Finalmente. Dopo aver traccheggiato sull’atomo mentre i privati investono miliardi, ieri, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha fatto il primo passo concreto e ha lanciato la Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (Pnns).
La piattaforma punta a definire «in tempi certi un percorso finalizzato alla possibile ripresa dell’utilizzo dell’energia nucleare in Italia e alle opportunità di crescita della filiera industriale nazionale già operante nel settore», ha sottolineato il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica in una nota in occasione della prima riunione della Pnns che si è svolta ieri. Sempre ieri in un’intervista a Repubblica Pichetto Fratin ha sottolineato l’obiettivo finale che è ambizioso: «Sdoganare il tema del nucleare a livello nazionale». Una missione da portare avanti con prudenza e dopo aver ottenuto un’adeguata copertura politica: prima dell’estate i partiti della maggioranza, con Azione e Italia Viva, hanno approvato alla Camera due mozioni che impegnano il governo a valutare l’opportunità di inserire nel mix energetico nazionale anche il nucleare.
All’incontro sulla nuova piattaforma, presieduto dallo stesso ministro, hanno partecipato i principali enti pubblici di ricerca, esponenti del mondo delle università, di associazioni scientifiche, di soggetti pubblici operanti nella sicurezza nucleare, nonché di imprese che hanno già in essere programmi di investimento nel settore, nella produzione di componenti e impianti e nelle applicazioni mediche. La piattaforma sarà coordinata dal Mase con il supporto di Enea e Rse (Ricerca sul Sistema Energetico) e verrà articolata in gruppi tematici. I risultati del lavoro della piattaforma saranno la base per valutare l’elaborazione e l’adozione da parte dell’Italia di una strategia nazionale per il nucleare sostenibile.
La tabella di marcia è serrata. Le proposte per un percorso finalizzato alla possibile ripresa dell’utilizzo dell’energia nucleare in Italia andranno elaborate entro sei mesi. Entro sette mesi va infatti redatto un documento completo della roadmap per poi arrivare all’elaborazione delle linee guida con azioni, risorse, investimenti e tempi entro nove mesi. Sono questi i tempi indicati dal ministero dell’Ambiente al termine della riunione di ieri.
La proposta che il ministero ha trasmesso alla commissione europea già indica che le tecnologie nucleari di nuova generazione occuperanno un ruolo importante nella transizione energetica verso un’economia a basse emissioni di gas serra. «L’obiettivo prioritario sarà quello di sviluppare nell’arco di alcuni mesi delle linee guida e una roadmap, con un orizzonte al 2030 e al 2050, per seguire e coordinare gli sviluppi delle nuove tecnologie nucleari nel medio e lungo termine, con una particolare attenzione agli small modular reactor e ai reattori di quarta generazione e comprendere le possibili ricadute di queste tecnologie in termini di sicurezza e costi-benefici del sistema», ha spiegato il ministro dell’Ambiente. Gli Smr sono reattori modulari di dimensione ridotta che producono comunque rifiuti radioattivi a lunga vita. Gli Amr, invece, utilizzano metalli liquidi come refrigeranti che minimizzano i rifiuti a lunga vita prodotti.
Rispondendo al question time al Senato il ministro ha poi precisato che, in relazione alla tecnologia della fusione, «occorrerà valutare nel lungo termine il supporto che la stessa sarà in grado di dare alle rinnovabili per il raggiungimento dei target previsti nell’aggiornamento al piano nazionale integrato per l’energia e il clima». Non si tratta dunque di proporre il ricorso in Italia alle centrali nucleari di grande taglia della terza generazione, ma di valutare le nuove tecnologie sicure del nucleare innovativo. In arrivo anche un provvedimento che potrebbe sbloccare il deposito nazionale per le scorie radioattive, che nessuno vuole.
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