Usano la scienza come un manganello e si stupiscono se nessuno si fida più
Giorgio Parisi (Ansa)
Giorgio Parisi è allarmato dal calo di fiducia negli esperti e incolpa i social, la tv e la crisi globale. Tutti tranne che i veri responsabili: gli esperti stessi, che da anni insultano, pontificano e si contraddicono senza accettare critiche.

Ci voleva in effetti un vincitore del Nobel per accorgersi di una sconvolgente verità: gli italiani non hanno più fiducia nella scienza. Giorgio Parisi lo ha scoperto di recente – anche se pare che qualche avvisaglia l’avesse avuta già in precedenza – e ha inteso condividerlo con i lettori del Guardian e della Stampa.

Lo studioso racconta di aver ricevuto, via social, contestazioni dopo aver accettato di girare uno spot per promuovere la somministrazione della quarta dose di anti Covid.

«Questi episodi mi hanno fatto toccare con mano e in prima persona un fenomeno a me sempre più familiare: il dissolversi della fiducia nella scienza», dice Parisi. «È quasi paradossale: la nostra società dipende sempre più dalle tecnologie avanzate, sviluppate a partire dalle scoperte scientifiche, ma la gente è sempre più diffidente nei confronti degli scienziati». Ma pensa. E come sarà accaduto che la popolazione abbia perso fiducia negli scienziati?

«Come interpretare tutto ciò?», si domanda il Nobel. E si dà una risposta: «Ci sono molti fattori di cui tenere conto. Spesso penso all’importanza sempre più circoscritta che ha acquisito la parola stampata nel corso degli ultimi decenni, a vantaggio delle forme di comunicazione visiva e iper-coincisa dei media, dalla televisione a TikTok. I dibattiti televisivi richiedono tempi di reazione molto stretti, laddove gli scienziati erano soliti studiare in modo approfondito le varie questioni e parlarne soltanto dopo aver riflettuto a lungo. Oltre a ciò, si giudica una performance visiva di successo quella nella quale non soltanto si espone una questione correttamente, ma si suscita anche la simpatia degli spettatori. E questo non sempre risulta facile agli scienziati». Ah, dunque il problema è la televisione, con i suoi spazi ristretti, che non consente agli scienziati di esprimere tutta la loro simpatia. Poveri, se li avessero lasciati parlare di più, magari senza contraddittorio, sicuramente sarebbero stati adorati da tutti. La diagnosi però non è finita. «Forse, però, le difficoltà di oggi hanno origini più profonde», ammette Parisi. «Stiamo entrando in un periodo di pessimismo riguardo al futuro radicato in crisi di varia natura: quella economica, quella correlata al clima, quella dell’esaurimento delle risorse. Molti Paesi stanno vivendo disuguaglianze sempre più gravi, insidie e guerre». Già, il futuro non è più quello di una volta: è triste e nero.

E le persone sono arrabbiate. Per questo, sembra sostenere il premio Nobel, il popolo ha in antipatia gli studiosi percepiti come privilegiati. «In parole povere», afferma, «si crede che gli scienziati facciano parte dell’élite e, pertanto, non siano meritevoli di fiducia». Secondo Parisi, tale perdita di affezione nei confronti degli esperti può avere conseguenze terribili. «Purtroppo, questa mancanza di fiducia può avere effetti disastrosi: se i cittadini non si fidano della scienza, non saremo in grado di contrastare il riscaldamento globale, le malattie infettive, la povertà, la fame e il depauperamento delle risorse naturali. Come ripristinare e incoraggiare dunque la fiducia nella scienza? È indispensabile un grande sforzo coordinato, che sarà possibile soltanto se si comprenderà appieno la drammatica natura del problema».

Ecco, a proposito della drammatica natura del problema ci sarebbero un paio di cose da dire. Se il popolo ha perso fiducia negli scienziati non è per colpa della tv, dei social, della modernità o della semplice sfiga. È, perdonate, colpa degli scienziati. O meglio di alcuni di loro. In video hanno avuto tutto lo spazio che volevano e lo hanno usato per mentire, mistificare, esibire superiorità, discriminare. Sui social hanno dato peggio di sé, insultando il pubblico, invitando a trattare i non vaccinati come sorci, dilettandosi in previsioni e vaticini ripetutamente smentiti. Gli scienziati si sono proposti come salvatori, come leader religiosi, hanno preteso di non essere criticati e contraddetti, di non essere messi alla prova. Hanno tradito il mandato e le conseguenze le pagano tutti, poiché la scienza è in realtà una meravigliosa realtà umana ancora coltivata da tanti coraggiosi con abnegazione e determinazione. Peccato che questi coraggiosi vengano oscurati dai colleghi arroganti od ostacolati dai giri di denaro che regolano l’ambiente della ricerca.

Parisi cerca le cause di un disastro, ma non le trova e alimenta il danno. Continua a presentare la scienza come una sorta di rimedio a ogni problema, una specie di Moloch che può affrontare e risolvere ogni questione. La scienza, dice il Nobel, ci può indicare la via da seguire su tutto: sul clima, la povertà, la salute. In questo atteggiamento messianico e in queste pretese smisurate ci siamo già imbattuti e abbiamo visto il risultato. Finché gli scienziati pretenderanno di essere gli unici depositari della verità e di essere in grado di regolare le sorti del mondo; finché saranno lusingati dalla politica e si faranno compromettere; finché continueranno a confondere la fede cieca con il sacrosanto dubbio razionale, la popolazione continuerà a percepirli per quello che sono diventati: intolleranti e imbonitori. Medici, curate voi stessi. Poi eventualmente ne riparliamo.

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