Altre sfilate di Non una di meno, altro diluvio di retorica e di frasi preconfezionate. Ieri, per la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, la gran parte dei media ha riportato esattamente quel che ci si aspettava. Qualche attacco alle destre machiste e a Donald Trump, le opinioni del solito Vip straniero su Giorgia Meloni che è donna ma non fa bene alle donne (stavolta a dirlo è stata la regista Margarethe Von Trotta, sai che originalità), e ovviamente le tirate sul patriarcato assassino. Purtroppo, in questa alluvione di già detto, i contenuti davvero stimolanti sono passati in secondo piano, talvolta sono stati adeguatamente nascosti. Ad esempio la bellissima intervista che Monica Ricci Sargentini ha realizzato con Reem Alsalem, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze. Una lunga conversazione ricca di spunti che il Corriere della Sera non ha pubblicato sulla edizione cartacea ma solo online, chissà come mai. Forse perché Alsalem fa dichiarazioni che escono dal perimetro di ciò che dalle nostre parti viene considerato accettabile.
La signora, intendiamoci, è estremamente moderata e tempera le affermazioni come previsto dal suo ruolo. Parla persino di patriarcato (cosa che ci lascia molto perplessi, ma vabbè) e di sicuro non è assimilabile a chissà quale corrente destrorsa. Tuttavia ha accuratamente evitato la retorica sui maschi occidentali cattivi da rieducare e si è concentrata su alcuni problemi molto concreti che, a suo dire, danneggiano le donne quanto i maschi. Ha duramente stigmatizzato il dilagare della pornografia, ad esempio, e ha contestato quanti vorrebbero normalizzare la prostituzione rendendola un lavoro come un altro. Ma soprattutto, cosa sommamente scandalosa dalle nostre parti, ha contestato l’utero in affitto e l’attivismo trans. Come abbiamo avuto occasione di scrivere, se esistono in Occidente forme di possesso del corpo femminile da parte degli uomini, sono esattamente queste: la medicalizzazione e manipolazione propagandata dall’attivismo gender e la commercializzazione della maternità.
Alsalem considera la gestazione per altri un esempio di «mercificazione della donna da un punto di vista riproduttivo e sessuale». Spiega di avere «inviato una lettera al governo della Grecia sulla mancanza di garanzie per prevenire lo sfruttamento delle donne, ma anche per garantire il miglior interesse del bambino nella sua legge sulla maternità surrogata. Ho intenzione, in futuro, di concentrarmi su questo». E pur non potendo commentare nel dettaglio la legge italiana che ha reso l’utero in affitto reato universale dichiara: «Accolgo con favore gli sforzi degli Stati che si battono contro lo sfruttamento».
Anche sulla questione trans non si è tirata indietro, soprattutto quando c’è stato da commentare il caso di Imane Khelif. «Sono stata chiara su questo. Il responsabile di ciò che è successo alle Olimpiadi di Parigi è il Comitato olimpico», ha detto. «Il Cio deve proteggere gli sport femminili limitando l’accesso alle donne. Non ci si può basare sul passaporto perché si sa che un certo numero di Paesi metteranno l’identità di genere della persona che può non corrispondere con il sesso biologico. Spero che il Cio abbia imparato la lezione da quello che è successo a Parigi e dal fatto che le giocatrici sono state messe in pericolo ed esposte ad attacchi. I test sul sesso erano stati scoraggiati negli anni Ottanta perché erano invasivi e usati solo su certi gruppi di persone ma oggi sono economici ed efficienti oltre a essere assolutamente necessari per determinare il sesso biologico di un partecipante. È quello che chiedono le atlete e noi dobbiamo ascoltarle». Difficile essere più chiari.
Viene da chiedersi come mai di questi temi nel dibattito mainstream non si discuta mai. La prostituzione, ad esempio, non è sfruttamento del corpo femminile? Eppure il neofemminismo ne propaganda lo sdoganamento. Invece di scornarsi su un patriarcato inesistente, sarebbe più utile interrogarsi su fenomeni sempre meno marginali come l’esibizionismo online. A È sempre Cartabianca su Rete 4, ad esempio, Bianca Berlinguer da settimane dà meritoriamente la parola a ragazze giovanissime che hanno scelto di fare le «sex worker» (termine orribile) su Onlyfans. Attirate dalla prospettiva di facili guadagni, queste malcapitate iniziano a spogliarsi nella propria cameretta salvo poi firmare contratti con agenzie di promozione che da un lato fanno lievitare gli incassi, dall’altro le spingono ad andare sempre oltre, persino a imbarcarsi in tour in cui offrono prestazioni in presenza ad alcuni fan. Poiché questa forma di sfruttamento fa comodo, però, le grandi intellettuali da prima pagina e le attiviste la trascurano, la riducono a pruriginosa curiosità o addirittura la approvano. Così come fingono di non vedere i problemi causati da retaggi culturali che definire irrispettosi della donna è un eufemismo. Reem Alsalem anche su questo – pur con estremo garbo e molta diplomazia – non si sottrae al confronto. Inorridisce per il trattamento che i talebani riservano al sesso femminile, propone di incriminarli «per aver violato i propri obblighi nei confronti delle proprie donne ai sensi del diritto internazionale» e sostiene che «dobbiamo rendere più difficile per l’Afghanistan normalizzare questo tipo di esclusione, repressione e discriminazione nei campi culturali. Per esempio non far partecipare alle competizioni internazionali le squadre sportive maschili dell’Afghanistan, in qualsiasi disciplina, finché alle donne non sarà permesso di partecipare agli sport». Anche di questo tipo di discriminazioni su base religiosa è molto difficile sentir parlare dalle femministe presunte radicali. Fra loro prevalgono la correttezza politica e una forma deleteria di relativismo culturale disposta a tollerare le peggiori oppressioni.
Contro la violenza e l’oppressione ai danni delle donne si potrebbe fare molto di più, ma il fatto è che non si vuole. Blaterare di patriarcato, dopo tutto, è molto facile, consente di alimentare il conflitto con i maschi invece di risolverlo (cosa che al sistema vigente fa molto comodo) e non va a intaccare gli interessi di quanti prosperano sullo sfruttamento dei corpi. Sfidare la mistificazione imperante è molto più complicato. E chi lo fa il più delle volte è lasciato solo, ignorato o insultato. Anche se si tratta di una donna.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >