- Cattolica rifiuta di equiparare la malattia che uccise i medici all’infortunio sul lavoro. Cause in vista dai parenti delle vittime.
- Dati essenziali per valutare l’efficacia dei preparati, ma l’azienda invoca la riservatezza.
Lo speciale contiene due articoli.
Sono molte le questioni legate alla pandemia Covid ancora irrisolte. Una tra tutte risulta essere il nodo assicurativo, e più nel dettaglio il risarcimento che le compagnie del settore dovrebbero fornire ai medici morti a causa del virus.
La questione però risulta essere più complicata di quanto si possa pensare, anche perché entrano in gioco i tecnicismi legati al mondo assicurativo, quale la differenza tra infortunio e malattia e l’eventuale collegamento della morte come conseguenza di un infortunio professionale/extraprofessionale o alla malattia. Nel caso specifico, Cattolica Assicurazioni, diventata a luglio una divisione di Generali Italia guidata da Giancarlo Fancel, non intende pagare gli indennizzi dei dottori dipendenti del Servizio sanitario nazionale (Ssn) deceduti durante la pandemia.
I familiari dei 383 camici bianchi morti scomparsi starebbero premendo sulla compagnia assicurativa per vedersi riconosciuto l’indennizzo, minacciando in caso contrario di fare causa. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, lo scontro tra le parti verterebbe sull’estensione del concetto di infortunio sul lavoro e l’assimilazione di questo a quello di morte improvvisa, inaspettata e imprevedibile, da agente infettivo. I famigliari dei medici deceduti stanno infatti sollecitando la compagnia assicurativa ad adottare, per i risarcimenti, l’interpretazione fornita dall’Inail per quanto riguarda il Covid. Nel dettaglio, l’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, nella circolare numero 13 del 3 aprile 2020, ha chiarito alcuni aspetti concernenti la tutela assicurativa nei casi accertati di infezione da nuovo coronavirus, avvenuti in occasione di lavoro. «Secondo l’indirizzo vigente in materia di trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie, l’Inail tutela tali affezioni morbose, inquadrandole, per l’aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro: in questi casi, infatti, la causa virulenta è equiparata a quella violenta», si legge dal testo della circolare che aggiunge anche come, «in tale ambito delle affezioni morbose, inquadrate come infortuni sul lavoro, sono ricondotti anche i casi di infezione da nuovo Coronavirus occorsi a qualsiasi soggetto assicurato dall’Istituto. […] Nell’attuale situazione pandemica, l’ambito della tutela riguarda innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, aggravato fino a diventare specifico».
Interpretazione che però Cattolica assicurazioni non intende applicare. Molto probabilmente la compagnia, nel negare l’indennizzo ai parenti dei camici bianchi morti durante la il Covid, si rifà alla sentenza del 20 giugno 2023, con cui la Corte di appello di Torino ha affrontato una controversia relativa alla riconducibilità dell’infezione da Covid all’infortunio sul lavoro, previsto dal contratto di assicurazione e il relativo indennizzo spettante alla morte dell’assicurato. Nel caso in esame, il giudice era partito dal fatto che quando si stipula una polizza infortuni privata, l’oggetto della garanzia viene liberamente determinato tra le parti in questione (concetto di autonomia negoziale riconosciuto dal Codice civile). Le parti avevano deciso di distinguere tra infortunio e malattia e di legare l’evento di morte a un conseguente infortunio e non alla malattia. Nel farlo, avevano anche definito l’infortunio come un evento dovuto a una causa fortuita, violenta ed esterna che causa lesioni fisiche.
Stando alla definizione, si è però andati a escludere il concetto di Covid e più in generale della morte conseguente a infezioni virali, visto che questa non si può configurare come un evento dovuto a una causa violenta. Altro elemento evidenziato dal giudice è che nel caso di infezione da Covid, non si può risalire con precisione al luogo e al momento del contagio (nell’incidente sul lavoro il tutto è invece individuabile). Inoltre, la lesione non è immediatamente riscontrabile, dato che è preceduta da un periodo di incubazione che può variare a secondo del ceppo del virus che si contrae. Il riconoscimento dell’indennizzo si gioca dunque su sottigliezze e dettagli, tipici dei contratti assicurativi, che possono far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei parenti dei medici o della compagnia assicurativa. La questione rimane dunque ancora aperta, in attesa di ulteriori risvolti. L’unica certezza è che Cattolica assicurazioni in tempi non sospetti, nel 2017, aveva vinto la gara pubblica per la stipula delle polizze Rc infortuni indetta dall’Enpam, la cassa previdenziale dei medici. Difficile dunque andare a quantificare il rischio finanziario di questa vicenda, anche perché non risulta essere ancora chiaro il numero delle famiglie che potrebbero intraprendere le vie legali. Considerando che il tetto per gli indennizzi a seguito di morte da infortunio è di 100.000 euro, il rischio potenziale per la compagnia si aggira intorno ai 38 milioni di euro.
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