«Sala e i giudici hanno provato a rovinarmi la vita, ma ho vinto io»
Beppe Sala e Antonio Barbato (Ansa)
Antonio Barbato, l’ex comandante dei vigili di Milano assolto in appello dall’accusa di frode: «Cacciato dal sindaco senza motivo».

«Hanno provato a zittirmi, distruggermi e rovinarmi, hanno persino messo in dubbio l’integrità del Giffoni Film Festival, un’istituzione che gode dell’alto patrocinio del presidente della Repubblica. Hanno provato anche a lasciarmi sul lastrico. Ma l’assoluzione di oggi mi rende finalmente giustizia dopo 6 anni di accuse infamanti. E adesso è giunto il momento di raccontare come sono andate davvero le cose». Antonio Barbato, ex comandante della polizia locale di Milano, difeso dall’avvocato Massimiliano Annetta, è stato assolto ieri dalla Corte d’appello a Milano perché il fatto non sussiste, dopo che in primo grado era stato condannato a 3 anni e nove mesi in primo grado con le accuse di falso ideologico e frode in pubbliche forniture in una storia di filmati non prodotti per la sicurezza stradale. «Quando sono stato condannato, quelli che avevano fatto le indagini hanno festeggiato e brindato. Adesso brindo io» chiosa Barbato. Ora la vicenda può dirsi finita per sempre. Non ci sarà con tutta probabilità un terzo grado di giudizio. Anche perché la palla passa alla procura generale che aveva già chiesto di stralciare la posizione di Barbato. Ma questo, a dire il vero, è solo uno degli ultimi torti che l’ex comandante dei vigili ha dovuto subire in questi anni. Dal 2017, infatti, la sua vita è stata letteralmente rovinata. Prima i giornali lo hanno accusato di aver avuto dei presunti contatti con la malavita organizzata, un’accusa del tutto infondata anche perché non è mai stato indagato e perché in quella vicenda era un semplice testimone, anche perché comandante dei vigili urbani. Quindi, sull’onda di queste polemiche, è stato messo alla porta quello stesso anno dal ruolo di comandante della locale, su ordine del sindaco Beppe Sala che era stato il primo a dubitare dell’integrità di Barbato, anche con alcune dichiarazioni pubbliche. A prendere il suo posto arrivò Marco Ciacci, ex responsabile della sezione di polizia giudiziaria in procura, tra le altre cose protagonista, insieme con l’ex pm Ilda Boccassini, delle indagini su Silvio Berlusconi nel procedimento Ruby, una vicenda durata 12 anni e terminata in un nulla di fatto con l’assoluzione di tutti gli imputati perché il fatto non sussiste. Correva l’anno 2017 e caso vuole che in quei mesi anche Sala si ritrovava ad avere a che fare con la procura milanese, per un’indagine sulla piastra dei servizi di Expo 2015, finita poi in prescrizione.

In questi anni Barbato si è sempre professato innocente. «Non sono mai stato difeso da palazzo Marino » dice alla Verità. «Nel 2017 sono stato messo alla porta senza una giustificazione. Avrebbero potuto almeno spiegarmi quello che stava succedendo. C’era l’esigenza di nominare Ciacci? Con il sindaco non ci sentiamo ormai da più di 2 anni. Sala ha persino incaricato un avvocato perché il comune si costituisse parte civile contro me. Hanno perso su tutta la linea». Non solo. L’ex comandante, nel frattempo, ha sempre fatto sentire la sua voce. Soprattutto nel 2020, quando fu condannata a 9 mesi (dopo patteggiamento) la figlia di Ilda Boccassini e Alberto Nobili per omicidio stradale. Quella vicenda, risalente a una sera d’ottobre del 2018 (e terminata tra le polemiche del figlio della vittima che denunciò come non fosse stato fatto l’alcol test alla ragazza), ha portato anche a un’indagine della procura di Brescia su Boccassini, Nobili e lo stesso Ciacci, dopo un esposto dello stesso Barbato all’Anac. Tutti e 3 sono stati archiviati. Ma, caso vuole, che pochi mesi dopo l’uscita della notizia, sempre nel 2020 era stata recapitata una lettera anonima al capo del personale del comune di Milano Valerio Iossa. Dentro era riportata una storia risalente al 2015, su alcune presunte irregolarità intorno alla campagna nazionale sulla sicurezza stradale portata avanti dalla polizia locale con testimonial del mondo dello spettacolo come Andrea Bocelli, lo scrittore Alessandro Baricco, i cantanti Malika Ayane e Max Pezzali. «Mi accusavano di non aver realizzato dei filmati che invece sono stati fatti» ricorda Barbato alla Verità. «Bastava andare a controllare in una delle 3 sedi formative della polizia locale e si sarebbero risparmiati 3 anni di indagini che non hanno portato a nulla». Secondo Barbato la stessa attività di indagine era viziata. Perchè «bastava che affidassero gli accertamenti ai Carabinieri, alla Guardia di finanza o alla polizia. Invece così non è successo. Il capo del personale del comune di Milano, invece che portare la lettera anonima in procura, ha deciso di consegnarla subito nelle mani di Ciacci, il comandante che mi aveva sostituito». L’inchiesta, portata avanti da Cristiana Roveda, si chiude in primo grado con una condanna a 3 anni e 9 mesi. «Una sentenza assolutamente incomprensibile, smentita da quella di oggi. Ora aspettiamo le motivazioni dell’assoluzione» aggiunge ancora Barbato. Del resto, l’ex comandante fu anche inspiegabilmente intercettato in quei mesi. «Durante il procedimento ho scoperto che il mio cellulare era stato messo sotto controllo, per un fatto e un presunto reato avvenuto più di 5 anni prima… Volevano solo sapere cosa stavo facendo. Infatti, tra le intercettazioni che hanno riportato nelle trascrizioni, e che sono riuscito a ottenere con grandi difficoltà ci sono solamente alcune chiamate di me con la trasmissione Le Iene e qualche battuta con i miei amici». Proprio la puntata delle Iene uscita il 2 aprile del 2021 ha creato un altro fronte giudiziario, perché palazzo Marino ha deciso di querelare la trasmissione e il sindaco ha chiesto i danni con una causa civile. «È evidente che hanno voluto colpirmi, ma non ce l’hanno fatta» conclude l’ex comandante.

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