Inferno in classe. «Daspo per giovani e adulti violenti. Non devono mettere piede a scuola»
  • Ragazzi bullizzati, professori scherniti, genitori maneschi, vandalismi: gli istituti sono ingovernabili. I buonisti incolpano il disagio giovanile e personaggi come Luciana Littizzetto accusano i prof «antipatici». Così la confusione continua a crescere.
  • Il presidente dell’associazione vicepresidi Rosolino Cicero: «Vanno trattati come i tifosi più esagitati e i ragazzi obbligati a fare volontariato prima di essere riammessi. Bisogna restituire autorevolezza al ruolo degli insegnanti».

Lo speciale comprende due articoli.

Professori picchiati, alunni bullizzati, aule distrutte, regolamenti di conti davanti agli istituti. L’episodio della professoressa Maria Cristina Finatti di Rovigo, colpita dagli studenti durante la lezione con pallini di gomma sparati da una pistola ad aria compressa mentre la classe la filmava con i telefonini, è solo la punta dell’iceberg di una situazione esplosiva. La docente ha denunciato tutta la classe perché, dice nelle interviste, «tutti sono colpevoli, chi ha fatto l’atto e coloro che erano consapevoli dell’atto». La motivazione? L’insegnante è convinta: «Per i follower sui social, per la notorietà che danno, farebbero qualsiasi cosa, me l’hanno anche detto. Si tende la corda, la si tende ancora fino a quando l’azione diventa irreparabile».

Il consiglio di classe aveva deciso cinque giorni di sospensione per lo studente che aveva sparato, altrettanti per quello che aveva ripreso la scena con il cellulare, due giorni per il proprietario della pistola, come anche per l’alunno che l’aveva lanciata dalla finestra per sbarazzarsene. Più che una punizione, una tirata d’orecchie. I genitori non hanno minimamente pensato a presentare le scuse alla docente. Anzi, una delle famiglie ha presentato ricorso e, grazie a un errore nella stesura del testo, ha ottenuto l’annullamento della sospensione. Dopo il danno, per l’insegnante è arrivata anche la beffa della burocrazia.

Il mainstream buonista si è subito esercitato in motivazioni psico-pedagogiche per spiegare, o meglio giustificare il caso di Rovigo. Si è parlato di spaesamento degli adolescenti a causa del lockdown, di incapacità degli insegnanti di coinvolgerli con la didattica, di stress da compiti e da voti. La comica Luciana Littizzetto si è lanciata in una difesa d’ufficio dei ragazzi. La sua tesi è che «non è solo colpa dei ragazzi, ma anche del professore. È l’empatia. Se riesci a creare questa sensazione, non ti sparano con la pistola ad aria compressa». Insomma, se l’insegnante di Rovigo fosse stata un’influencer di Tiktok avrebbe avuto più successo. Ma non c’è solo la Littizzetto. Un’insegnante e scrittrice, Cecilia Lavatore, spiega così i casi di aggressione: «È la rabbia dei ragazzi, vogliono più attenzioni. Sono pieni di forze troppo spesso compresse dentro a routine insoddisfacenti». Sarà per questo che è stato imbrattato un istituto nella provincia di Livorno: sulle vetrate dell’ingresso è comparsa la scritta a spray «Niente rancore, giusto perché mi annoio».

Secondo il ministero dell’Istruzione, i licei costretti a convocare le famiglie sono aumentati fino all’80%. Più che raddoppiato il numero delle scuole che dichiara di avere abbassato il voto di condotta: dal 32% al 77%. In un istituto su cinque è intervenuta la polizia. Il ricorso ai servizi sociali, invece, sfiora il 50%. Fioccano anche le sospensioni dalle lezioni e le richieste di risarcimento alle famiglie per i danni causati agli arredi e agli edifici scolastici dai figli. Anche alle elementari la situazione è diventata complicata. Nel 73% delle scuole primarie, il capo d’istituto è stato costretto a convocare le famiglie (tre anni prima il 49%) e nel 30% il comportamento dei bambini ha indotto le maestre a fare leva sul voto di condotta.

La diffusione delle aggressioni e degli atti vandalici è accompagnata in modo paradossale da un clima di impunità nei confronti di alunni e genitori, una tendenza a giustificare sempre e comunque, a minimizzare, tacere, lasciar correre, a isolare il docente colpito. Quattro anni fa l’associazione Professione insegnante ha lanciato una petizione sul sito Internet Change.org che ha raccolto 100.000 firme per chiedere una legge che inasprisca le pene per chi aggredisce i prof. Era di quei giorni, il 27 ottobre 2018, il caso di una professoressa presa a sediate dagli studenti e di una docente con difficoltà motorie che era stata legata alla sedia e presa a calci da alcuni alunni in un istituto superiore di Alessandria mentre i compagni filmavano, mettevano il video online e subito dopo lo cancellavano. La petizione non ha scosso la politica.

Nel maggio 2019 una ragazzina allora diciassettenne denunciò un ex maestro dicendo di aver subito da lui abusi quando era in terza elementare, ben nove anni prima. Ci sono voluti tre anni di indagini per smontare le finte accuse. Messa alle strette, lei stessa dichiarò di avere inventato tutto in preda a una delusione amorosa. Il 16 gennaio scorso in una scuola superiore di Copparo (Ferrara) un professore è stato aggredito con un pugno dal patrigno di una ragazza sgridata in classe. Un paio di settimane fa a Modena, un insegnante è stato preso a male parole da due studenti fino a quando ha accusato un malore: aveva invitato i ragazzi a spegnere una sigaretta accesa nella scuola.

Le ritorsioni violente dei genitori bussano anche alla porta di casa. È quanto ha denunciato l’insegnante di una scuola media a Casavatore (Napoli). Il docente avrebbe rimproverato alcuni studenti di prima media mettendo poi una nota disciplinare sul registro. Nel pomeriggio, però, qualcuno ha suonato al citofono di casa spacciandosi per un conoscente, chiedendogli di scendere. Giù al portone, cinque uomini l’hanno massacrato di botte. Talvolta sono le mamme ad alzare le mani. È successo a una maestra elementare di Pomigliano in ottobre, «colpevole» di un «eccesso di severità» nei riguardi dei figli turbolenti. L’insegnante è stata portata al pronto soccorso, con prognosi di cinque giorni e busto ortopedico. Le aggressioni avvengono anche in classe davanti a tutti. Un caso tra i numerosi è quello accaduto lo scorso settembre a Bari, nell’istituto Ettore Majorana. Il docente di diritto ed economia aveva messo una nota a una studentessa indisciplinata. Di lì a poco sono entrati in classe due sconosciuti che hanno picchiato violentemente il professore, mandandolo in ospedale.

In aumento esponenziale sono anche gli atti di vandalismo. A Roma in un anno 60 raid con vandalismi e danni per 300.000 euro. Solo al liceo Mamiani sono stati contati più di 9.000 euro di danni dopo un’occupazione e la preside ha mandato alle famiglie degli occupanti il conto da pagare. «Da anni chiediamo che tutte le scuole siano dotate di sistemi di allarme», commenta Mario Rusconi, a capo dell’Assopresidi di Roma, «e che nelle vicinanze delle scuole ci siano videocamere. Sugli atti vandalici il problema è risalire agli autori: non ci si riesce quasi mai. I danni nella stragrande maggioranza dei casi vengono coperti dai dirigenti con i fondi di istituto».

Nel Bresciano lo scorso settembre una scuola primaria è stata devastata da quattro minorenni, il più grande di 16 anni, che hanno dato fuoco ad armadietti, banchi, cattedre, libri e quaderni, e poi distrutto le lavagne elettroniche e ribaltato altri arredi. Gli insegnanti si difendono come possono e talvolta invece della sospensione adottano altre «punizioni». Come alla scuola media Diotti di Casalmaggiore (Cremona), dove la dirigente scolastica ha deciso di sostituire per 10 giorni le lezioni di educazione fisica con educazione civica, dopo che erano stati imbrattati i muri degli spogliatoi femminili con scritte, insulti e minacce come «ti ammazzo la family». Chissà se lezioni di fair play, correttezza e rispetto delle regole riuscirà a redimere i piccoli vandali.


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