Il coronavirus scende al Sud. Ed è una bomba
  • Le criticità di una sanità da scenario di guerra come quella meridionale. L’allarme del governatore campano Vincenzo De Luca: «Fate funzionare il cervello, riducete a zero le relazioni sociali». Ma c’è chi organizza party e chi si vanta di aver violato la zona rossa.
  • Da Napoli la speranza di un farmaco che riduce le complicanze polmonari. Efficace in due pazienti trattati con terapia utilizzata nella cura dell’artrite reumatoide.

Lo speciale comprende due articoli.

Il Coronavirus ha preso l’ascensore. E sta calando al Sud con tutto il carico di incertezze, criticità (e fatalità) che una sanità da scenario di guerra, come quella meridionale, implica. Sarà per questo che i governatori dell’Italia di sotto si sono arrabbiati con i corregionali che sabato notte, complice la diffusione della bozza del nuovo decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, hanno preso d’assalto l’intercity Milano-Napoli. Potenziali «bombe virali» a orologeria che si sono andate a posizionare, pronte a esplodere, nelle case di nonne, mamme e fidanzate.

Evidentemente, molti governatori del Sud hanno cambiato idea, dopo aver parlato nei giorni scorsi di «clima immotivato di psicosi e di tensione» o di iniziative proibizioniste «oltre la ragionevole necessità».

Prima di arrivare a destinazione, però, la fermata obbligata di Covid-19 è nella Capitale dove appena ieri è morto un uomo di 81 anni, di Campobasso, ricoverato allo Spallanzani, struttura che già cura 65 pazienti infetti. Quattro medici e tre specializzandi del Policlinico Umberto I sono invece risultati positivi al tampone, e sono stati posti in isolamento domiciliare. In totale, nelle sei Asl di Roma ci sono 2155 «sorvegliati» a fronte di 52 contagiati. A Latina ce ne sono 38, a Frosinone 11, a Viterbo 1 e a Rieti altri tre. Controlli a vasto raggio, e non solo sanitari. Sempre ieri il titolare di uno stabilimento di Fregene è stato denunciato per inosservanza delle misure di prevenzione previste dal decreto.

Si diceva, però, delle Regioni. Il governatore campano, Vincenzo De Luca (Pd), lo stesso che il 24 febbraio scorso sosteneva «come si fa a pensare nella situazione attuale che qualcuno possa uscire dalla zona del contagio per tornare in Campania?» ,ha fatto la faccia feroce e in un video ha attaccato frontalmente questo esodo al contrario. «Con l’arrivo di centinaia di persone non tutte controllate dal nord Italia, andremo in difficoltà, il lavoro di prevenzione capillare diventa difficile». Ha spiegato che «se hai 100 persone contagiate puoi contattare 1000 persone che hanno avuto contatti con loro, ma se aumentano il lavoro diventa difficile e quindi per marzo ci aspettiamo un picco di contagi in Campania». Da qui l’invito a far «funzionare il cervello» per ridurre «quasi a zero le relazioni sociali». I numeri iniziano a diventare particolarmente critici a questa latitudine. Ci sono 120 casi positivi, quasi tutti asintomatici, e 1318 soggetti in isolamento domiciliare. Tre i decessi, l’ultimo dei quali appena ventiquattr’ore fa nell’ospedale di Nola: una donna di 84 anni, che non aveva avuto alcun contatto con potenziali contagiati provenienti dal Nord, già sofferente di malattie respiratorie. È risultato invece positivo un magistrato civile del Tribunale. Blitz mirati, inoltre, da parte delle forze dell’ordine che, tra Ercolano e Pozzuoli, hanno denunciato otto commercianti che nei loro locali avevano organizzato super affollati party per la festa della donna. Il decreto anti assembramento del Governo ha impedito pure i funerali pubblici di Ugo Russo, il quindicenne ucciso da un carabiniere durante un tentativo di rapina.

In Sicilia situazione ancor più grave: sono circa 10.000 i rientri dal Nord. Due giovani studentesse sono state denunciate dalla polizia per aver pubblicato un video, davanti ai locali della movida ad Agrigento in cui annunciavano di aver violato la «zona rossa». I posti in terapia intensiva sono 456 di cui solo 346 operativi e 110 da attivare. I contagiati, ad oggi, sono 59 con 19 ricoverati così suddivisi: sette a Palermo, cinque a Catania, due a Messina, uno a Caltanissetta, tre ad Agrigento e uno a Enna. Mentre 35 sono in isolamento domiciliare. Le diocesi hanno bloccato funerali, battesimi e matrimoni.

In Calabria, appena ieri, si sono registrati due nuovi contagi, uno dei quali è un dipendente dell’istituto clinico Raffaele De Blasi, a Reggio, da 10 giorni assente dal lavoro. Mentre ben 60 medici di base di Cosenza, che gestiscono un bacino di 70.000 cittadini, sono in quarantena precauzionale. A Vibo Valentia sono state denunciate nonna e nipote che, al posto di osservare la quarantena obbligatoria, dopo il viaggio di ritorno se ne sono andate a festeggiare al ristorante. Per il presidente dell’Ordine medici di Cosenza, Eugenio Corcioni, che ha scritto un’allarmata lettera al ministro della Salute, la Calabria è impreparata ad affrontare l’epidemia.

Sul fronte pugliese, oltre all’emergenza carceri, ci sono criticità anche nel settore giudiziario. Il Tribunale di Brindisi ha deciso di rinviare tutte le cause civili e i processi penali mentre otto consiglieri regionali hanno chiesto al governo nazionale «misure severissime, prima che sia troppo tardi» per arginare il contagio provocato dal coronavirus estendendo la zona rossa anche al Sud. La sanità, intanto, si prepara all’onda d’urto che dovrebbe arrivare dopo il rientro di 2.545 pugliesi dal Nord Italia: sono stati predisposti 300 posti letto di terapia intensiva e 195 malattie infettive. In caso di necessità, ha fatto sapere il governatore Michele Emiliano, verranno riaperte alcune strutture disattivate, (San Pietro Vernotico e Terlizzi).

Da registrare, un ventunenne di Martina Franca è stato denunciato per un video fake su Covid-19. Scherzano col fuoco, e non se ne rendono conto.


Da non perdere

Salute

Un teenager su quattro ha provato droghe

La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia del 2026, presentata ieri mattina in una conferenza stampa dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, racconta uno spaccato complesso, che va ben oltre quello dell’uso…

M5s pretende che Arcuri possa mentire sul covid
Salute

M5s pretende che Arcuri possa mentire sul covid

I pentastellati chiedono che l’ex plenipotenziario di Conte durante il Covid venga audito in commissione «senza alcun vincolo di testimonianza veritiera». Non bastavano lo scudo erariale e i controlli anticorruzione aggirati: arriva pure la licenza di dire bugie.

Conte punto sul vivo vuole querelare tutti
Salute

Conte punto sul vivo vuole querelare tutti

Tirato in ballo da quanto emerge in commissione Covid, Giuseppi ora minaccia. Il capogruppo di Fdi al Senato, Malan, tira dritto: «Muro di silenzio sulle maxi commesse ai suoi ex colleghi». Montaruli rincara: «Si faccia audire». Ma le opposizioni: «Lisei lasci».