- Il prof Alberto Donzelli contesta il report dell’Aifa: «Con il volume di segnalazioni giunte al sistema Usa, avremmo decine di migliaia di ricoverati». Solo che, da noi, il 40% degli eventi gravi è liquidato come «indeterminato».
- Col trucco ci rifilano la quarta dose. Nicola Magrini «prenota» la prossima iniezione: «Sarà solo un richiamo annuale». Gaffe sull’Africa: «Non hanno vaccini gratis». Intanto hanno raggiunto l’immunità di gregge.
Lo speciale comprende due articoli.
Risulta difficile sentirsi rassicurati, perché le segnalazioni di eventi avversi gravi post vaccino Covid sono state 19.055, il 16,2%. L’Aifa esultava, due giorni fa, dichiarando che «il beneficio», di questi farmaci «è ampiamente superiore al rischio», ma se ci pensate bene, sono davvero poche anche le segnalazioni complessivamente arrivate in un anno.
Il rapporto presentato mercoledì mattina ne conteggia 117.920, ovvero 109 su 100.000 dosi somministrate. Non fanno il calcolo sul numero di persone che hanno ricevuto il vaccino per due o tre volte e questa è già una bizzarria, ma soffermiamoci ad analizzare questo dato. Poco più di 100.000 «segnali» che qualche cosa potrebbe essere andata storta, su quasi 49 milioni di italiani vaccinati, significa che c’è chi non osserva, non raccoglie elementi, non invita a mandare informazioni sullo stato di salute che risulta compromesso, affinché si determini una possibile correlazione.
Se calcoliamo che il 94,8% circa delle segnalazioni è di tipo spontaneo, lo ammette la stessa Agenzia del farmaco, mentre gli studi di farmacovigilanza attiva registrano appena il 5% delle reazioni avverse, vuol dire che medici di base, farmacisti, responsabili dei centri vaccinali non si accorgono quasi di nulla. O sottovalutano, o invitano il cittadino a non preoccuparsi «tanto passa o non è un problema correlabile all’inoculo», o proprio sono disattenti.
Non si spiegherebbe, altrimenti, come mai il programma di sorveglianza attiva V-Safe che negli Stati Uniti consente di monitorare eventuali effetti avversi, con anche un follow up telefonico, al 28 ottobre segnalò 68.600 reazioni ogni 100.000 dopo la prima dose e 71.700 dopo la seconda. «Quindi il report Aifa sottostima di 640 volte le reazioni avverse», commenta Alberto Donzelli, specialista in igiene e medicina preventiva, componente della Commissione medico scientifica indipendente (Cmsi) che da mesi chiede un confronto con il Cts del ministero della Salute, per trovare soluzioni in grado di farci uscire dalla pandemia salvaguardando la nostra salute. Aggiunge: «Se consideriamo solo i ricoveri conseguenti alle reazioni gravi, proiettati sulla popolazione italiana sarebbero circa 14.000 dopo la prima dose di Pfizer e di Moderna, 18.000 dopo la seconda. E mancherebbe il conteggio delle ospedalizzazioni dopo il booster». Invece di gioire, bisognerebbe interrogarsi seriamente sul perché le segnalazioni siano così poche, e perché il nesso di causalità sia risultato correlabile alla vaccinazione nel 35,9% di tutte le gravi (valutate solo nell’83% di quelle pervenute), indeterminato nel 37,7%. Come abbiamo evidenziato, quasi un 40% di eventi avversi che hanno causato ospedalizzazione, ricorso al pronto soccorso, pericolo immediato di vita, invalidità, anomalie congenite, decesso o «altra condizione clinicamente rilevante» finiscono non riconosciuti, classificati come «indeterminati» e quindi mai saranno indennizzati perché c’è poca letteratura scientifica a riguardo, secondo quanto ha spiegato l’esperto dell’Aifa, Pasquale Marchione. Di queste gravi conseguenze, chi dovranno ringraziare gli italiani?
Il patologo Paolo Bellavite lo scorso anno aveva scritto all’Aifa spiegando di aver dimostrato «come sia facile che si verifichino errori nella valutazione del nesso di causa utilizzando l’algoritmo Oms e, soprattutto, se esiste un’interazione con una patologia sottostante, interazione che nelle malattie infiammatorie e del sistema immunitario non sono l’eccezione, quanto piuttosto la regola». Osservazioni cadute nel nulla. Nel report annuale poche righe sono dedicate ai tassi di segnalazione per eventi avversi nei confronti dei più piccoli. Viene spiegato che si tratta di 28 ogni 100.000 dosi somministrate nella fascia 5-16 anni, quindi non esattamente nella classe anagrafica che per ultima ha ricevuto il vaccino in ordine di tempo. I bimbi tra i 5 e gli 11 anni hanno cominciato a essere immunizzati dallo scorso 15 dicembre, il rapporto Aifa considera segnalazioni solo al 26 dicembre, quindi non si può affermare che per i più piccoli «il tasso risulta inferiore rispetto a quello riscontrato nella popolazione generale, 109 eventi ogni 100.000 dosi», come ha sostenuto Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico. Pure Fabrizio Pregliasco getta acqua sul fuoco: «Il rischio di miocardite è maggiore nella malattia». Peccato che al vaccino, idealmente, dovrebbero sottoporsi tutti, mentre qualcuno scamperà il contagio: ha senso paragonare vaccino e Covid?
Peraltro, i dati su come stanno reagendo i bimbi dopo la vaccinazione anti Covid ancora non ci sono e andrebbe detto con chiarezza. «I vaccini non fanno andare bambini e ragazzi in ospedale, ma evitano che ci finiscano», asseriva invece ieri il primario di pediatria dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, Alberto Villani. Alla Stampa ha dichiarato: «Mi chiedo come sia possibile allarmarsi per pericoli inesistenti». Aspettiamo di vedere pubblicate le reazioni avverse che sono state segnalate da metà dicembre, sperando che l’Aifa non le renda note a inizio estate mentre nel frattempo migliaia di piccoli avranno dovuto porgere il braccino per un farmaco, i cui trial si concluderanno nell’estate del 2023.
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