Per Madrid i crimini sono israeliani
Yolanda Diaz (Ansa)
Yolanda Diaz, vicepremier e leader di Sumar, da tempo pro jihadisti, accusa di atrocità Gerusalemme. La comunità ebraica: «È antisemitismo». Anthony Blinken ringrazia il Qatar.

Mentre il primo ministro socialista spagnolo, Pedro Sánchez, ha condannato «gli attacchi terroristici contro Israele, che nulla può giustificare», i suoi partner della sinistra radicale (Podemos, Sumar), con cui sta cercando di rinnovare la sua coalizione di governo, hanno espresso il loro sostegno ai palestinesi e ad Hamas. «Oggi e sempre con la Palestina», ha scritto il deputato Tesh Sidi (Movimiento Sumar) su X. La portavoce di Podemos, Isa Serra, e il segretario generale del Partito comunista spagnolo e deputato di Sumar, Enrique Santiago, hanno preso parte a una manifestazione a sostegno della Palestina. «I popoli occupati hanno il legittimo diritto di difendersi», ha affermato Santiago, che si è anche rifiutato di definire Hamas un’organizzazione terroristica.

Più grave è la posizione del vicepremier e ministro del Lavoro ad interim spagnolo, Yolanda Diaz, che ha affermato che «Israele nella Striscia di Gaza sta commettendo crimini di guerra». Diaz, che è il leader della piattaforma politica Sumar, ha stretto un’alleanza con il leader socialista Sánchez per il rinnovo di un governo di sinistra, domenica ha partecipato alla manifestazione che si è tenuta a Madrid a favore del popolo palestinese e della pace a cui hanno partecipato circa 35.000 persone. Diaz ha chiesto un «cessate il fuoco immediato». La Federazione delle comunità ebraiche di Spagna, l’organizzazione che riunisce la maggioranza delle comunità e delle organizzazioni ebraiche del Paese, ha affermato che le dichiarazioni rilasciate dalla Diaz, nonché dal ministro dei Diritti sociali e segretario di Podemos, Ione Belarra, sono «costitutive dell’antisemitismo». Vero che Sánchez è solidale con Israele, tuttavia, come ha fatto notare il presidente della Federazione delle comunità ebraiche di Spagna, Isaac Benzaquén, citato dai media spagnoli, «purtroppo una parte del governo ha una posizione completamente diversa».

Di come Sánchez abbia imbarcato anche Sumar, che altro non è che una coalizione di 20 partiti politici, tutti di estrema sinistra, lo ha scritto Paolo Del Debbio lo scorso 25 ottobre sulla Verità. Le posizioni pro Hamas degli esponenti politici spagnoli che vorrebbero governare (sempre ammesso che ci riusciranno a formare un governo), non può che essere un cattivo segnale per tutta l’Ue visto che dal primo luglio 2023 è il turno della Spagna alla presidenza del Consiglio dell’Unione europea.

Un clima quello in Spagna, che preoccupa l’intelligence degli Stati Uniti e dei principali Paesi europei che hanno registrato un impressionante evoluzione del jihadismo nel Paese. In particolare c’è la situazione nella comunità autonoma della Catalogna, che secondo un recente report è ormai uno dei più importanti centri logistici e di reclutamento del jihadismo in Europa. A El Mundo , una fonte dell’intelligence spagnola ha affermato che la Catalogna è diventata il terzo centro più importante e preoccupante d’Europa, dopo le aree a rischio del Belgio e della Francia. Il timore delle agenzie d’intelligence è che Hamas o Hezbollah possano realizzare un attacco in Europa, così come c’è il timore che qualcuno raccolga gli inviti dello Stato islamico (l’ultimo lo scorso 28 ottobre sulla rivista ufficiale Al Naba) a «uccidere gli ebrei».

Sul fronte diplomatico, la situazione a Gaza è stata al centro del colloquio tra il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, e il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Il portavoce Matthew Miller ha precisato che Blinken «ha ribadito il ringraziamento al governo del Qatar per il suo lavoro per assicurare l’uscita dei cittadini americani e degli stranieri da Gaza, il rilascio degli ostaggi trattenuti da Hamas, compresi due cittadini americani», oltre a essere impegnato per evitare un allargamento del conflitto. Affermazioni quelle di Blinken che arrivano dopo che il giornale israeliano Haaretz, in un editoriale, ha accusato a giusta ragione il Qatar «di avere sangue israeliano sulle mani», oltre «a non essere un mediatore onesto per gli ostaggi». Sul Wall Street Journal, l’ambasciatore del Qatar negli Stati Uniti, Meshal bin Hamad Al Thani, ha rivendicato il ruolo di «honest broker» del suo Paese, contestando le accuse di aver rafforzato Hamas. «Gli Usa stanno facendo il possibile per assicurarsi che i civili a Gaza siano protetti», ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Matthew Miller, «il presidente Joe Biden ha detto molto chiaramente a Israele che ci aspettiamo che operino nel rispetto del diritto internazionale.

Il re Abdallah di Giordania durante l’incontro avuto con Philip Lazzarini, capo dell’Agenzia palestinese di soccorso ai rifugiati (Unrwa), ha affermato: «La guerra a Gaza dev’essere fermata». In un tweet, l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, ha affermato: «Le condizioni sul terreno stanno peggiorando, la violenza sta aumentando anche in Cisgiordania. Sebbene Israele abbia il diritto di difendersi, il diritto internazionale umanitario che regola le ostilità dev’essere rispettato». A fargli eco la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola: «La situazione a Gaza è orribile».

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