ha la maggioranza». Da Israele è arrivato anche l’appello dell’ex ministro Avigdor Lieberman: «Non c’è tempo da perdere», ha dichiarato il politico di Gerusalemme, «gli ebrei di Francia devono lasciare il Paese e immigrare in Israele». Lieberman ha anche aggiunto che «Mélenchon si è reso protagonista di numerose dichiarazioni contro gli ebrei e lo Stato di Israele. Il suo partito promuove un antisemitismo puro e favorisce un aumento significativo dell’odio contro Israele».

La Francia cammina sull’orlo di un vulcano e rischia di diventare una specie di Venezuela (islamizzato) d’Europa. Proprio Nicolás Maduro ieri ha salutato l’esito delle urne francesi con queste parole: «Congratulazioni al Nfp che ha ottenuto una grande vittoria storica. Un saluto al popolo francese, ai movimenti sociali e alle sue forze popolari, per questa importante giornata civica che rafforza l’unità e la pace. Ricevete un grande abbraccio bolivariano dal Venezuela». D’altra parte, anni fa, Mélenchon considerava l’ex dittatore di Caracas, Hugo Chávez, come «una fonte di ispirazione».

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