- Il ministro dell’Istruzione interviene sul caso Lodi: «Troppe strumentalizzazioni». E spiega: «In aula non si faccia politica».
- Alessandro Manzoni sfruttato per attaccare i no euro, Ugo Foscolo paragonato ai sessantottini: i testi didattici sono pieni di bestialità. Scriveteci per indicarci altri casi clamorosi.
- Il libro racconta che la tolleranza fu «una delle migliori qualità» dell’impero islamico. E aggiunge che «ad accogliere ci guadagniamo tutti», come dimostra l’esempio del bravissimo Domenico Lucano.
Lo speciale contiene tre articoli.
Marco Bussetti, responsabile dell’Istruzione, è un ministro appartato. Non ama le frasi a effetto e gli annunci roboanti, non compare spesso sui giornali o in televisione. Ma, commentando con La Verità alcune questioni di stringente attualità, non si tira indietro e usa parole piuttosto decise.
Le vicende della politica negli ultimi giorni hanno toccato da vicino il mondo della scuola. Partiamo dal caso di Lodi. Il sindaco ha ricevuto attacchi pesanti per aver ribadito un principio di equità. Lei che idea si è fatto di questa storia?
«Quello di Lodi è un fatto locale che è stato trasformato in un caso nazionale e messo al centro di una sterile polemica. La scuola non deve essere coinvolta in strumentalizzazioni e battaglie tra fazioni. Perché è una delle istituzioni più importanti del nostro Stato, forse la principale, e ha il delicato compito di formare i giovani, il futuro del Paese. Dobbiamo averne cura, non manipolarla per interessi di parte. Detto questo, credo sia sempre necessario contemperare i diritti dei bambini e i doveri delle famiglie».
Il problema delle mense va ben oltre Lodi. Riguarda tanti bambini italiani e non che non possono accedere a questi servizi.
«Le mense sono di competenza degli Enti locali ma la questione non ci lascia indifferenti. Garantire questo tipo di servizio consente agli istituti di rimanere aperti il pomeriggio, di offrire tempo pieno, di dare la possibilità agli studenti di praticare uno sport a scuola, di imparare una lingua straniera o di suonare uno strumento musicale. Sappiamo che molte realtà, soprattutto nel Sud del Paese, ne sono sprovviste: è un problema di cui la politica deve farsi carico. Avere mense funzionanti vuol dire sostenere le famiglie, favorire l’occupazione dei genitori, dare più opportunità di crescita ai giovani, combattere la povertà educativa e fenomeni preoccupanti. Dobbiamo attivarci e fare sistema con senso di identità e appartenenza, soprattutto con gli Enti locali».
Cambiamo leggermente argomento. La scorsa settimana abbiamo raccontato di un libro di testo delle superiori in cui si utilizzavano alcuni passaggi dei promessi sposi per criticare le posizioni euroscettiche. Oggi segnaliamo un libro delle medie in cui si fa l’elogio del sindaco di Riace. Non pensa che si stia esagerando?
«Le ideologie devono rimanere fuori dalla scuola, che non deve essere intaccata dalla propaganda. Tra i banchi in classe non si deve “fare politica” ma si deve insegnare a esercitare il pensiero con spirito critico. Sono due cose ben diverse. Intendiamoci: è giusto sensibilizzare i giovani sui grandi temi di attualità come l’inclusione, le sfide dell’innovazione, il rispetto dell’ambiente, l’educazione alla legalità, tutte questioni che riguardano direttamente ogni cittadino. Il nostro sistema di istruzione è una finestra sul mondo e dobbiamo mantenerla aperta. Altra cosa è indottrinare gli studenti, derogando dal ruolo di insegnante e trasferendo ai ragazzi le proprie idee politiche. Pensare di piegare i grandi classici della nostra letteratura – come Leopardi, Manzoni e Foscolo – a una precisa posizione di parte, strumentalizzando le loro opere, è sbagliato. I docenti hanno libertà di insegnamento. È un bene preziosissimo, una conquista che va onorata con saggezza ed equilibrio».
E allora come si può affrontare il problema dei libri di testo politicamente schierati? Non invochiamo di certo la censura o i roghi di libri, ma un maggior controllo forse sarebbe necessario, non crede?
«Ho grande fiducia nel lavoro delle scuole, dei dirigenti e dei docenti. E ritengo che un controllo da Roma, qualsiasi intervento “ispettivo” dal centro, sia impensabile. E oltretutto inutile. Penso invece che tutti gli attori in campo – dirigenti, docenti, famiglie – debbano sempre ispirarsi ai principi di responsabilità ed equilibrio. A scuola i giovani devono crescere è formarsi con spirito critico che consenta loro di affrontare il proprio futuro con la voglia di superare gli ostacoli. È questo ciò di cui avranno bisogno lungo il corso della loro esistenza».
Nei giorni scorsi abbiamo raccontato anche storie di alunni di scuole elementari e medie portati a incontrare richiedenti asilo. Scuole in cui si organizzano «feste dell’accoglienza» e altre attività piuttosto schierate a livello ideologico. Non pensa che anche questo genere di attività andrebbe limitato?
«La scuola favorisce naturalmente l’inclusione. È un luogo in cui dobbiamo garantire una formazione di qualità a tutti gli studenti. È l’ambiente in cui i nostri bambini e ragazzi imparano il rispetto degli altri e delle loro idee. Dobbiamo trattare questo tema in maniera seria, senza forzature. Dobbiamo tutelare i diritti dei nostri ragazzi. Quello allo studio è fondamentale. Per loro e per il Paese intero».
Francesco Borgonovo
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