Nel 2014 Matteo Renzi si comprò il voto di alcuni milioni di italiani con 80 euro. Nel 2020 Giuseppe Conte prova a comprarsi quelli degli elettori di Emilia Romagna e Calabria con lo stesso sistema. Questa volta il bonus è la promessa del governo di tagliare il cuneo fiscale, mettendo nelle tasche dei lavoratori qualche soldo in più.
La decisione è stata presa l’altra sera in tutta fretta, a soli tre giorni da elezioni che possono cambiare il volto non solo della roccaforte rossa che in 75 anni nessuno è mai riuscito a espugnare, ma anche del governo del Paese. Perché è chiaro che se domenica la Lega e il centrodestra dovessero sconfiggere il Pd, per Giuseppe Conte e il suo quadripartito (ma presto, con le dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico del movimento 5 stelle potremmo ritrovarci, come ai bei tempi, con un pentapartito) la vita si farebbe più complicata. Per il Partito democratico e il suo segretario, Nicola Zingaretti, una sconfitta in Emilia Romagna equivarrebbe a un colpo al cuore, roba da tramortire anche un comunista duro e puro o uno pronto a tutto come Matteo Renzi, figuratevi un pappamolla tipo il governatore del Lazio.
No, per quanto a sinistra siano attaccati alla poltrona e nonostante uno scioglimento anticipato della legislatura rappresenterebbe per molti grillini una vera e propria tragedia, la maggioranza difficilmente supererebbe indenne la batosta. Perdere l’Emilia scatenerebbe uno psicodramma interno al Partito democratico, con una caccia ai colpevoli che durerebbe mesi. Senza dire che chi sperava di sostituire prossimamente Zingaretti con Stefano Bonaccini, dopo la botta rimarrebbe senza candidato.
Sì, insomma, passi perdere la Calabria, dove in fondo fino a ieri c’era un tipo molto discusso e molto indagato come Mario Oliverio e dove prima c’era stato anche un «nero» come Giuseppe Scopelliti. Ma perdere l’Emilia Romagna no: cedere la poltrona di governatore a Lucia Borgonzoni, e cioè all’odiato Matteo Salvini, nonostante quel po’ po’ di movimento delle sardine, sarebbe la fine di ogni aspirazione. Di Conte, del Pd e pure delle acciughe, che già si sentivano pronte a guizzare nel mare della politica e invece, prima ancora di cominciare, si dimostrerebbero dei pesci lessi.
Dunque, per evitare tutto ciò, vai con la musica, cioè con i soldi, come ai tempi del vecchio Achille Lauro, quello che distribuiva le scarpe prima del voto. In questo caso le calzature sono le mance inserite in busta paga. Invece di partire per la consueta passerella estera, a Davos, il premier ha convocato un Consiglio dei ministri e ha varato il taglio del cuneo, nella speranza che emiliani e calabresi siano grati. In pratica un aumento del bonus Renzi che i 5 stelle avevano promesso di abolire. Vedremo quanto la misura dell’ultimo minuto sposterà gli equilibri elettorali e se davvero ci sarà chi si farà gabbare dalla promessa di un po’ di soldi in più. Soprattutto scopriremo presto se lo specchietto per le allodole funziona ancora. Ciò che gli italiani però devono sapere prima di prendere la loro decisione è che l’annunciato provvedimento del governo Conte non è un diamante. Non alludiamo al valore, che già sappiamo essere scarso, ma alla durata. Il taglio del cuneo infatti non è per sempre, ma sperimentale, vale a dire per sei mesi. Giusto il tempo di votare in Emilia. Poi tutto torna come prima, anche le tasse. Fregature comprese.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >