Per il fondo sanità servono 2 miliardi. Colpa del pasticcio Gentiloni sui contratti

C’è un capitolo della manovra finora rimasto in sordina. Adesso è pronto a esplodere e riguarda il comparto sanità. Ieri, come ha riportato il Messaggero, le Regioni hanno chiesto 1 miliardo di euro aggiuntivo da destinare al servizio sanitario nazionale.

Stando all’intesa con il precedente governo, il fondo, con un miliardo in più, dovrebbe salire a 114,4 miliardi di euro nel 2019. Per i governatori però la cifra non è sufficiente. Infatti sostengono che la dote minima per la prossima manovra dovrebbe essere di 2 miliardi: il primo per pagare gli aumenti dell’ultimo contratto nazionale per il settore, l’altro, appunto, per finanziare la spesa per i farmaci sperimentali: gli antineoplastici che in ambito oncologico si stanno mostrando meno tossici delle chemio, l’edaravone che può rallentare moderatamente la degenerazione motoria nei malati di Sla. «Anche se», ha dichiarato ieri al quotidiano romano Enrico Coscioni, delegato dal governatore campano Vincenzo De Luca, «queste risorse finiamo ormai per utilizzarle per tutte le cure più complesse».

Il governo Gentiloni, pochi giorni prima della tornata elettorale, ha chiuso una lunga e complessa trattativa riguardante il comparto sanità. Concedendo aumenti di stipendio dopo oltre nove anni di attesa. Il personale sanitario è stato l’ultimo a completare la trattativa. Solo che i fondi complessivi non erano sufficienti a coprire l’intera spesa. Nel silenzio complessivo le Regioni sono state costrette a sfilare circa 800 milioni di euro dal fondo nazionale e destinarli alle buste paga. Di conseguenza i soldi per le cure si sono assottigliati. Nel medesimo contesto, il governo Gentiloni ha pensato bene di mettere a bilancio un aumento di un miliardo per coprire quanto stabilito in sede di aumento salariale. Ovviamente questi soldi non ci sono e adesso la grana è nelle mani del ministro Giovanni Tria e della collega Giulia Grillo.

La titolare della Sanità tal proposito ieri ha ribadito: «Vogliamo riportare la meritocrazia nella sanità e mettere in cantiere riforme strutturali che riportino il servizio sanitario nazionale ad un livello superiore. Dopo 30 anni di immobilismo e cattive riforme, non è facile, ma ci stiamo mettendo tutto l’impegno possibile e presto si vedranno i primi risultati. Alla sanità non bisogna tagliare fondi, ma i dirigenti nominati dalla politica, è nel contratto e lo faremo». L’obiettivo è racimolare risorse. Ma immaginare che avvenga in breve tempo è impossibile. Gli aumenti di stipendio sono (giustamente) irreversibili. Ne va dunque della ricerca o peggio delle cure già risicate.

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