L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è stato condannato in appello a tre anni di carcere, di cui uno ai domiciliari, nell’ambito del processo nato dalle intercettazioni tra l’ex inquilino dell’Eliseo e il suo storico avvocato Thierry Herzog. Per i giudici, Sarkozy è colpevole di «corruzione» e «traffico di influenze». Subito dopo la pubblicazione della sentenza d’appello, i legali dell’ex capo dello Stato transalpino hanno annunciato che presenteranno un ricorso in Cassazione. «Nicolas Sarkozy è innocente per i fatti che gli sono contestati», ha dichiarato la sua legale Jacqueline Laffont aggiungendo: «Andremo fino alla fine dell’iter giudiziario». Oltre a Sarkozy sono stati condannati in appello, l’avvocato Herzog e un terzo co-imputato, Gilbert Azibert, già procuratore generale presso la Corte di Cassazione di Parigi.
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto il predecessore di Emmanuel Macron è complessa e lambisce altre procedure giudiziarie. Per comprendere la correlazione con altre inchieste è necessario tornare al 2007, anno dell’elezione Nicolas Sarkozy alla presidenza francese. Da più di dieci anni gli inquirenti transalpini indagano su un presunto finanziamento libico della campagna che ha portato Sarkozy all’Eliseo. L’ex presidente francese ha sempre negato ogni addebito relativo a questa vicenda. In un comunicato del 10 maggio scorso, la Procura Nazionale Finanziaria (Pnf) ha chiesto che Sarkozy venga processato «occultamento di depistaggio di fondi, corruzione passiva, associazione a delinquere, nell’intento di commettere un’infrazione punita con 10 anni di carcere». La Pnf ha chiesto che vengano processati anche alcuni altri ex ministri dell’epoca Sarkozy, che hanno fatto parte dei governi guidati da François Fillon. Si tratta di Claude Guéant e Brice Hortefeux, già ministri dell’interno e di Eric Woerth, ex titolare del bilancio e della funzione pubblica e attuale deputato del partito di Macron, Renaissance. Inoltre, i giudici della Procura Nazionale Finanziaria vorrebbero che fossero processati l’uomo d’affari franco-libanese Ziad Takiedine, l’ex alto funzionario, Thierry Gaubert e un presunto intermediario, Alexandre Djouhri.
L’affaire relativo al presunto finanziamento della campagna presidenziale del 2007, proveniente da Tripoli, è un passaggio importante sul percorso che ha portato alla condanna in appello di Sarkozy resa nota ieri. In effetti, nel 2013, gli inquirenti francesi che indagavano sul sospetto finanziamento libico hanno disposto delle intercettazioni sulle due linee telefoniche intestate all’ex presidente francese. Successivamente, l’inchiesta ha portato alla scoperta di una terza linea facente capo a Sarkozy ma intestata ad un certo Paul Bismuth, un ex compagno di liceo dell’avvocato Thierry Herzog. Proprio il legale e Sarkozy utilizzavano questa linea quando dovevano parlare di Gilbert Azibert che, come detto, ha ricoperto l’incarico di procuratore generale della Corte di Cassazione francese. Per l’accusa , questo peso massimo della giustizia transalpina avrebbe favorito segretamente Sarkozy, quando quest’ultimo aveva presentato un ricorso relativo ad un altro caso giudziario, quello legato alle presunte donazioni fatte da Lilian Bettencourt a vari politici di destra tra cui Sarkozy. In merito a questa vicenda l’ex presidente è stato scagionato. Ma i giudici che avevano disposto le intercettazioni tra Sakrozy e Herzog si sono interessati al fatto che Azibert avrebbe chiesto il sostegno dell’ex capo dello Stato per ottenere un incarico onorario nel Principato di Monaco. Incarico che Azibert non ha mai ottenuto. Inoltre, già durante il processo di primo grado, le intercettazioni erano state oggetto di critiche perché sembravano essere un’invasione di campo della magistratura nel rapporto che c’è tra un avvocato e il proprio cliente.
Nonostante Nicolas Sarkozy sia il primo ex presidente della V Repubblica francese ad essere condannato ad una pena carceraria, non finirà in prigione. Questo perché la legge d’Oltralpe prevede delle concessioni per le pene inferiori a due o a un anno. Questo significa che l’ex capo di Stato potrebbe al massimo essere obbligato ad indossare un braccialetto elettronico per un anno. In ogni caso la condanna rimarrà sospesa fino alla sentenza della Cassazione. Secondo i media francesi, questa potrebbe arrivare tra circa un anno. Nel frattempo però Sarkozy tornerà di nuovo in tribunale in autunno, per il processo in appello relativo al caso Bygmalion, che riguarda le spese di campagna elettorale delle presidenziali 2012.
Nicolas Sarkozy rimane quindi presunto innocente. Ma queste vicende giudiziarie hanno fatto sbiadire il ricordo dell’ «uomo forte» di Parigi che era uno dei principali sostenitori dell’attacco alla Libia di Muammar Gheddafi. Questi processi non riescono invece a far dimenticare l’atteggiamento da primo della classe di Sarkozy quando, nel 2011, scambiava sorrisi complici con Angela Merkel e ironizzava sulla fiducia da accordare a Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >