Fritte, impanate, con fonduta o al tartufo. Sono state a lungo demonizzate. Invece hanno molte virtù: per esempio ripuliscono il sangue dai grassi. Per l’Università di Sidney si può arrivare anche a dodici a settimana.
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«Ovumne prius exiterit an gallina?», ossia «È nato prima l’uovo o la gallina?», si chiedeva Ambrogio Teodosio Macrobio nei Saturnalia circa 1580 anni fa. È un paradosso molto noto, basato sulla considerazione che la gallina nasca, sì, dall’uovo, ma l’uovo origini ovvero sia deposto dalla gallina e – quindi – come la mettiamo? La religione cattolica risponde indirettamente che nasce prima la gallina: nella Bibbia, la Genesi dice che Dio creò gli uccelli il quinto giorno. Invece la scienza afferma che sia nato prima l’uovo: siccome gli uccelli derivano da un ceppo dei rettili e i rettili si riproducono tramite le uova, l’uovo (l’uovo in generale) precede la gallina. La risposta più popolare e squisitamente alimentare al quesito è che non conta chi sia nato prima tra uovo e gallina: noi mangiamo entrambi, a volte perfino insieme, per esempio nel delizioso primo piatto chiamato stracciatella (di uova cotta nel brodo di gallina) o in qualunque minestra di pasta all’uovo cotta nello stesso brodo.
L’uovo di gallina è un alimento fondamentale della nutrizione umana. Nella piramide alimentare contemporanea stanzia insieme a carne, pesce, formaggi e legumi come fonte di proteine. L’uovo fornisce proteine complete di alta qualità, al pari del latte, tutti gli aminoacidi essenziali, e importanti quantità di numerose vitamine e sali minerali (infatti le uova sono consigliate anche in gravidanza, naturalmente cotte, mai crude). Un uovo medio pesa tra i 55 e i 65 grammi e apporta circa 8 grammi di proteine. Inoltre, vitamine come A, B1, B2, D, E e sali minerali come ferro, calcio, zinco, sodio, potassio e fosforo.
Le uova sono state a lungo demonizzate per via dei grassi che contengono. Ma un uovo apporta più grassi insaturi che saturi. Inoltre, rispetto a tutte le altre uova commestibili – come quelle di oca, di anatra, di tacchino e di quaglia – l’uovo di gallina è quello meno grasso. L’accusato, in particolare, è il tuorlo, tanto che è prassi di alcuni preparare frittate bianche utilizzando solo l’albume (che è venduto anche in confezioni simili a quelle del latte nei supermercati). Si tratta di un’alternativa alla saporita frittata classica di uova intere che, in fondo, a livello di gusto (così delicato rispetto alla ricetta originale), presenta una sua validità. Ma rinunciare al tuorlo o persino a tutto l’uovo per quell’eccesso di salutismo che sfocia nell’ortoressia, è sbagliato.
Addentriamoci meglio nella questione «grassi dell’uovo». Un tuorlo pesa poco meno di 20 grammi, rappresenta circa un terzo dell’intero alimento (un uovo medio pesa tra i 55 e i 65 grammi). Metà del tuorlo è acqua, il resto contiene grassi (25%), proteine (16%) e carboidrati (3,6%). I grassi sono così ripartiti: grassi saturi, quelli che – riassumendo – in eccesso fanno male alla salute (10%); grassi insaturi, i cosiddetti grassi buoni (16%, suddivisi in 4% di polinsaturi e 12% di monoinsaturi); colesterolo (1%). Il colesterolo ammonta a circa 200 mg. Il fabbisogno giornaliero di colesterolo è di 300 mg, quindi un solo uovo è sufficiente a coprirlo quasi per intero.
Da ciò deriva la deduzione errata che le uova vadano evitate o mangiate con estrema parsimonia anche in caso di normale colesterolemia del sangue, onde evitare di determinarne un eventuale aumento con l’alimentazione. La questione, però, è più complessa, assai interessante ed emblematica della criminalizzazione degli alimenti basata su considerazioni di superficie.
Innanzitutto, la produzione colesterolemica dell’organismo umano è più autonoma che determinata dalla dieta alimentare. Il tuorlo, poi, è ricco di lecitina (dal punto di vista chimico è un fosfogliceride in cui l’acido fosfatidico è esterificato con la colina). La lecitina, altresì costituita per circa il 60% da acido linoleico, insieme con i grassi polinsaturi, funziona come una sorta di «spazzina» dei grassi potenzialmente pericolosi per la salute. La sua azione è quella di operare un trasporto inverso del colesterolo dal sangue al fegato. La lecitina, insomma, pulisce il sangue dal colesterolo. Suddividiamo infatti il colesterolo in buono (l’Hdl, quello che dal sangue va verso il fegato e che la lecitina stimola) e cattivo (quel colesterolo Ldl che invece si accumula nel sangue e determina prima ipercolesterolemia, poi patologie cardiovascolari).
Mangiare uova, quindi, comporta l’assunzione di colesterolo, sì, ma anche degli agenti che lo portano via: perché lecitina e grassi polinsaturi sono veri e propri antagonisti del colesterolo. Un corretto equilibrio di lecitina, acidi biliari e colesterolo nel liquido biliare, poi, evita la formazione di calcoli biliari. Occorre certamente fare un po’ di attenzione nel caso in cui si soffra di colecistite, calcolosi biliare ed ipercolesterolemia, ma anche in questi casi l’uovo non va bannato dalla tavola, soltanto assunto con minore frequenza settimanale. Il consumo moderato non è più considerato negativo nemmeno per le malattie cardiovascolari.
Ed è questa una novità degli ultimi anni. Se le indicazioni dietologiche prescrivevano la perfetta assunzione settimanale di uova di un individuo sano nel numero di quattro (ma le opinioni erano contrastanti) un recente studio della Medical School dell’Università di Sidney ha addirittura affermato che si possono mangiare fino a dodici uova a settimana senza ingrassare, né incorrere in patologie cardiovascolari.
La ricerca ha esaminato il tasso di colesterolemia, di glicemia e la pressione arteriosa e non sono state registrate modifiche rilevanti nel gruppo di «cavie» che consumavano dodici uova a settimana. Cioè due uova al giorno per sei giorni e un solo uovo per un giorno. Ciò sembra confermare la fine della guerra alle uova.
E anche un curioso dato empirico ma non scientifico sembra confermare «l’assoluzione» dell’uovo: la supercentenaria Emma Morano, morta nell’aprile 2017 all’età di centodiciassette anni, mangiava ben tre uova al giorno. Sono ventuno a settimana, ben diciassette di più delle canoniche quattro. Se ci pensiamo, in effetti, sono milioni e milioni gli inglesi e americani che, nella prima colazione, mangiano ogni giorno due uova strapazzate o addirittura fritte.
Tuttavia, non siamo macchine che devono scegliere il cibo solo in base alla chimica. Soprattutto se si ha un corpo in buona salute, ciò che in primo luogo dobbiamo considerare è il gusto. E l’uovo ha un sapore e una consistenza che lo rendono decisamente poliedrico in cucina, parimenti goloso sia in preparazioni salate che dolci, sia come ingrediente tra tanti che unico.
Nella cucina italiana, per esempio, la pasta all’uovo senza uovo non esisterebbe. Avremmo solo la pasta di acqua e farina, più delicata, meno nerboruta sui rebbi della forchetta e tra i denti, soprattutto condita con il ragù alla bolognese. Sempre in tema di pasta, non avremmo la pasta alla carbonara, nella quale l’uovo sbattuto è fondamentale. Non avremmo poi la crema pasticcera né la variante senza farina che è la crema inglese. Non avremmo la crème brûlée, che è una crema inglese cotta, né la crema catalana, che è una crème brûlée ma cotta a bagnomaria in forno anziché sul fornello, esattamente come la creme caramel, che rispetto alle altre due non viene caramellata in superficie: lo zucchero si mette negli stampini prima della stessa crema, si fonde in cottura e compare in superficie perché il creme caramel va sformato e ribaltato.
Non avremmo, poi, il tiramisù, la cui crema al mascarpone non sarebbe la stessa senza le uova. Non solo la tradizione costituisce un grande monumento all’uovo, anche la cucina gourmet lo esalta non poco. Una ricetta talmente iconica da essere diventata storica è il tuorlo d’uovo marinato con fonduta di parmigiano dello chef Carlo Cracco. Il tuorlo viene marinato per quindici giorni in sale e zucchero e la consistenza finale ricorda in parte la bottarga, perché può essere anche grattugiato, in parte la preparazione cinese dell’Uovo dei Cent’anni, anche detto Uovo Centenario (peidan o pidan in cinese). Si tratta di un uovo, solitamente di anatra, che viene fatto fermentare intero per cento giorni in una soluzione di acqua, sale, carbone e ossido di calcio che consuma il guscio e trasforma l’albume bianco in marrone e il tuorlo giallo in verde scuro (in Italia ne è vietata l’importazione).
Molto interessante è anche l’Uovo Degusto dell’omonimo ristorante di San Bonifacio, ideato dallo chef Matteo Grandi: si tratta di un gustoso uovo sodo impanato e fritto. Bello e buono anche l’uovo poché con oro al tartufo e patate all’olio dello chef Marco Stabile.
Nell’ambito della produzione gourmet, impossibile non ricordare l’uovo di Paolo Parisi, il più amato dagli chef, un uovo di gallina livornese allevata a terra e nutrita con cereali e latte di capra (l’uovo ha un leggero sentore di mandorla).
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